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Lavoro, l’Inps sui primi 6 mesi 2019: “Ancora in aumento i contratti indeterminati, 321mila in più. Anno su anno +60% stabilizzazioni”

I dati Inps sui primi sei mesi del 2019 confermano il trend positivo dei contratti di lavoro stabiliche era già emerso a gennaio e febbraio – ovvero dopo l’entrata in vigore del decreto Dignità anche per rinnovi e proroghe. Da gennaio a giugno il saldo netto dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato segna un aumento di 321.805 contratti, registrando così un incremento del 150,7% rispetto allo stesso periodo del 2018. Prosegue anche il boom delle trasformazioni da tempo determinato a indeterminato, passate da 231.866 a 372.016 (+60,4% rispetto ai primi sei mesi dello scorso anno). Sono i dati che emergono dall’Osservatorio sul precariato dell’Istituto.

La variazione netta dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato è la somma di assunzioni più trasformazioni, a cui poi vengono sottratte le cessazioni che sono in diminuzione, per quel che riguarda i contratti stabili, nel confronto anno su anno: 787mila rispetto a 800mila. Tornando alle assunzioni, invece, l’Inps rileva che rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente la crescita ha riguardato i contratti a tempo indeterminato, i contratti di apprendistato, stagionali e intermittenti, mentre risultano in diminuzione i contratti a tempo determinato e quelli in somministrazione. In totale i nuovi contratti di lavoro sono stati 3.726.334, in calo rispetto ai 4 milioni dei primi sei mesi del 2018, segno delle difficoltà dell’economia certificate dallo stesso Inps.

In particolare, nei primi mesi del 2019 ci sono state 198mila assunzioni a termine in meno rispetto al primo semestre 2018. Contemporaneamente ci sono state 43mila assunzione a tempo indeterminato in più oltre a un aumento di 140mila trasformazioni da determinato a stabile. L’Inps segnala infine che nei primi sei mesi del 2019, risulta agevolato circa il 22% del totale dei nuovi rapporti a tempo indeterminato, di cui 52mila dovuti all’esonero strutturale giovani under 35 introdotto dal governo Gentiloni e prorogato dalla legge di stabilità 2018.

L’Osservatorio sulla precarietà confronta anche la variazioni delle posizioni di lavoro rispetto a 12 mesi fa. Il saldo tra assunzioni e cessazioni annualizzato risulta positivo e pari a +271mila. “Si conferma l’inversione di tendenza tra l’andamento dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato e quello dei rapporti a tempo determinato”, scrive l’Inps. In particolare, mentre il saldo annualizzato dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato è passato da –48mila (giugno 2018) a +343mila (giugno 2019), quello dei rapporti a tempo determinato è passato da +284mila a -195mila. Il lavoro occasionale resta invece pressoché stabile nel confronto con 14 mesi fa e si attesta a giugno di quest’anno intorno alle 20mila unità.

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Reddito di cittadinanza, firmate 16 convenzioni Anpal-Regioni sui navigator. “Ora potenziare centri per l’impiego”

Sono state firmate al ministero dello Sviluppo le prime 16 convenzioni tra Anpal Servizi e le Regioni per definire le azioni di assistenza tecnica che la società in house di Anpal fornirà attraverso i navigator. Lo ha annunciato il ministero del Lavoro, secondo cui è “un passaggio indispensabile e fondamentale per entrare nel vivo della fase operativa del Reddito di cittadinanza“. Con la firma di questi atti, dal 19 luglio partiranno le contrattualizzazioni dei navigator su base territoriale.

Sedici sedi – Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto – “hanno già inviato la versione approvata in giunta e la documentazione è stata predisposta per la firma”, fa sapere Anpal. La Basilicata “ha condiviso i testi ma andrà in giunta regionale a fine settimana mentre la Lombardia ha condiviso i testi e siamo in attesa di ricevere la documentazione”. Resta invece ancora irrisolto il nodo della Campania che oggi non ha firmato la convenzione e con cui è in atto ancora un confronto. Si tratta della regione con il fabbisogno di navigator più alto d’Italia e i vincitori del concorso in attesa di sapere se verranno contrattualizzati o no sono 471.

