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Lotti ai pm: “Verdini mi segnalò il giudice per nomina al consiglio di Stato. Amara? Me lo presentò Mantovani dell’Eni”

Luca Lotti conobbe l’avvocato Piero Amara. A presentarglielo fu Massimo Mantovani, all’epoca capo dell’ufficio legale dell’Eni, poi finito indagato nell’inchiesta sul depistaggio dell’inchiesta sulle tangenti pagate in Nigeria. Un depistaggio che per gli investigatori fu ordito dallo stesso Amara. C’è anche questa informazione nel verbale con le dichiarazioni rese dall’ex sottosegretario di Matteo Renzi e procuratore di Messina, Maurizio De Lucia, e al sostituto Antonella Fradà. Il verbale dell’interrogatorio di Lotti è stato pubblicato da Repubblica.

Come ha raccontato Il Fatto Quotidiano l’ex ministro dovrà essere ascoltato giovedì pomeriggio in tribunale come testimone, per spiegare la mail ricevuta da Denis Verdini in cui si suggeriva la nomina al Consiglio di Stato (mai concretizzata) dell’ex giudice amministrativo Giuseppe Mineo. È uno dei filoni del processo sul cosiddetto Sistema Siracusa, in cui Mineo è imputato per corruzione in atti giudiziari e Verdini per finanziamento illecito ai partiti. Secondo l’accusa l’inventore del Patto del Nazareno ha ricevuto circa 300mila euro di finanziamento dallo stesso Amara  come finanziamento al gruppo politico Ala.

“In merito alla nomina di Mineo proveniva dalla compagine politica di Ala e in particolare dal capogruppo Verdini che ne parlò con me. Lo incontravo nelle aule del Senato. Si cominciò a discutere delle nomine tra gennaio e febbraio 2016, la segnalazione mi arrivò anche via mail. Mi riservo di produrre copia di tale mail che dovrebbe avere data 26 aprile. Tale mail, che io ricordi, era inviata da qualcuno a Verdini che la inoltrò a me”, ha detto ai pm Lotti nell’agosto scorso. “Verdini – ha aggiunto – non mi spiegò quali erano le ragioni per cui veniva indicato il nominativo di Mineo. Egli aveva astrattamente i requisiti sulla base del curriculum fornito. Verdini me la propose come necessità di equilibrio in riferimento al gruppo Ala e ai partiti ad esso collegati”.

Ma perché Verdini segnalò a Lotti il nome di Mineo? Per una “valutazione politica”, ha spiegato l’esponente del Pd. “È prassi quando si affrontano nomine governative di valore politico ascoltare le indicazioni fornite dai gruppi. La presidenza del Consiglio ne vaglia aspetti tecnici e politici, preciso che il mio ufficio effettuava valutazioni politiche. In seguito tali indicazioni vengono inoltrate al Consiglio dei ministri che effettua le sue valutazioni”. Poi però Mineo non fu nominato. “In seguito – aggiunge sempre Lotti  – vennero fuori problemi legati ai ritardi nel deposito di sentenze, pertanto ne parlammo con il presidente del Consiglio di Stato e la nomina non si concretizzò”. Quindi l’ex ministro dello Sport spiega come conobbe Amara: “L’ ho conosciuto ad un cocktail o ad una cena di Natale a Roma verso la fine del 2015: mi fu presentato dall’ avvocato Mantovani, capo legale dell’ Eni, insieme ad altre persone.  Mi fu presentato come legale o collaboratore dell’Eni“. Una ricostruzione che adesso Lotti è chiamato a ripetere in aula.

 

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Intercettazioni, ministero convoca il tavolo per la riforma. Sarà allargato a presidente dell’Ordine dei giornalisti

Sarà allargato anche al presidente dell‘Ordine dei giornalisti il tavolo di lavoro per la riforma delle intercettazioni. A convocarlo per venerdì prossimo è stato il ministero della Giustizia, il dicastero dove il tavolo era già stato istituito. Per l’occasione, dunque, i lavori saranno allargati a Carlo Verna, presidente dei giornalisti, e a un rappresentante del Consiglio nazionale forense. All’ordine del giorno la “disciplina della pubblicazione e diffusione delle intercettazioni”.

L’annuncio del premier – Un tema che sta agitando il dibattito politico nei giorni dello scandalo che ha travolto il Consiglio superiore della magistratura. Il tema delle intercettazioni si muoverà parallelamente alla riforma della giustizia. Ieri il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, aveva spiegato che tra politica e magistratura “non è ammissibile ci siano zone di promiscuità, di contiguità. Dobbiamo intervenire, quindi sicuramente lavoreremo con il ministro Bonafede e con i nostri alleati, per articolare una riforma che non deve essere meditata bene. Non possiamo certamente pensare, per reazioni emotive, di intervenire a caldo”. Parlando da Le Bourget, alle porte di Parigi, il premier ha aperto anche ai partiti diversi da quelli di governo per studiare la riforma:  “Per fare questo ben venga l’apporto anche delle opposizioni, ci mancherebbe – aggiunge -. Anzi, intervenendo sulla giustizia in questa direzione, con questi obiettivi, sarebbe bello coinvolgere quante più forze parlamentari è possibile”.

