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Aggressione contro troupe Rai, arrestati 3 ultras della Lazio. Altri due già ai domiciliari

Calci, pugni e spintoni, anche dopo essere caduto a terra. La scena di violenza è accaduta la mattina del 20 dicembre scorso nei confronti di una troupe della Rai che stava realizzando alcuni servizi sulla pandemia per conto della trasmissione Storie italiane. Nel corso della mattina la Digos e i carabinieri della Compagnia Roma Trionfale hanno arrestato altre tre persone ritenute responsabili dell’aggressione, dando esecuzione alla misura cautelare degli arresti domiciliari. Si trovano già ai domiciliari altre due persone accusate di aver partecipato all’aggressione, arrestate lo scorso 13 gennaio. I cinque sono ultras laziali già noti per il coinvolgimento in episodi di violenza da stadio.

L’aggressione era scaturita mentre gli operatori stavano effettuando alcune riprese a Ponte Milvio. I due operatori televisivi, dopo alcune tappe cittadine, avevano raggiunto la zona per documentare la presenze di un gruppo di persone che si intratteneva in piazza senza mascherine protettive. Il gruppo di circa 10 persone, infastidito dalla presenza della telecamera, ha aggredito la troupe scagliandosi contro il cameraman che è stato inseguito e ripetutamente colpito con calci e pugni, anche mentre era a terra.

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Roma, folla in centro nel week end: scattano le chiusure temporanee contro gli assembramenti. “Sembra di essere tornati ai vecchi tempi”

Con il Natale che si avvicina le strade del centro di Roma tornano ad affollarsi. Chiusi i centri commerciali per il ponte dell’Immacolata, i romani hanno scelto di fare i propri acquisti nel tridente. Piene via Condotti e via del Babbuino. In via del Corso l’eccessivo numero di presenze ha fatto scattare più volte le chiusure temporanee. Presenti sul posto per vigilare sul rispetto delle regole anti-Covid volontari della Protezione Civile, Carabinieri e Polizia locale. “In campo abbiamo circa ottanta uomini. Il personale è dislocato nel tridente, a Prati e in tutte le zone interessate dallo shopping. Anche ad Ostia abbiamo una ventina di persone” spiega Paolo Bernardi, dirigente della Polizia di Roma Capitale. Di fronte ad alcuni store dei marchi più in voga gli ingressi sono stati contingentati così da formare la fila sui marciapiedi. “Lo struscio è notevole, sembra essere tornati ai vecchi tempi. Purtroppo non c’è un riscontro economico a così tanta gente” commenta David Sermoneta, presidente di Confcommercio Centro Storico. “Gli acquisti sono improntati alla prudenza perché non c’è più la spensieratezza. In questo momento, di fronte al fatto di non aver un orizzonte temporale ben preciso di quando terminerà la crisi, la gente gli acquisti li fa con molta più oculatezza”

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Sgomberi a Roma: stop al pub abusivo di Forza Nuova a San Giovanni. A San Lorenzo sfrattato lo spazio culturale Cinema Palazzo

Mattinata di sgomberi a Roma. A due settimane dallo sfratto degli ex Irriducibili dal quartiere Colli Albani, finisce l’avventura del pub abusivo di Forza Nuova a San Giovanni, legato al leader romano e ultrà romanista Giuliano Castellino. Un duro colpo all’estrema destra capitolina. Ma nelle stesse ore, le forze dell’ordine si portano via anche l’esperienza quasi decennale del Cinema Palazzo, legato alla sinistra radicale e ai movimenti civici del quartiere San Lorenzo. Due esperienze totalmente diverse, non solo per la loro natura politica.

Lo Skull Pub, da banco alimentare a birreria abusiva – Lo Skull Pub di via Taranto, di cui si era occupato ilfattoquotidiano.it nel mese di giugno, si trovava da alcuni anni all’interno di locali di proprietà dell’Ater, l’azienda regionale che gestisce le case popolari a Roma. Inizialmente, il movimento di Castellino utilizzava le cinque saracinesche come appoggio per la distribuzione di generi alimentari alle famiglie in difficoltà. Ma da un paio d’anni, i locali erano stati trasformati in un vero e proprio pub abusivo, con pubblicità sui social, prezzi di mercato e serate a tema, il tutto senza nemmeno il permesso per la somministrazione di cibi e bevande e, ovviamente, il pagamento dell’affitto con una morosità accumulata di quasi 75mila euro.