L’assessore della Regione Toscana Cristina Grieco, coordinatrice della Commissione Lavoro e Istruzione della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, ha detto che le firme di oggi non devono essere interpretate “come un alibi per ulteriori ritardi sull’impegno che il Governo ha assicurato per il potenziamento dei centri per l’impiego. Un piano sottoscritto con un’intesa Stato-Regioni che prevede l’assunzione di 4000 unità di personale a tempo indeterminato che dovranno entrare in forma stabile negli organici dei Cpi”. “Attendiamo da mesi – aggiunge – i decreti attuativi per l’attribuzione delle risorse finanziarie alle Regioni in base ai criteri previsti dal piano, al fine di poter intervenire in modo strutturale con la massima celerità. Ora si proceda senza indugio alla ripartizione non solo dei fondi previsti dalla legge di bilancio per il personale, ma anche dei finanziamenti per adeguare le sedi e le strutture dei cpi (467,2 milioni di euro per il 2019 e 403,1 milioni di euro per il 2020). Lo sblocco di queste risorse, anche in virtù dell’aggravio legato all’attuazione del provvedimento sul reddito di cittadinanza, riveste un carattere di grande urgenza”.

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Ex Ilva, vertice al Mise è un nulla di fatto. Arcelor: “Non c’è impegno da parte di tutti”. Di Maio: “Nessuno vuole chiudere”

Nessun passo avanti sull’immunità penale, in cerca di un accordo sulla sicurezza, un’apertura insufficiente sulla cassa integrazione ordinaria che dal 1° luglio riguarda 1395 operai di Taranto. Il vertice al ministero dello Sviluppo Economico tra Luigi Di Maio, sindacati e Arcelor Mittal non ha portato a passi avanti concreti. Convocato dopo lo sciopero proclamato in seguito alla morte del gruista che era all’interno del mezzo distrutto da una tromba d’aria, il tavolo non ha prodotto molto più che l’ennesimo botta e risposta tra la società che ha preso possesso dell’acciaieria negli scorsi mesi e il vicepremier pentastellato. 

Alle strette dopo la riapertura della Via, l’addio all’immunità penale, la ricerca di una soluzione per evitare lo spegnimento dell’altoforno 2 imposto dalla procura e l’incidente mortale della scorsa settimana, ArcelorMittal ha detto chiaro e tondo che ritiene necessario “un impegno da parte di tutti” per “mantenere operativo l’impianto”. Se non un ultimatum, poco ci manca. La multinazionale dell’acciaio ribadendo il proprio impegno sotto il profilo della sicurezza e degli investimenti ambientali, è stata categorica: “Anche se ci sono e ci saranno sempre diversità d’opinione, se tutti i principali stakeholder sono d’accordo che questo impianto abbia un futuro dobbiamo lavorare insieme per raggiungere questo obiettivo. Nell’ultima settimana, lo spirito collaborativo e il senso comune di intenti di cui abbiamo bisogno sono stati assenti”.

A nulla dev’essere valsa la rassicurazione di Di Maio in avvio di lavori: “Nessuno a questo tavolo vuole chiudere l’azienda –  ha spiegato – Massima priorità al lavoro e alla sicurezza sul lavoro. C’è un morto e un sequestro della magistratura, non si possono accusare governo e sindacati per questo”. I lavori sono proseguiti a singhiozzo e sono andati avanti tutto il pomeriggio alla ricerca di un’intesa per firmare un verbale congiunto sulla sicurezza. Di Maio, sul tema, ha tenuto due “ristrette” con azienda e sindacati.