La riforma del governo – La riforma della giustizia targata Lega-M5s dovrebbe vedere la luce entro la fine del 2019. Dall’1 gennaio del 2020, infatti, entrerà in vigore la nuova legge sulla prescrizione, che si stopperà dopo il primo grado di giudizio. Sempre a fine anno, poi, scadrà l’ultima proroga della legge Orlando sulle intercettazioni: capitolo che potrebbe essere nuovo terreno di scontro per le due forze di maggioranza.  Per Matteo Salvini “è indegno leggere intercettazioni senza alcun rilievo penale. Siamo l’unico paese al mondo dove ci sono magistrati che intercettano e arrestano altri magistrati”. Pensiero simile a quello della ministra leghista Giulia Bongiorno , secondo la quale occorrono “sanzioni per chi pubblichi trascrizioni gossip”. “Va pubblicato ciò che ha rilevanza pubblica, e il confine è già tracciato dal diritto. La privacy, per me sacrosanta, è già tutelata dalla legge”, ha detto invece il guardasigilli Alfonso Bonafede. Che sulla nuova legge per il Csm ha anticipato al Fatto Quotidiano: “Io voglio ripristinare l’incompatibilità tra la permanenza nel Csm e gli incarichi direttivi. Chi avrà fatto parte del Consiglio per i cinque anni successivi non potrà andare a dirigere una Procura”.

“Riccardo ha detto di non fare niente” – Sul fronte delle indagini, invece, Repubblica e Corriere riportano nuove intercettazioni in cui è citato direttamente il pg della Cassazione, Riccardo Fuzio. Avrebbe incontrato Luca Palamara, il pm sotto inchiesta, il 27 maggio, e i toni del dialogo tra i due non sarebbero stati di “opportuna distanza”. A citare Fuzio – chiamato con il semplice nome di battesime – era stato il 16 maggio lo stesso Palamara. L’ormai ex consigliere del Csm, Luigi Spina, rivela a Palamara l’avvio della pratica nei suoi confrinti a Palamara. Che chiede: “Riccardo cosa ha detto? “Spina : “Riccardo è all’ estero… mi sono messaggiato“. Palamara : “Ah e tu hai detto a Riccardo… hai detto di non fare niente”. Spina : “Mi sono messaggiato”.  Palamara: “E che ha detto?”. Spina : “Ha detto a te non fa… “digli di non fare niente e quando torno lo chiamo“..questo mi ha scritto”. Palamara : “No io non faccio proprio niente”. Spina : “Riccardo evidentemente… sarà arrivata al consiglio… oggi sarà arrivata pure a lui”. Restano ancora top secret i colloqui tra Fuzio e Palamara. Il pg della Cassazione è il titolare dell’ azione disciplinare e nei giorni scorsi ha firmato gli atti di incolpazione a carico dei consiglieri che si riunivano notte tempo con Palamara, Cosimo Ferri e Luca Lotti per discutere di nomine ai vertici delle procure. È anche componente di diritto del consiglio di presidenza del Csm insieme al vicepresidente David Ermini e al primo presidente di Cassazione Giovanni Mammone.

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Csm, il plenum sostituisce Cartoni in commissione disciplinare: eletta Braggion

Sarà Paola Braggion a sostituire Corrado Caroni nella sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura. Ad eleggerla è stato il plenum di Palazzo dei Marescialli. Braggion è una togana eletta al Csm da esponente di Magistratura Indipendente. È la corrente di destra delle toghe, alla quale appartegono tre consiglieri dei cinque che hanno incontrato il pm Luca Palamara, e deputati del Pd Luca Lotti e Cosimo Ferri. Incontri in cui si progettavano manovre per influire sulla scelta del prossimo procuratore capo di Roma: la stessa procura che ha chiesto il rinvio a giudizio di Lotti per l’inchiesta Consip.

Il plenum di oggi ha anche preso atto delle dimissioni di Cartoni, che si era prima autosospeso a seguito di quanto emerso dall’inchiesta di Perugia. Cartoni è stato ricollocato in ruolo, e tornerà a fare il giudice civile al Tribunale di Roma, dove lavorava prima della sua elezione in Consiglio. Anche Antonio Lepre, un altro dei consiglieri coinvolti dall’inchiesta su Palamara, è stato ricollocato in ruolo e riassegnato alla procura di Paola, dove svolgeva le funzioni di sostituto procuratore. Gli altri consiglieri dimessi sono Luigi Spina e Gianluigi Morlini mentre resta al suo posto, da autosospeso, Paolo Criscuoli.

Adesso il Csm dovrà ufficializzare i subentranti. Nel dettaglio al posto di Cartoni subentra un  giudice di Autonomia e Indipendenza, la corrente che ha tra i fondatori Piercamillo Davigo: si tratta di Ilaria Pepe, seconda dei non eletti alle votazioni dell’anno scorso per il rinnovo del Csm. Anche il posto di Morlini verrà preso da un magistrato di Autonomia indipendenza, Giuseppe Marra, di cui proprio ieri il Csm ha decretato il ritorno nel ruolo della magistratura (era distaccato al Ministero della Giustizia). In questo modo la corrente raddoppierà la sua rappresentanza al Csm. Attualmente oltre allo stesso Davigo c’è solo un altro consigliere di Autonomia e Indipendenza, Sebastiano Ardita. Per i posti di Spina e Lepre, invece, il capo dello Stato Sergio Mattarella in qualità di presidente del Csm ha già indetto l’elezione suppletiva. Per le quattro poltrone riservate ai pm, infatti, si erano candidati in quattro. Il fatto che Mattarella abbia indetto nuove elezioni per ottobre vuol dire che non ci sarà nessuno scioglimento.