Castellino furioso: “Roma sarà liberata dalla dittatura Covid” – La presidente del Municipio VII da mesi chiedeva che i locali fossero sgomberati. “Sono contenta – commenta la minisindaca – Queste persone scrivevano sui muri frasi inaccettabili e la cittadinanza sentiva troppo la pressione dovuta alla loro presenza e quindi abbiamo più volte sollecitato la Prefettura”. Fra gli ispiratori dell’occupazione, come detto, c’era Giuliano Castellino, vicesegretario nazionale di Forza Nuova, che da qualche mese è diventato anche uno dei leader del movimento negazionista No Mask a Roma. “Mentre Roma rimane sommersa da rifiuti, immigrati e rom la fanno da padrone, le borgate muoiono, la Raggi decide di sgomberare e chiudere gli spazi liberi”, commenta Castellino in un comunicato, per poi attaccare: “Roma sarà liberata dalla dittatura criminale e terrorista del Covid e anche dalla Raggi”.

Cinema Palazzo: doveva essere una casinò, diventato spazio culturale – Caso totalmente diverso, non solo per la natura politica dell’occupazione, quello del Cinema Palazzo. L’edificio storico di piazza dei Sanniti nel 2011 era pronto a diventare un casino-sala slot, quando i militanti del centro sociale Omnia Sunt Communia decisero di prenderne possesso e costringere la proprietà a tornare sui suoi passi. Per quella occupazione finirono a processo anche nomi importanti della politica e dello spettacolo, come Sabina Guzzanti e l’allora deputato del Pd, Marco Miccoli. Negli anni della corsa sfrenata al gioco d’azzardo, il Cinema Palazzo divenne un punto di riferimento importante delle iniziative contro la ludopatia e, successivamente, uno spazio culturale di quartiere che ospitava concerti, spettacoli teatrali, conferenze e dibattiti sull’urbanistica, tema sempre caldo nella Capitale. Negli ultimi anni, si era anche registrato un certo allontanamento dell’occupazione dalle posizioni più estreme occupate dai movimenti per la casa e dalla sinistra radicale capitolina.

Senza esito il tavolo promosso dalla Regione in Prefettura – Da mesi la Regione Lazio aveva avviato una trattativa con la proprietà, attraverso la mediazione della Prefettura, per arrivare a un passaggio condiviso dell’immobile, che mirava a farne uno spazio condiviso con le istituzioni. Proprio nelle scorse settimane l’area esterna, dopo l’ennesimo sfratto di piante e alberi, era diventata, grazie agli attivisti, una sorta di aula aperta per gli studenti. “Una sveglia amara – sottolinea Marta Bonafoni, consigliera della Lista civica Zingaretti in Regione Lazio e leader di Pop – una sconfitta per la città. Viene sgomberato uno spazio culturale vivo e prezioso per il quartiere, senza il filtro delle istituzioni cittadine, con una trattativa diretta privato-questura”. E ancora: “La via d’uscita era difficile ma non impossibile: Oggi è arrivata la peggiore delle risposte possibili”.

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Corruzione, arrestati sindaco e un assessore di Artena: 22 indagati

Concussione, tentata concussione, falsità ideologica in relazione all’approvazione del bilancio di previsione del Comune, abusi d’ufficio. Sono questi i reati emersi dalle indagini dei carabinieri della compagnia di Colleferro, in provincia di Roma, che questa mattina all’alba hanno portato ai domiciliari il sindaco di Artena Felicetto Angelini e all’arresto dell’assessore ai Lavori pubblici. Ventidue le persone indagate. Il sindaco di Artena, paese dove vivevano gli arrestati per l’omicidio di Willy Monteiro, era stato in prima linea dopo la morte del ragazzo, dimostrando solidarietà alla famiglia e partecipando a varie iniziative in ricordo del giovane.

In manette anche l’ex responsabile dell’Ufficio Tecnico e il presidente di una cooperativa urbanistica a cui lo stesso Comune aveva affidato l’istruttoria dei condoni edilizi comunali. Disposta la sospensione temporanea dai pubblici uffici nei confronti della segretaria comunale, del vice comandante dei vigili e della responsabile dell’ufficio personale. Sarebbero emersi anche casi di corruzione da parte del sindaco con un ex consigliere di minoranza e dell’assessore e l’annullamento di diverse contravvenzioni per violazioni al Codice della Strada.