Sul resto, invece, tutto resta in alto mare. Per il segretario generale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli, c’è stata una leggera apertura ma insufficiente sulla cigo ma si è trattato comunque “purtroppo ancora un incontro interlocutorio e assolutamente insoddisfacente”. “Siamo ancora agli impegni che dovranno essere presi per soluzioni che forse arriveranno. Ma il tempo massimo per la sicurezza, per l’ambiente, per il rilancio e la riqualificazione industriale dello stabilimento è scaduto ormai da anni”, ha aggiunto sottolineando che bisogna “lavorare con tutt’altro passo e tutt’altra celerità”.

Nessuna apertura dunque sulla task force per la sicurezza che i sindacati avevano proposto ad ArcelorMittal in apertura di riunione né nessun passo avanti è stato fatto dalla multinazionale per mediare intorno al nodo relativo alla revoca dell’immunità penale dei vertici. Uno spiraglio invece ma giudicato “insufficiente” sulla cigo e sull’utilizzo di questi lavoratori per lavori di manutenzione. “D’ora in poi bisogna che le aziende ascolti con maggiore attenzione tutte le segnalazioni dei rappresentanti dei lavoratori e della sicurezza senza sottovalutare nessun allarme”, spiega Bentivogli.

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Italpizza, l’azienda accusata di sfruttare gli operai sponsorizza Festival per diritti umani: contratto sospeso

Un Festival dei diritti umani finanziato dall’azienda accusata di calpestarli. E al fianco dei sindacati con cui sta trattando l’internalizzazione di centinaia di persone che da mesi organizzano proteste e picchetti. Il colosso dei surgelati con sede a Modena, 100 milioni di pizze l’anno e un fatturato da 120 milioni nel 2017, è l’unico sponsor aziendale del Festival musicale “Voci per la Libertà” di Rovigo, un evento organizzato dall’omonima associazione con la regia di Amnesty International e che ospita autori che mettono al centro della loro produzione artistica i diritti umani. Sempre Italpizza però, da mesi è accusata dagli operai di sfruttamento per, dicono, “turni massacranti di 12 ore comunicati poco prima via telefono, ritorsioni per gli scioperi e marcatempo per andare in bagno”. “È scandaloso far patrocinare un evento del genere a un’azienda che a livello nazionale è diventata il simbolo dello sfruttamento e della violazione di quei diritti che Amnesty dice di voler difendere”, dice Marcello Pini, rappresentante dei Si Cobas nella vertenza Italpizza.

E Pini non parla solo di lavoro: “Amnesty rivendica come caposaldo della sua azione la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che ha tra i suoi punti cardine la condanna dell’uso arbitrario della violenza e degli abusi commessi dalle forze dell’ordine. Spero non abbiano visto le immagini in cui si vedono alcuni agenti di polizia che durante il picchetto del 18 giugno scorso mi hanno preso per il collo e trascinato con forza dietro un furgone, dove mi hanno minacciato. Anche se sinceramente mi stupirebbe, visto che si è parlato tanto. anche a livello nazionale, di questo episodio”. Pini si è fatto promotore di una lettera aperta indirizzata a tutti gli artisti e agli organizzatori dell’evento per chiedere di togliere il patrocinio di Italpizza. L’associazione, come si legge nel comunicato, ha fatto sapere di volere raccogliere l’invito: “Rispetto alle informazioni ricevute in queste ultime ore riguardo all’azienda Italpizza, l’Associazione Voci per la Libertà e Amnesty International Italia non sono in grado, data la prossimità del Festival, di fare tutte le verifiche e le ricerche necessarie. Nondimeno, per un principio di prudenza ed in via cautelativa, l’Associazione Voci per la Libertà ritiene di dover sospendere il contratto di sponsorizzazione sottoscritto con Italpizza”, hanno fatto sapere gli organizzatori, che contattati da ilfattoquotidiano.it non hanno voluto aggiungere altro.