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Bus dirottato, la società di trasporto e la scuola media rifiutano di pagare i danni alle famiglie dei ragazzi

No al risarcimento per i danni materiali e morali subiti dai ragazzi cremaschi vittime, lo scorso 20 marzo, del dirottamento dell’autobus sul quale viaggiavano insieme ai propri insegnanti. Le famiglie degli studenti della Media Vailati di Crema si sono appoggiate a diversi studi legali tra Crema e Milano chiedendo un indennizzo ad Autoguidovie, la società che gestisce il trasporto (oltre 1000 dipendenti e un giro d’affari consolidato di 135 milioni di euro, si legge sul sito aziendale), e allo stesso istituto scolastico cittadino. Ma sia la scuola che l’azienda non si assumono alcuna responsabilità in merito. O meglio: quello della scuola non è un esplicito diniego, tuttavia la decisione viene demandata ai livelli scolastici più alti, dal provveditorato in su.

“Alla scuola contestiamo il mancato controllo da parte degli insegnanti, i quali avrebbero dovuto vigilare che tutto quanto sul mezzo di trasporto utilizzato fosse in regola, e non limitarsi a far salire i ragazzi”, spiega a ilfattoquotidiano.it l’avvocato Luca Avaldi, che assiste alcuni dei ragazzi che due mesi fa erano sull’autobus guidato da Osseynou Sy, accusato di strage aggravata da finalità terroristiche, sequestro di persona, incendio e resistenza e traumi da stress e violenza emotiva contro i bambini.

Il ‘no’ di Autoguidovie è esplicito e viene motivato col fatto che la società, afferma l’avvocato, si sente parte lesa e in nessun modo responsabile di quanto accaduto. “Autoguidovie sostiene di essere un soggetto passivo, un soggetto terzo rispetto ai fatti”. Il legale afferma, citando la risposta arrivata dalla società fondata all’inizio del ‘900 a Piacenza: è pacifico che si sia trattato di un atto terroristico, ma i fatti sono oggetto di indagini penali e quindi ancora in fase di accertamento. “Da avvocato – sostiene Avaldi – ritengo che un’indagine penale non faccia assolutamente venire meno un eventuale risarcimento. Non c’è dubbio sul fatto che l’autista abbia commesso un reato, si tratta solamente di stabilire quanti e quali. Inoltre il datore di lavoro, Autoguidovie nella fattispecie, ha la responsabilità di vigilare sull’operato dei suoi dipendenti”.

I danni materiali per cui viene chiesto il risarcimento riguarderebbero tutto ciò che è finito tra le fiamme dell’autobus, mentre quelli morali comprenderebbero lo stress post-traumatico e le ricadute che l’esperienza vissuta potrebbe provocare sullo sviluppo psico-fisico dei bambini. Per il momento, spiega l’avvocato, “il quantum del risarcimento non è ancora stato definito. Ci riserviamo di aspettare fino a quando i ragazzi non dovessero più necessitare di cure mediche”. Ora le famiglie hanno due possibilità: procedere con una causa civile contro Autoguidovie e scuola, oppure costituirsi parte civile, come già ha deciso di fare il Comune di Crema, nel processo penale contro il dirottatore, per il quale i magistrati di Milano sono pronti a chiedere il giudizio immediato.

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Anm, eletto il nuovo presidente: è Luca Poniz di Area. Del caos procure ha detto: “È la notte della magistratura”

È Luca Poniz il nuovo presidente dell’Associazione nazionale di Area. Pm a Milano, già vicepresidente Anm ed esponente di Area, la corrente di sinistra delle toghe succede a Pasquale Grasso, che oggi ha lasciato in polemica l’incarico. L’Associazione nazionale magistrati doveva subito voltare pagina. Giuliano Caputo di Unicost è confermato segretario. Entra in giunta Autonomia e indipendenza, con Cesare Bonamartini come vicesegretario dell’Anm. Le conseguenze dell’inchiesta di Perugia con un velocissimo effetto domino ha portato a sospensioni e dimissioni dei consiglieri del Csm intercettati mentre di discuteva delle nomine dei capi delle procure alla presenza attiva dell’ex sottosegretario Luca Lotti, imputato a Roma. E ha causato anche una vera e propria guerra tra le correnti delle toghe.

Il nuovo presidente Poniz: “Gigantesca questione morale”
“Sono molto onorato. È un grande onore ma anche un grande onere. Sono qui per rappresentare tutti. Bisogna andare fino in fondo alla riflessione politica che ci veda onesti e coraggiosi nel riconoscere che alcune cose non sono andate bene. Serve una grande responsabilità politica” ha detto Poniz. “C’è una gigantesca questione morale all’interno della magistratura. Il fango non interessa tutti noi, io mi sento estraneo come molti di noi, ma c’è stata una degenerazione delle correnti in carrierismo. Il magistrato deve tornare a fare il suo mestiere. Un pensiero di gratitudine ai colleghi di Perugia e a quelli di Roma, a tutti i magistrati che ogni giorno fanno il loro lavoro. È un mestiere di servizio, non di potere. I magistrati sono gli unici a non avere datori di lavoro e non avere padroni. Spero possa continuare ad essere così”.