(immagine d’archivio)

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Prima notte di coprifuoco, proteste a Napoli: corteo per le strade, lancio di fumogeni e tensioni con la polizia

Striscioni, cori, fumogeni e un corteo di manifestanti. Mentre a Roma si spengono le luci per la prima notte di coprifuoco anti-Covid, a Napoli molte persone si sono organizzate sui social e sono scese in strada al grido di “Libertà, libertà” per protestare contro le nuove restrizioni imposte dal governatore Vincenzo De Luca. Momenti di tensione tra manifestanti e forze dell’ordine in via Santa Lucia, alle spalle della sede della Regione Campania. Il corteo ha trovato uno sbarramento di forze dell’ordine sul lungomare, all’altezza dell’incrocio con via Santa Lucia hanno cominciato a lanciare bombe carta e fumogeni verso le forze dell’ordine colpendo anche una camionetta dei carabinieri. Fumogeni e bombe carta lanciate anche contro la sede della Regione Campania, sotto la quale un cassonetto è stato dato alle fiamme.

A Napoli il “lockdown notturno” è scattato alle 23, con mezz’ora di tolleranza per chi usciva da bar, teatri, cinema o ristoranti. I protestanti si sono radunati in Largo San Giovanni Maggiore, davanti alla sede dell’Università Orientale per protestare contro il coprifuoco e la prospettiva di lockdown. I manifestanti, autoconvocatisi sui social, hanno mostrato uno striscione con la scritta “Tu ci chiudi, tu ci paghi“, attaccando il governatore campano De Luca e il governo Conte con cori di protesta. Sono anche stati accesi dei fumogeni.

I manifestanti sono poi partiti in corteo per le vie del centro. Hanno attraversato piazza Municipio e piazza Plebiscito continuando a scandire cori contro De Luca. Tra di loro anche molti esercenti, come testimoniato dagli striscioni apparsi tra la folla: “Se tu mi chiudi, tu mi aiuti”, hanno scritto rivolgendosi al presidente campano e al governo Conte. “A salute è a prima cosa, ma senza soldi non si cantano messe”, si legge in un altro.

Roma – Nella Capitale il coprifuoco parte allo scoccare della mezzanotte, un’ora dopo rispetto alla Campania. Già dalle 21 però alcune zone della movida sono transennate per evitare assembramenti. La sindaca Raggi è al lavoro anche per un’ordinanza anti-minimarket che prevede il divieto della vendita di alcolici nei giorni di venerdì e sabato, dalle ore 21.00 alle 7.00 del giorno successivo, da parte di chiunque risulti autorizzato, a vario titolo, “alla vendita al dettaglio, per asporto e anche attraverso distributori automatici e presso attività di somministrazione di alimenti e bevande”. A Roma il problema sembrano essere i controlli: una buona parte dei vigili urbani ha deciso di disertare. La prima notte di “coprifuoco notturno” la Capitale sarà vegliata da meno di 100 agenti.

Le altre – Intanto, da Nord a Sud, si spengono le luci delle città italiane. Obiettivo, evitare gli assembramenti visti negli ultimi mesi e considerati tra i vettori più probabili di contagi, nel giorno in cui la curva dei nuovi positivi si è avvicinata a quota 20mila e ci sono più di mille persone ricoverate in terapia intensiva. Cambiano leggermente orari e modalità, non il risultato: città quasi deserte già dopo le 21, così come ristoranti e locali. Dopo Lombardia, Campania e Lazio, il coprifuoco notturno scatterà da sabato anche in Calabria con il blocco degli spostamenti fino alle 5. Oltre alle regioni, molti Comuni stanno varando misure contro gli assembramenti. Non tutti i sindaci però scelgono la strada della chiusura, resa possibile dall’ultimo Dpcm.

Il primo cittadino di Palermo, Leoluca Orlando, ordina il divieto di stazionamento, dalle 21 e fino alle 5 del giorno successivo, venerdì, sabato e domenica in varie zone della città soprattutto al centro, nelle zone della movida e dei locali, e nel centro storico. Non si potrà quindi stare fermi davanti a pub e ristoranti lungo le strade per evitare assembramenti. Misura analoga (dalle 21 alle 2) nell’area del centro storico di Foggia dove abitualmente si concentrano le uscite serali.