E proprio “Sui diritti umani non si torna indietro”, è lo slogan della 23esima edizione del Festival Voci per la Libertà, in programma dal 18 al 21 luglio prossimi sulla spiagge del comune di Rosolina Mare, in provincia di Rovigo. Tra gli ospiti ci saranno anche Roy Paci e Willy Peyote, che si sono aggiudicati il premio Amnesty International Italia per il miglior brano sui diritti umani del 2018, con il loro “Salvagente”: “Il testo parla di integrazione e di immigrazione, di chi arriva con i barconi sulle nostre coste. Ed è esattamente quello di cui tratta la vertenza Italpizza e la nostra attività sindacale: moltissimi dei nostri iscritti sono arrivati sui barconi, e adesso si ritrovano stritolati dallo sfruttamento”, spiega Pini. Italpizza, che sponsorizza il Festival già da tre anni, con un impegno di poche migliaia di euro, è l’unico partner aziendale. Al suo fianco, solo sindacati: la Cisl e Caf Cisl di Padova Rovigo, la Cgil Caaf Nordest e la Cgil di Rovigo. “È uno schiaffo morale fare questa sponsorizzazione con delle organizzazioni sindacali mentre è in corso una trattativa in cui alcune di esse sono coinvolte, e tra l’altro arrivata dopo mesi di violenze e ricatti, con persone arrestate. Una situazione non certo tranquilla”. Se l’impegno con il Festival non è recentissimo, Pini racconta invece di un improvviso impegno di Italpizza a sostegno delle più svariate iniziative: “Da quando è iniziata la vertenza, l’azienda ha diffuso finanziamenti a pioggia verso radio e giornali e ha finanziato diverse organizzazioni benefiche, come l’Associazione Nazionale Tumori. Un modo per far parlare bene di sé e ripulirsi l’immagine, mentre con pochi centesimi in più a pizza potrebbe riconoscere quei diritti di legge che noi chiediamo, come un contratto adeguato e turni regolari”.

La settimana scorsa, dopo mesi di scioperi e tensioni dentro e fuori l’azienda, sono iniziate le trattative per l’internalizzazione e l’ipotesi di applicare il contratto collettivo nazionale del settore alimentare, dato che fino ad ora oltre alla precarietà i lavoratori avevano denunciato anche la stipula di contratti di altro tipo, con mansioni da addetti alle pulizie. “Ma rimane il fatto che Italpizza è sulla bocca di tutti per la violazione di diritti umani e del lavoro sul nostro territorio”, conclude Pini. “Capiamo che possa essere difficile come scelta, ma sarebbe un gesto di coerenza da parte di Amnesty e degli organizzatori del Festival togliere questo patrocinio, che rappresenta un controsenso colossale”.

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Ex Ilva, sindacati delusi dopo incontro al Mise. Uilm: “Di Maio ha promesso ad azienda di ripristinare condizione di agibilità”

Mentre gli operai Usb contestano i sindacalisti all’uscita dall’incontro al Mise con ArcelorMittal e il ministro Luigi Di Maio, Marco Bentivogli segretario dei Metalmeccanici Cisl giudica l’incontro “deludente” perché “il governo non ha ancora risolto la partita che riguarda lo scudo penale e l’azienda non ha dimostrato alcuna intenzione di ritirare la cassaintegrazione e neppure ha sciolto il nodo se i lavoratori alla fine delle tredici settimane rientreranno tutti in azienda”. Le aspettative di Fim Fiom Uilm e Usb su una possibile inversione di marcia della multinazionale circa la messa in cassa integrazione dal 1 luglio scorso per 1400 lavoratori del sito ex Ilva di Taranto sono state quindi sostanzialmente disattese: ArcelorMittal ha ribadito ragioni e numeri che hanno dettato il provvedimento legato sostanzialmente alla crisi del mercato dell’acciaio nonostante Di Maio si attenda ”una apertura maggiore”.