L’ex presidente Grasso: “Nuova giunta con manuale Cencelli”
Grasso, arrivato al comitato direttivo centrale per rivendicare la sua posizione “sempre corretta e coerente” e chiedere “chiarezza”, è stato costretto a dimettersi perché da parte dei gruppi è mancato il sostegno alla sua proposta di proseguire alla guida del sindacato delle toghe, nonostante la sua presa di distanza da Magistratura indipendente, corrente che aveva abbandonato all’indomani della richiesta ai togati autosospesi del Csm di non lasciare, mentre l’Anm ne aveva sollecitato con forza le dimissioni. “Il mio richiamo al cambio di passo è stato assolutamente inascoltato e come temevo purtroppo” non si “coglierà l’occasione per un cambiamento perché il dire di allontanarsi dalle correnti come gruppi di potere e solo centri di elaborazione culturale è un qualcosa che viene declamato ma assolutamente non praticato in questi attimi” in cui “con una sorta di manuale Cencelli si stanno decidendo, immagino, i nomi e le appartenenze dei singoli che parteciperanno alla nuova giunta” ha detto a Sky Grasso.

La bilancia delle presenze: AeI prende la vicepresidenza
Dopo un lungo dibattito i gruppi hanno discusso per arrivare a una soluzione per il rinnovo della giunta e dei vertici. E tra i nomi più accreditati per la presidenza e per la segreteria c’erano quelli di Giuliano Caputo di Unicost e Poniz di Area. L’uscita di Magistratura indipendente dalla giunta dovrebbe essere un passaggio certo, mentre rimangono dentro Area e Unicost. Restava il nodo della presenza di Autonomia e Indipendenza, che dalla giunta unitaria di era sfilata dopo il primo anno in cui era stato presidente Piercamillo Davigo. Ma oggi invece AeI ha ottenuto la vicepresidenza.

Michele Consiglio, coordinatore di AeI, intervenuto nel dibattito aveva parlato di “mercimonio di uomini e incarichi che da anni ci ammorba e che ha visto in AeI l’unico querelante, e che ora ha mostrato il suo lato grottesco”. E a Unicost, che nella riunione tenuta ieri li ha invitati a non attribuirsi primati etici, si è rivolto dicendo: “Siete come omicidi che si indignano perché vedono qualcuno passare col rosso. Non ce la sentiamo di prendere da voi lezioni di moralità”. Di “notte della magistratura” aveva parlato Poniz, prima dell’elezione, che ha invitato ad andare oltre le rivendicazioni di corrente”. Per Marcello Basilico, sempre di Area, “il tema è il recupero della credibilità dei magistrati per ridare dignità all’Anm”. AeI, ha osservato, ”sbaglia obiettivo: lungi da me difendere le correnti ma sul banco degli imputati ci sono i comitati d’affari nati dalla degenerazione di alcuni gruppi”.  Caputo aveva definito il momento “drammatico. Quello che abbiamo letto nello stillicidio delle intercettazioni è aberrante. Non bisogna guardare al passato, sono schemi che non funzionano”.

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Csm, Unicost fa mea culpa: “Tradimento istituzionale, sì alla riforma ma no al sorteggio”

Parlano di “tradimento istituzionale”, chiedono scusa per le toghe coinvolte nell’inchiesta sulle nomine al Csm. Che chiedono sì di riformare ma senza il sorteggio come ipotizzato in questi giorni. I magistrati di Unicost – la corrente moderata della magistratura che ha visto suoi esponenti, come l’ex presidente dell’Anm Luca Palamara (indagato anche per corruzione a Perugia), e gli ex consiglieri del Csm Luigi Spina e Gianluigi Morlini coinvolti nelle manovre per la scelta dei capi delle procure “ribadisce la necessità di una riforma elettorale dei componenti togati del Csm e si oppone ad ipotesi incostituzionali di selezione dei candidati tramite sorteggio, estraneo ad ogni razionalità democratica”.

Questa posizione è espressa nel documento con il quale Unicost ha concluso l’assemblea dei suoi iscritti svoltasi stamani in Cassazione con la relazione introduttiva del presidente Mariano Sciacca e quella del segretario Enrico Infante. Unicost ha indetto per il 7 e l’8 settembre prossimo l’assemblea nazionale “per interrogarci sulle ragioni profonde di quanto è accaduto, su quali pratiche lo abbiano reso possibile, sulle riforme statutarie e ordinamentali, sulle incompatibilità fra Anm e Csm, sulla questione morale e sul carrierismo in magistratura”. 

“Gli accadimenti delle ultime settimane costituiscono un tradimento istituzionale e un tradimento dei principi del non collateralismo e del pluralismo, valori fondanti di Unità per la Costituzione” e si legge nel documento che ha concluso l’assemblea che “al centro del dibattito associativo, interno al gruppo e all’Anm, vada posta la questione morale quale doverosa riflessione centrale che richiederà comportamenti e decisioni rigorose, coerenti e concrete”. La questione morale, prosegue Unicost, “attraversa il Paese e anche la magistratura italiana, ma quest’ultima, depositaria di un ‘terribile’ potere è consapevole che la sua legittimazione, oltre ad essere scritta nella Costituzione, trova fondamento nella professionalità e nella credibilità davanti ai cittadini italiani”. 

Le toghe di Unicost chiedono scusa perché “ritiene che il coinvolgimento di magistrati di Unità per la Costituzione nelle vicende di queste settimane imponga pubbliche scuse a tutti i magistrati italiani, associati e no, e in particolare a tutti i giovani magistrati italiani e intende avvivare un percorso di rifondazione del gruppo”. C’è poi “un grato riconoscimento al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, custode del governo autonomo della magistratura, e ai consiglieri, laici e togati, fedeli al dettato costituzionale”. Unicost, sottolinea il documento conclusivo dell’assemblea degli iscritti svoltasi stamani in Cassazione, “riafferma con sofferenza, indignazione e rabbia che intende esserci negli uffici, contribuendo al rilancio dell’Associazione nazionale magistrati, fondamentale casa comune per una moderna riflessione sul ruolo del magistrato e per la centralità della giurisdizione per la promozione della democrazia in Italia”. 