A Torino, da stasera, accesso limitato dalle 22.30 alle 5 nell’area intorno a piazza Santa Giulia e in via Matteo Pescatore: potranno entrare i residenti, chi fa loro visita e hi deve raggiungere locali o ristoranti ma solo per il tempo della consumazione al tavolo. A Firenze confermato l’ingresso contingentato a mille persone in piazza Santo Spirito nelle sere di venerdì e sabato e l’introduzione di due ‘aree di massimo rispetto’ con il divieto di stazionamento dalle 19 alle 2. Chiusura di alcune strade della movida anche a Castrovillari (Cosenza), mentre il sindaco di Pescara rafforza i controlli nell’area del ‘food and beverage’. A Prato parte stasera il divieto di stazionamento, il venerdì e il sabato dalle 21 alle 5, in alcune strade tradizionalmente affollate del centro storico.

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Roma, racket del commercio ambulante: 18 arresti. Sequestrato un milione di euro

Racket, estorsione e corruzione a Roma nell’ambito del commercio ambulante. Diciotto misure cautelari (otto in carcere e dieci ai domiciliari) sono state eseguite questa mattina, su delega della procura, dai militari del Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza e dal personale della Polizia Locale di Roma Capitale nell’ambito dell’indagine sul cosiddetto racket delle autorizzazioni per il commercio su strada con il coinvolgimento di pubblici ufficiali, imprenditori e sindacalisti, alcuni appartenenti a una nota famiglia di ambulanti romani.

I reati contestati, a vario titolo, sono quelli di associazione per delinquere, corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilità, rivelazione del segreto d’ufficio, estorsione, abusiva attività finanziaria, usura e autoriciclaggio. Gli investigatori, nel frattempo, hanno provveduto a eseguire un sequestro preventivo di disponibilità finanziarie per un milione di euro, pari ai profitti illeciti conseguiti da alcuni indagati.

L’indagine della Guardia di finanza e della polizia locale di Roma denominata “Monsone” ha consentito di ricostruire “un collaudato sistema corruttivo ed estorsivo posto in essere da un sodalizio criminale di 13 persone”: due pubblici ufficiali (l’allora responsabile degli Uffici “Disciplina” e “Rotazioni” del Dipartimento Attività Produttive del Comune di Roma e un suo diretto collaboratore), quattro esponenti di un’associazione sindacale di categoria ed un gruppo di sette imprenditori/commercianti (tre dei quali di nazionalità bangladese, siriana e israeliana). L’organizzazione – secondo gli investigatori – ha “gestito, a scopo di illecito arricchimento, le autorizzazioni amministrative per l’esercizio di attività commerciali su aree pubbliche e le numerose postazioni presenti nella capitale nel settore del commercio ambulante, avvalendosi (qualora necessario) di condotte intimidatorie, minacce e violenze per ottenere indebite somme di denaro”.

Denaro contante, ripetuti pranzi o cene, capi di abbigliamento griffati e abbonamenti annuali per assistere a partite del campionato di calcio di Serie A. Erano le ‘utilità’ ricevute dai pubblici ufficiali e dagli incaricati di pubblico servizio coinvolti, secondo la Guardia di finanza e la Polizia locale, in un sistema estorsivo nella gestione del commercio ambulante della capitale. Contestate anche ipotesi di usura con prestiti tra i 2 e i 5mila euro e l’applicazione di tassi d’interesse annui superiori anche al 500%.

(immagine d’archivio)

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Tutti i preti sono positivi al Covid: messe sospese in una parrocchia a Roma

La parrocchia di San Gregorio Magno, in piazza Certaldo a Roma, sospende le messe. I tre sacerdoti che la gestiscono sono risultati tutti positivi al Covid-19 e sono in attesa di fare un nuovo tampone. “Fortunatamente stiamo bene. Tutto è partito da una suora che aveva alcuni sintomi. Dopo aver fatto il test è risultata positiva”, spiega don Stefano, uno dei parroci di San Gregorio Magno. “A quel punto c’è stato lo stesso esito per i due sacerdoti, mentre io ero negativo. Dopodiché, il 30 agosto, anch’io sono risultato positivo al primo tampone. Abbiamo fatto il secondo il 12 settembre e l’esito è stato lo stesso”.