La clausola che la revoca dello scudo penale liberi dagli obblighi ArcelorMittal? “Del contratto integrativo abbiamo letto stamane sui giornali – afferma Francesca Re David, numero uno della Fiom – non lo conosciamo, come non conoscevamo il contratto fatto dal governo precedente. Noi abbiamo fatto richiesta al Ministro e all’azienda di rendere esplicita e trasparente la discussione che si sta facendo”. Al momento non è stata fatta luce sulla decisione del colosso franco-indiano di chiudere il sito Ilva a fronte della soppressione dell’immunità penale nei confronti degli atti dei vertici, voluta dal governo M5S-Lega. Le rassicurazioni date da Di Maio a Mittal che non deve temere nulla se rispetterà il piano ambientale non pare abbia al momento fatto breccia nel Gruppo che resta in attesa di capire come evolverà il tema. ”Voglio essere ben chiaro: non esiste alcuna possibilità che l’immunità penale torni”, aveva ripetuto ancora Di Maio ai vertici di ArcelorMittal. L’azienda comunque, aveva subito rassicurato, non avrebbe nulla da temere se ”dimostra buona fede continuando nell’attuazione del piano ambientale”. E potrebbe essere questo il punto di mediazione per evitare la chiusura di Taranto che la multinazionale aveva fissato il 6 settembre: ”Se si chiede di precisare questo concetto attraverso interpretazioni autentiche anche per norma, siamo assolutamente disponibili”, assicura Di Maio che su questo mette al lavoro i tecnici del governo rinviando alla prossima settimana un nuovo round sull’Ilva.

Mentre sulla decisione presa oggi dal Tribunale di Taranto Re David esprime preoccupazione: “Azienda e commissari straordinari hanno detto di essere intervenuti entrambi in rapporto con il Tribunale per un incontro e scongiurare la chiusura dell’altoforno. Quando di chiude un altoforno poi ce ne vuole per riaprirlo, sia in termini di soldi che di tempo”

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La class action può dare voce ai lavoratori dell’innovazione (ma senza diritti)

di Lorenzo Fassina *

La legge n. 31/2019 apporta alcune significative modifiche all’azione di classe (inizialmente concepita a tutela dei consumatori) estendendola ai diritti dei lavoratori. Ci sono due fondamentali novità rispetto al Codice del consumo: l’azione non è più riservata ai soli consumatori ma viene aperta a qualsiasi titolare di «diritti individuali omogenei» e, dunque, anche ai lavoratori. In secondo luogo, la legittimazione viene attribuita in via autonoma, oltre che al singolo lavoratore, ad «un’organizzazione o un’associazione (…) i cui obiettivi statutari comprendano la tutela dei predetti diritti»: gli spazi per le organizzazioni sindacali sembrano quindi amplissimi.

C’è da dire che – ad un primo esame – le potenzialità dell’azione di classe sembrano molto ampie, a patto di focalizzare alcuni punti piuttosto dirimenti, partendo dal dilemma “individuale/collettivo”.

Infatti, nell’ambito della tutela giurisdizionale dei diritti, il sindacato ha già un importante strumento, ossia l’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori (per la repressione della condotta antisindacale) che assicura un importante presidio per l’interesse collettivo sindacale. Per non parlare, anche, delle classiche azioni individuali plurime e delle più recenti esperienze derivanti dall’applicazione delle normative antidiscriminatorie (emblematico è il caso Fiat di Pomigliano).

Ora, di fronte alla legge 31/2019, è importante che il sindacato si faccia carico non tanto del suo ruolo di rappresentante collettivo, come nel già citato articolo 28, ma degli interessi concreti dei soggetti: occorre quindi costruire modelli che non riguardino solo l’interesse sindacale rappresentativo ma che, viceversa, tendano a far emergere quali siano i profili di violazione degli interessi individuali dei componenti della classe, pena l’inammissibilità dell’azione.

Ciò detto dal punto di vista generale, la nuova legge sull’azione di classe potrà costituire un’ottima occasione per il sindacato, soprattutto dal punto di vista della rappresentanza degli interessi, sia individuali che collettivi, con possibili benefici effetti sul proselitismo.