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Csm, procura Genova potrebbe acquisire atti di Perugia per intercettazione su procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo

La procura di Genova potrebbe acquisire gli atti dell’inchiesta di Perugia, in particolare le intercettazioni in cui si discuteva del procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo. “È una ipotesi che stiamo valutando – conferma il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi – anche per contestualizzare, eventualmente, l’esposto presentato qui da noi” sui magistrati di Firenze.
A Genova c’è una inchiesta su presunte mancate indagini per i concorsi all’ospedale di Careggi (Firenze). Le Fiamme Gialle avevano acquisito atti e documenti sia a palazzo di giustizia del capoluogo toscano che nella sede dell’ospedale. Cozzi precisa alcuni punti. “Il mio collega (Crezzo ndr) non è indagato. E la denuncia che ci è arrivata da Firenze è precedente ai lavori della commissione del Csm che doveva decidere le nomine”. In pratica, secondo i pm liguri, l’esposto non sarebbe stato fatto per ostacolare la candidatura di Creazzo alla guida della procura di Roma. Ma potrebbe essere stato “usato” successivamente, a corsa aperta. 

Le intercettazioni sono quelle relative al dopocena del 9 maggio scorso in un albergo romano dove l’ex ministro Luca Lotti, l’ex presidente dell’Anm Luca Palamara e cinque consiglieri del Csm parlavano della nomina del capo della procura di Roma, sostenendo il pg di Firenze Marcello Viola a discapito di quello di Palermo Francesco Lo Voi e, appunto, di Creazzo, capo della procura fiorentina. Palamara nelle intercettazioni spiega che un “collega… ha raccolto tutte queste cose in un dossier; tutte le cose che non andavano su questa inchiesta (concorsi in sanità, ndr) e su Creazzo, e su; (inc) e ha fatto l’esposto. Quindi non è proprio; non una cazz…”. “A noi – conclude Cozzi – interessano al momento solo i fatti rappresentati nell’esposto. Stiamo valutando se quanto scritto possa avere una fondatezza. Il resto potrebbe essere valutato successivamente e separatamente”.  

Intanto proprio in seguito alle rivelazioni sul colloquio tra Luca Palamara e Cesare Sirignano nel quale è stato tirato in ballo, il procuratore aggiunto di Napoli Giuseppe Borrelli ha presentato un esposto alla procura di Perugia, allegando anche una registrazione.  “Apprendo con sorpresa e indignazione che mi sono state attribuite affermazioni mai pronunziate e intenzioni mai nutrite – afferma Borrelli, secondo quanto riporta il quotidiano -, nell’ambito di una vicenda alla quale sono completamente estraneo. Da giorni ho provveduto a depositare al procuratore della Repubblica la documentazione comprovante la mia più totale estraneità a quei fatti, per l’inoltro della stessa agli Organi competenti. Ho già dato mandato per tutelare in ogni sede giudiziaria la mia onorabilità di uomo e magistrato”. Borrelli è uno dei venti magistrati che ha presentato domanda per concorrere al posto di procuratore di Perugia, dopo il pensionamento di Luigi De Ficchy

Della nomina per il vertice della procura del capoluogo umbro si parla anche in un’intercettazione riportata da La Nazione. Spiega Cosimo Ferri il 9 maggio nella riunione notturna in albergo: “Se va lo schema Viola poi noi dobbiamo avere il nome per Perugia e poi dobbiamo vedere quando inizia la storia degli aggiunti”. Uomo (non identificato): “Io vorrei fare Roma e magari ci metto Brescia perché dovrebbe essere più semplice Brescia, abbiamo il derby”. Dagli sfoghi – si legge ancora sul quotidiano – emerge anche l’indagine sui presunti concorsi all’ospedale di Perugia pilotati – secondo l’accusa – da esponenti locali del Pd. Palamara infatti è furioso per il fascicolo avviato dalla procura su di lui. E del quale ha saputo proprio tramite Spina dopo la trasmissione degli atti al Csm. Ne parla – è detto ancora nell’articolo – con Luca Lotti: “Perché quello che c… m’hanno combinato lì a Perugia ancora nemmeno se sa e non è chiaro e fidati che, come tu la vicenda di Bocci (Gianpiero, ex segretario regionale del Pd ora ai domiciliari – ndr) l’hai seguita?”. Lotti: “Sì, certo”. Palamara: “Te pare ragionevole?”. Lotti: “Non lo so”.  