Gli esempi possibili di azione di classe “sindacale” potrebbero essere innumerevoli, ma la vera sfida futura, la prospettiva che coinvolgerà i temi della rappresentanza e degli assetti organizzativi del sindacato (e della Cgil in particolare), si consumerà sui terreni quasi inesplorati del biocapitalismo e delle piattaforme digitali, in un’ottica di superamento degli steccati che tradizionalmente hanno diviso il mondo del lavoro.

In questo senso, un primo e decisivo passo la Cgil lo ha già compiuto, redigendo e presentando in Parlamento la Carta dei diritti universali del lavoro. Lo strumento dell’azione di classe potrà costituire un importante banco di prova per individuare e selezionare gli interessi di quelle “classi” di lavoratori che solo in questi ultimi anni stanno emergendo all’attenzione della pubblica opinione e il cui tratto comune consiste nel loro rapporto con un’organizzazione del lavoro plasmata dalle innovazioni tecnologiche.

Si tratta quindi di dare voce ad una parte di quei lavoratori, sempre più consistente, che – proprio perché ha a che fare con un sistema digitale spersonalizzato di organizzazione del lavoro – si trova in una situazione di soggezione e di solitudine a cui occorre porre rimedio.

Senza alcuna pretesa di esaustività, si possono tratteggiare alcuni esempi di class action in salsa lavoristica.

Per quanto riguarda il tema degli algoritmi, sarebbe certamente ipotizzabile un’azione di classe del sindacato per i ciclofattorini tendente ad ottenere diritti di informazione sugli algoritmi utilizzati dalle piattaforme, soprattutto in un’ottica antidiscriminatoria; oppure, come in alcuni recenti casi, ottenere la restituzione del rating reputazionale perso a seguito della partecipazione ad uno sciopero.

Sul versante della tutela della privacy, dei controlli occulti e dell’utilizzo dei dati biometrici, la cronaca quasi quotidiana ci riporta casi, come quello dei braccialetti dei lavoratori di Amazon, che suscitano un grande interesse e che andranno certamente approfonditi.

Infine, un cenno va sicuramente effettuato anche a tutti quei lavoratori autonomi (ad esempio: grafici, traduttori, creativi) con rapporti contrattuali “squilibrati” che ormai sono standard e che, quindi, assicurano la serialità ed omogeneità dei diritti azionabili.

Volendo trarre una conclusione, pur avendo ancora più di un anno per poter sperimentare lo strumento della class action (la legge 31/2019 entrerà in vigore nel 2020) e in attesa che si consolidino interpretazioni dottrinali e indirizzi giurisprudenziali, occorre pensare a tale strumento come quasi residuale a quanto è possibile fare con altre azioni proprie della disciplina speciale lavoristica, anche perché per il sindacato sarà certamente prioritaria l’azione politica di ampliamento e consolidamento della rappresentanza del mondo del lavoro. Non sarà certamente un’operazione facile, ma la strada è ormai tracciata e forse l’azione di classe potrà dare un contributo alla causa.

* Responsabile Ufficio giuridico e vertenze Cgil nazionale

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Lavoro, Istat: a maggio l’occupazione al 59%, è il valore più alto dal 1977. La disoccupazione scende sotto il 10%

Il tasso di occupazione a maggio sale al 59%, il valore più alto da quando sono disponibili le serie storiche, ovvero dal 1977. Lo rileva l’Istat, spiegando che il numero degli occupati ha così raggiunto 23 milioni e 387 mila unità registrando un aumento di 67mila (+0,3%) rispetto ad aprile. La crescita, spiega l’Istituto, si concentra tra gli uomini (+66 mila) e tra gli ultracinquantenni (+88 mila). L’Istituto segnala un rialzo degli occupati anche su base annua (+92 mila unità), soprattutto tra gli over 50 (+300mila).

A maggio cala anche il tasso di disoccupazione, attestandosi al 9,9%. In discesa di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente. Si tratta del valore più basso dal febbraio del 2012. Per la prima volta da oltre sette anni il tasso di disoccupazione perde così la doppia cifra. Migliora anche il tasso di disoccupazione giovanile (15-24enni) che scende al 30,5%, in calo di 0,7 punti rispetto ad aprile.

Nell’ultimo mese la crescita degli occupati coinvolge tutte le posizioni professionali. I dipendenti stabili aumentano più di quelli a termine in valore assoluto (+27 mila contro +13 mila),  seguendo una tendenza ormai in atto da diversi mesi dopo l’entrata in vigore del decreto dignità. Salgono anche gli indipendenti (+28 mila). Anche nel confronto sui dodici mesi crescono più di tutti i dipendenti permanenti (+0,4%, +63 mila), poi i lavoratori a termine (+0,6%, pari a +18 mila unità) e gli indipendenti (+0,2%, +12 mila).

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Rider, protesta a Milano: in piazza solo una ventina: “Nostri colleghi hanno paura di possibili ritorsioni. Anche io ne ho”

“Mentre il governo ci fa le promesse, noi fattorini continuiamo a morire per strada”. Nella giornata dello sciopero dei rider, a Milano sono scesi in piazza una ventina di lavoratori del settore food delivery, le consegne di cibo a domicilio: “Tanti nostri colleghi hanno paura a metterci la faccia per le possibili ritorsioni dell’azienda, anche io ho paura”, denunciano gli attivisti che si sono ritrovati in piazza XXV aprile. “Siamo i nuovi schiavi: quello che che chiediamo è un salario minimo garantito, assistenza e previdenza”.

Lo sciopero è stato indetto dalle 17.30 alle 21.30 da Deliverance Milano che ha invitato altre città italiana a partecipare. Gli slogan pubblicati sul volantino della manifestazione sono: “Il tempo delle attese è finito, è ora di lottare. Pretendi i tuoi diritti, più soldi per tutti”.

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Reddito di cittadinanza, dl Crescita allarga la platea. Di Maio: “Nuovo calcolo Isee, più accessibile per chi ha perso lavoro”

Si allarga la platea dei potenziali beneficiari del Reddito di cittadinanza. Il decreto Crescita appena approvato dal Senato prevede infatti un nuovo sistema di calcolo dell’Isee che inserisce la perdita del posto di lavoro nei 18 mesi precedenti come criterio sufficiente per poter chiedere l’Isee corrente, ovvero basato sui redditi degli ultimi 12 mesi. Inoltre, viene introdotta la doppia opzione di calcolo dell’Isee ordinario, quindi la possibilità di scegliere se devono essere considerati i patrimoni e i redditi del secondo anno precedente o del primo, nel caso in cui sia più conveniente. “Con l’avvio del reddito alcuni disoccupati si erano ritrovati nell’impossibilità di accedere alla misura perché il loro Isee risultava superiore al limite di 9.360 euro“, sottolinea su Facebook il vicepremier Luigi Di Maio. “Quindi abbiamo rivisto le cose – scrive il leader del M5s – Noi lavoriamo senza sosta ascoltando i cittadini”.

Di Maio nel suo post spiega che “da oggi, se la situazione reddituale del nucleo familiare è diminuita rispetto al dato Isee di almeno il 25% o uno dei componenti del nucleo familiare nei 18 mesi precedenti ha perso il lavoro, si può richiedere Isee corrente e accedere al Reddito di cittadinanza se con il nuovo Isee si rispettano i requisiti“. “Stiamo rivoluzionando il sistema delle politiche attive e manteniamo gli impegni”, conclude il vicepremier. La fondamentale differenza introdotta dal decreto Crescita sta proprio in quella “o” che rende i due requisiti alternativi.