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Tangenti Milano, Caianiello ai pm: “Facevo politica. Delega di Lara Comi”

Sei ore davanti ai pm per negare di aver mai ricevuto denaro in modo illecito. Davanti ai pm di Milano Nino Caianiello ha parlato solo di soldi versati in chiaro al partito, cioè Forza Italia. Ma ha anche tirato in ballo l’ex europarlamentare Lara Comi. “Facevo politica, ero influente e avevo l’autorità per occuparmene, avevo avuto la delega da Lara Comi e dai coordinatori varesini di Forza Italia che l’hanno preceduta”, ha detto l’uomo considerato il “burattinaio” del sistema di tangenti, appalti e nomine pilotate e finanziamenti illeciti della Regione Lombardia

Arrivato intorno alle 12, Caianiello è uscito dopo le ore 18. Per il suo difensore, l’avvocato Tiberio Masseroni, ha fornito “chiarimenti”. A chi gli ha chiesto se dopo le dichiarazioni rese dall’ex segretario di Forza Italia di Gallarate Alberto Bilardo, Caianiello abbia intenzione di farsi interrogare per collaborare con la procura, il legale ha risposto: “Faremo le nostre riflessioni”. Alla domanda se l’interruzione dell’interrogatorio di oggi fosse per un cambio di linea, il difensore ha replicato: “Non ci sono ripensamenti, ci sono riflessioni da fare”. Sempre secondo l’avvocato, il ras locale di Forza Italia avrebbe fatto ai pm un “cappello” generale sull’ambiente politico in cui ha operato a partire dagli anni ’80 fino al suo arresto.

Caianiello era stato arrestato il 7 maggio scorso  nel’ambito di un’operazione che ha portato a 43 misure cautelari. Tra le persone arrestate anche il consigliere lombardo di Forza Italia Fabio Altitonante e l’ormai ex consigliere comunale milanese, sempre berlusconiano, Pietro Tatarella. Quello di oggi per Caianiello, accompagnato dalla polizia penitenziaria (è in carcere anche con l’accusa di associazione per delinquere), è il primo interrogatorio nell’inchiesta dei pm Silvia Bonardi, Luigi Furno e Adriano Scudieri. Tra gli indagati dell’inchiesta anche Comi, accusata di corruzione, finanziamento illecito e truffa al Parlamento europeo.

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Appalti Reggio Emilia, indagati anche ex vicesindaco e assessore Pd. Il pm: “Abbiamo agito dopo il voto”

Tra i 15 indagati nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte irregolarità degli appalti del Comune di Reggio Emilia ci sono anche l’ex vicesindaco Pd e assessore al Welfare Matteo Sassi e l’ex assessore alle Infrastrutture e Beni pubblici Mirko Tutino. Entrambi erano membri della giunta di centrosinistra, il cui sindaco dem uscente Luca Vecchi è stato riconfermato domenica 9 giugno. I due non si erano invece ripresentati alle elezioni. Le perquisizioni della Guardia di finanza sono avvenute il 13 giugno, a pochissimi giorni dal ballottaggio. “Non si può fare una perquisizione venerdì se domenica si vota”, ha detto il procuratore capo di Reggio Emilia Marco Mescolini, intervenendo nel corso della conferenza stampa sull’inchiesta coordinata dalla pm Valentina Salvini. Solo domenica 9 giugno infatti è stato riconfermato il sindaco Pd Luca Vecchi. “Abbiamo cercato di rispettare al massimo ciò che stava avvenendo sia prima (il riferimento è all’indagine di febbraio con gli altri 18 dirigenti comunali indagati, ndr) sia dopo le elezioni, agendo non subito, ma non troppo dopo”, ha detto Mescolini come riferito anche dall’agenzia Ansa.

L’inchiesta ha portato, ieri 13 giugno, a perquisire gli uffici del Municipio, oltre a quelli di studi legali, aziende e abitazioni private. Quindici le informazioni di garanzia e tra loro risultano esserci anche esponenti politici. E, come riportato dalla Gazzetta di Reggio, sono arrivati avvisi di garanzia anche al dirigente del servizio legale del Comune Santo Gnoni, all’ex dirigente alla mobilità Alessandro Meggiato, al presidente dell’Asp Raffaele Leoni, all’avvocato consulente del municipio Paolo Coli.

Le perquisizioni delle scorse ore, avvenute in Comune, hanno creato molta preoccupazione nell’ambiente politico per il numero di persone coinvolte e per i timori che possano esserci effetti anche sulla nuova giunta. “Ovviamente”, ha detto ancora il pm Mescolini in conferenza stampa, “abbiamo riflettuto sui tempi di intervento. Io penso che per alcuni aspetti la campagna elettorale ha avuto un momento in cui il silenzio assoluto della procura ha dato un contributo all’equilibrio della competizione elettorale. Al di fuori dell’esecuzione di misure assolutamente urgenti come quelle cautelari, il resto deve tenere conto delle circostanze ambientali. Non c’è mai un momento più giusto. Ma anche i procedimenti hanno un termine massimo”.

Sul termine delle indagini il procuratore capo ha poi precisato: “Non abbiamo cercato la pistola fumante con queste perquisizioni, ma elementi complessi su cui fare accertamenti da parte dei tecnici che lo sanno fare. Si tratta di un’indagine di polizia giudiziaria, non nata da un esposto”. Ma, di certo, “occorre dare una risposta chiara e definitiva in relazione a quanto emerso dalle indagini della Guardia di finanza. Non posso impegnarmi a una celerità contraria alla prudenza”.

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Csm, le manovre per scegliere i procuratori: tutte le intercettazioni dell’incontro dei consiglieri con Lotti, Ferri e Palamara

Luca Lotti arriva quando la mezzanotte è passata da una quarto d’ora circa. La saletta è quella di un hotel romano dove alloggia il collega – come lui deputato del Pd – Cosimo Ferri, l’uomo cerniera tra politica e magistratura. Trova l’ex sottosegretario dei governi Letta, Renzi e Gentiloni con cinque consiglieri del Consiglio superiore della magistratura. Stanno discutendo di nomine, di voti, contano le preferenze per il futuro capo della procura di Roma. Tre consiglieri – Corrado Cartoni, Antonio Lepre e Paolo Criscuoli  – sono iscritti a Magistratura indipendente, la corrente di destra in passato guidata dallo stesso Ferri. Due –  Luigi Spina e Gianluigi Morlini – sono di Unicost, la componente di centro. Tutti insieme valgono dieci voti a Palazzo dei Marescialli: quasi la maggioranza. Con loro anche il leader de facto di Unicost, il pm romano Luca Palamara, ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati e già componente dello stesso Csm. Da qualche mese è indagato dalla procura di Perugia per corruzione e per questo motivo ha il cellulare infettato da un trojan, un virus che trasforma il suo telefono in una microspia ambientale.

La notte delle toghe rotte 
È la notte tra l’8 e il 9 maggio 2019, quando gli uomini del Gico della Guardia di finanza attivano il trojan sul telefono di Palamara. Una riunione che ha spaccato il mondo della magistratura, facendo finire nei guai i cinque componenti del Csm: quattro si sono già dimessi dopo essere finiti sotto procedimento disciplinare. “Si è determinato l’oggettivo risultato che la volontà di un imputato abbia contribuito alla scelta del futuro dirigente dell’ufficio di procura deputato a sostenere l’accusa nei suoi confronti”, scrive nell’atto di incolpazione il pg Fuzio. Si riferisce chiaramente a Lotti, per il quale la procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per favoreggiamento. Smentendo ogni difesa dei consiglieri coinvolti, il pg sottolinea che in quella riunione non c’era alcuna  “casualità”, anzi: appare di “cristallina evidenza” “la preventiva e sicura consapevolezza” da parte di “tutti i consiglieri presenti, della presenza di Luca Lotti, oltre che del dottor Palamara e del dott. Ferri che ne erano i promotori”. Ciascuno dei componenti – continua il procuratore generale –  “sapeva esattamente e preventivamente chi sarebbe intervenuto e di cosa si sarebbe discusso”. Parole motivate dalle intercettazioni degli investigatori, riportate dai principali quotidiano compreso Il Fatto Quotidiano in edicola. Ma anche dallo scambio telefonico preliminare tra Ferri e Palamara, pubblicato da Repubblica.

L’appuntamento
Telefonata tra Palamara e Ferri le 19.13 dell’ 8 maggio.
Ferri: “Corrado (Cartoni) viene?”
Palamara: “Si, viene e cena con me. Recupero anche Criscuoli”
Ferri: “E Gigio (Gianluigi Morlini, ndr ) può?” .
Palamara: “Sì, sì, può” .
Palamara: “È importante che Lepre venga, perché segue su tutto”.
Ferri: “No, Lepre mi ha delegato. Mi ha detto non c’ è problema. Ma se la facciamo in albergo da me, provo a dire a Lepre se scende dalla camera”.
Palamara: “E Lotti?”.
Ferri: “Garantito. Arriva dopo le 23.30”.

La riunione 

Roma, notte tra l’8 e il 9 maggio 2019. Quando Lotti arriva gli altri stanno facendo la conta dei voti che avrebbe potuto raccogliere eleggere il procuratore di Roma. Il loro candidato è l’attuale pg di Firenze, Marcello Viola. A contendergli il posto sono il procuratore di Palermo, Francesco Lo Voi, e quello di Firenze, Giuseppe Creazzo. Poco prima dell’arrivo del deputato Pd, il consigliere Morlini, che in quel momento presiedeva la commissione incarichi direttivi, sta usando il pallottoliere. 

Morlini: “Ci sono in commissione quattro intenzioni di voto a favore di Viola, una a favore di Lo Voi fatta da Suriano (il togato di Area, la corrente di sinistra ndr ), una a favore di Creazzo fatta da me”.

Nella riunione della commissione incarichi direttivi del 23 maggio (due settimane dopo) i voti saranno esattamente quelli. Il problema sarebbe al plenum. 

Morlini:  “Riflettiamoci un attimo perché sarebbe opportuno non avere un frazionamento a tre, quattro giorni per arrivare al lunedì successivo. Noi contattiamo Creazzo e gli diciamo: ‘Peppe guarda che qui noi ti possiamo votare, ci sono cinque voti nostri e magari un laico, ma tu qua perdi, che si fa?”.
Morlini dice “citando il nome di un componente del Csm, Alessio Lanzi (consigliere laico di Forza Italia), che il risultato di questa conta portava a un ipotizzabile consenso di 13 membri”.
Ferri: “Ma Lanzi tiene?”.
Palamara: “Ma Lanzi non lo vedo manco se… Lanzi vota Viola”.
Lotti: “Si vira su Viola, sì ragazzi”.

Sarebbe utile, dunque, anche migliorare il profilo di presentazione della candidatura di Viola.

Morlini: “Se avessi un rapporto di fiducia con (omissis) io potrei dire: fai in modo che il profilo di Viola sia bello”.
Palamara: “Sì, chiamala”.

I tredici voti contati da Morlini fanno ipotizzare un testa a testa: il Csm, infatti, ha 26 consiglieri. Fondamentale potrebbe essere il voto del vicepresidente David Ermini, renziano ed ex deputato del Pd. Ma i consiglieri non si fidano.
Cartoni: “Anche al disciplinare ho problemi con Ermini”.
Lotti: “Eh, ragazzi, vanno affrontate queste cose”.
Cartoni: “Io ci ho litigato con Ermini… Luca… digli qualcosa, si deve sveglià (…)”.
Lotti: “Corrà, te non c’ eri all’inzio ma Ermini non è che… però qualche messaggio gli va dato forte”.