Il quadro di riferimento di partenza, infatti, stabiliva che l’Isee corrente poteva essere chiesto se si fosse verificata la concomitanza dei due eventi: da un lato, la situazione reddituale del nucleo familiare che subiva un’oscillazione negativa superiore al 25%. Dall’altro, la variazione della situazione lavorativa di almeno uno dei componenti il nucleo familiare, avvenuta nei 18 mesi precedenti la richiesta. Adesso, invece, con il decreto Crescita i requisiti diventano “alternativi e si aggiunge un’ulteriore opportunità rispetto a quelle originarie e che migliora la situazione per i richiedenti”, spiega in una nota il ministero del Lavoro. Se, infatti, per richiedere il reddito di cittadinanza si doveva far riferimento all’Isee presentato l’anno precedente, chi aveva appena perso il lavoro non rientrava nei requisiti necessari. Al contrario, la valutazione delle domande sulla base del reddito corrente consentirà ai disoccupati da oltre 18 mesi, in presenza degli altri requisiti, di ottenere il reddito di cittadinanza.

Sulla doppia opzione di calcolo, infine, annota ancora il ministero del Lavoro, il Decreto crescita ha modificato il comma 4 dell’articolo 10 del Decreto legislativo 147/2017 secondo cui per il calcolo dell’Isee ordinario devono essere considerati i patrimoni e i redditi del secondo anno precedente. “Dall’entrata in vigore della norma, la richiesta potrà riferirsi a quelli del primo anno precedente se più convenienti per i cittadini. In questo modo, in virtù del nuovo scenario normativo, si risolvono i problemi per i richiedenti il reddito di cittadinanza che avevano lavorato nel 2017 cui, di fatto, era precluso l’accesso al beneficio”, dice ancora il ministero del Lavoro.

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Reddito di cittadinanza, pubblicato elenco vincitori del concorso per i 2980 navigator

Pubblicati i vincitori del concorso per diventare uno dei 2.980 navigator che supporteranno i centri per l’impiego nelle attività previste dal reddito di cittadinanza. Le graduatorie sono “disponibili a quattro giorni dalle prove”, che si sono svolte a Roma dal 18 al 20 giugno, sottolinea Anpal servizi, pubblicando sul proprio sito Internet il link per gli elenchi dei vincitori e le graduatorie degli idonei, per ciascuna provincia. Hanno superato la prova i candidati che hanno ottenuto un punteggio minimo di 60 su 100: in totale sono stati in 5.960 su 19.581 partecipanti al test. Di questi, risultano vincitori 2.978 candidati, con una copertura a -2 determinata dalla provincia di Alessandria dove, appunto, mancano due posti da coprire. I posti vacanti, assicurano i tecnici, saranno comunque coperti quanto prima attingendo dal serbatoio degli idonei delle province limitrofe.

Risultano vincitori, spiega l’Anpal, i primi in graduatoria per ogni provincia in ordine di punteggio, fino alla concorrenza delle posizioni disponibili. In caso di parità è preferito il candidato con il miglior voto di laurea. In caso di ulteriore parità, il candidato più giovane. Tutti i canditati risultati vincitori alla prova selettiva verranno contattati “nei prossimi giorni” tramite posta elettronica. I candidati idonei, ovvero coloro che hanno conseguito un punteggio minimo di 60/100 ma non sono risultati vincitori, sono 2.982: potranno essere chiamati, sempre in ordine di graduatoria, a soddisfare eventuali fabbisogni anche per la copertura di posizioni non coperte all’interno di province limitrofe a quella per la quale hanno presentato la candidatura. Anche in tal caso Anpal servizi provvederà a contattare tramite posta elettronica.

Anpal servizi, si legge ancora nella pubblicazione, “non dà seguito alla contrattualizzazione ovvero procede alla risoluzione del rapporto di collaborazione dei soggetti che risultino sprovvisti di uno o più requisiti previsti dall’avviso. Le eventuali difformità riscontrate rispetto a quanto dichiarato o documentato dagli interessati saranno segnalate all’Autorità giudiziaria. La contrattualizzazione dei vincitori è disposta con riserva di accertamento dell’effettiva disponibilità, anche sulla base delle convenzioni stipulate con le singole regioni, delle posizioni ricercate su base provinciale ai sensi dell’avviso. In mancanza non si procederà alla contrattualizzazione dei vincitori senza che alcun diritto possa dagli stessi essere reclamato in forza dell’avvenuta selezione”.

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