Poi Cartoni riferisce un episodio avvenuto quello stesso giorno. 
Cartoni: “Sentito che è successo oggi?”
Ferri: “Sì, diglielo dai”

L’episodio viene omissato. Ma l’ex ministro commenta subito.
Lotti: “Questo non va bene, però”.
Palamara : “Non va bene no”.
Lotti: “Mica me l’ avevate detto questo”.

Per questo motivo il pg Fuzio scriverà nell’atto d’incolpazione di “un’attività propalativa” di uno dei consiglieri “ai soggetti estranei, in partivolare a Luca Lotti, di fatti e circostamse inerenti i suoi rapporti con il vicepresidente del Csm, nonché la sua specifica funzione di componente della sezione disciplinare. E ciò non senza esimersi dal rilevare come tali propalazioni abbiano lambito addirittura il segreto della Camera di Consiglio”.

Il problema Creazzo
Mezzanotte e mezza, i presenti iniziano a ragionare su un’ipotesi: e se Creazzo non avesse ritirato la sua candidatura per Roma, come si sarebbe potuto allontanare da Firenze, dove aveva chiesto l’arresto dei genitori di Matteo Renzi?

Lotti: “Però a Torino chi ci va? Scusate se faccio questa domanda”
Palamara: “Torino secondo me ormai è aperta”.
Lotti: “Non so però per me è un pizzico legata alla difesa d’ufficio che devono fare loro due di una situazione fiorentina che sinceramente ve lo dico con franchezza… è imbarazzante”
Spina: “Cioè l’unico che se ne va (incomprensibile) e noi te lo dobbiamo togliere dai coglioni il prima possibile omissis)”.

Terzo interlocutore (non individuato): “Ma non ha fatto domanda per Torino Creazzo?”
Lotti:“No, no”.
Palamara: “Non perché lui… se lo mandi a Reggio, liberi Firenze”.
Lotti : “Se quello di Reggio va a Torino è evidente che quel posto è libero e quando lui capisce che non c’è posto per Roma fa domanda non lo sposta nessuno ammesso che non ci sia come voi mi insegnate…”.
Terzo interlocutore: “Un altro motivo”
Lotti: “A norma di regolamento un altro motivo”.

L’altro motivo sembra essere l’esposto contro Creazzo finito alla procura di Genova. Ne parla Palamara poco dopo mezzanotte e mezza facendo il nome del collega pm autore dell’esposto.

Palamara: “Ha raccolto tutte queste cose in un dossier, tutte le cose che non andavano su questa inchiesta e su Creazzo… e ha fatto l’ esposto quindi non è proprio… non è una cazzata, questo voglio dire.”.
Lotti: “Per me è importante capì che succede perché se è seria ovviamente lo… cioè non si parla di Roma… si parla che se è serio va via da Firenze, se non è serio non va via da Firenze, a me guarda… nessuno cerca… nulla… però bisogna fa’ almeno guerra..”.

Ma non c’è l’esposto contro Creazzo. C’è anche quello contro il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e l’aggiunto Paolo Ielo, accusati di un presunto conflitto d’interesse (negato dalla procura di Perugia) per l’attività professionale dei rispettivi fratelli. Lo ha stilato un collega di Palamara, Stefano Fava. 

Palamara : “Senti Fava…l’ obiettivo è… gli fai sentì… loro devono sentì”.
Lotti : “Dopo che si è fatto gli aggiunti”.
Palamara : “Andiamo da Fava… (…) dopodiché fa usci tutto quello che dico… è finita… là è finita”.
Lotti : “E fai uscire anche un po’ i fratelli… Sentilo Fava che dice… i fratelli, le cose… non sarà così pazzo”.
Palamara : “Non te preoccupà, se te dico fidate, fidate…Lui vuole fà la denuncia penale, tu forse non hai capito, li vuole denunciare a Perugia…lascia perde che so’ cose però tu intanto gli rompi il ca…, punto.Io mi acquieterò quando, come ti ho detto una volta, Pignatone mi chiamerà e mi dirà cosa è successo…perché lì la vicenda Consip la so io… e gli ho protetto il culo su tutto… alla fine cioè cosa è stato? Eh no ma adesso mi fai, mi tieni sotto ricatto, me lo devi dì…”.

Lo schema
Non c’è solo Viola. L’obiettivo è anche programmare anche la nomina del procuratore capo di Perugia. E poi degli aggiunti di Roma: incarico che interessa personalmente a Palamara.

Ferri:” Se va lo schema Viola noi poi dobbiamo avere il nome per Perugia e dobbiamo vedere quando inizia la storia degli aggiunti”
Lotti: “Però  entro l’estate gli aggiunti li chiudete?”.
Spina: “No, prima”.
Palamara: “La fine di maggio, una volta che fai il procuratore”.
Un altro dei presenti sintetizza: “Poi è tutto a scendere, fatto quello è tutto a scendere”

Alla fine di maggio, gli uomini della Finanza andranno a perquisire Palamara. E la notte delle toghe rotte sarà svelata. 

L’articolo Csm, le manovre per scegliere i procuratori: tutte le intercettazioni dell’incontro dei consiglieri con Lotti, Ferri e Palamara proviene da Il Fatto Quotidiano.

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