Nel frattempo, le celebrazioni in chiesa sono state sospese, in attesa dell’ultimo tampone. “Il prossimo lo faremo domani, siamo in contatto con l’Asl e sapremo il risultato verso martedì. Speriamo di essere negativi e di poter ricominciare a celebrare le messe”, aggiunge don Stefano. Nei giorni precedenti, a sostituire i sacerdoti in quarantena, erano stati i parroci delle comunità vicine ma, scrive su Facebook la parrocchia di San Gregorio Magno: “Adesso dobbiamo necessariamente sospendere le celebrazioni fino alla completa guarigione. La chiesa rimane comunque aperta per la preghiera dalle 7 alle 12 e dalle 16 alle 19, ma non saranno presenti i sacerdoti. Comunicheremo la ripresa appena ne avremo di nuovo la possibilità. Grazie a tutti”.

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Roma capitale d’Italia compie 150 anni. Ma sembra che nessuno voglia festeggiare

Il 20 settembre del 1870 è una data di importanza eccezionale per l’Italia e per il Vaticano: in quel giorno cessa il millenario potere temporale dei Papi e Roma diventa la Capitale dell’Italia, finalmente unificata. A quell’epoca la città ha due facce ben distinte: da un lato il Vaticano e la nobiltà papalina, con i suoi sfarzosi palazzi; dall’altro un popolo miserabile e turbolento, con i bambini a disposizione dei ricchi pedofili che vengono da tutta Europa per soddisfare a poco prezzo i loro vizi. Ne parla Goethe nel suo Viaggio in Italia; lo ha ricordato di recente Gian Antonio Stella nel suo splendido L’orda.

Fra i tanti Stati in cui è divisa l’Italia, nel 1870 il Vaticano è l’unico a non avere ancora abolito la pena di morte, che pratica spesso: una lapide in piazza del Popolo ricorda i due anarchici Angelo Targhini e Leonida Montanari, decapitati sul posto dal famoso boia Mastro Titta. Fra il 1796 e il 1870 si contano, fra impiccagioni, decapitazioni e talvolta (per variare) squartamenti, 527 esecuzioni. La pena di morte resterà in vigore – anche se limitata al reato di uccisione del Papa – fino al febbraio del 2001, quando Giovanni Paolo II la cancellerà dalla “Legge Fondamentale” (l’equivalente della nostra Costituzione).

Dopo la presa di Roma, comincia una faticosa convivenza, regolata dalla Legge delle Guarentigie, varata dal governo italiano nel maggio del 1871, con la quale lo Stato garantisce al Papa l’inviolabilità della persona, il conferimento degli onori sovrani, la possibilità di mantenere guardie armate al proprio servizio, il possesso dei “sacri palazzi” ; assicura la extraterritorialità del Vaticano; si fa carico (con uno stanziamento annuale di 3.225.000 lire) delle spese di mantenimento della corte papale. Nonostante le molteplici aperture e concessioni operate dallo Stato, la Chiesa oppose un rifiuto sdegnato della legge (che, a parere del pontefice, garantiva solo “futili privilegi e immunità”).

Penso siano note a tutti le generosissime concessioni fatte al Vaticano da Mussolini (ansioso di conquistarsi il favore dei cattolici) con il Concordato del 1929, solo in parte ridotte con la revisione del 1984 (Craxi-Casaroli), così come è noto, almeno per sommi capi, il meccanismo di ripartizione dell’otto per mille, che assicura alla Chiesa Cattolica un indebito vantaggio di qualche miliardo l’anno.

Credo invece che pochi sappiano che ancora oggi lo Stato italiano si fa carico di amministrare 360 chiese, fra cui alcune fra le più celebri e fastose, da San Giovanni e Santa Maria del Popolo a Roma, Santa Chiara e San Domenico Maggiore a Napoli e molte altre in tutta Italia. Comprese tutte le opere d’arte presenti nelle chiese. La missione affidata al Fondo edifici di culto (Fec), gestito dal Ministero degli Interni, è quella di assicurare la tutela, la valorizzazione, la conservazione e il restauro dei beni, poi utilizzati dalla Chiesa Cattolica per le proprie esigenze di culto. Con un costo per lo Stato di cui non è facile conoscere l’entità.

La generosità dei nostri governanti nei confronti della Chiesa è stata clamorosamente confermata di recente, dopo la sentenza della Corte di giustizia europea del novembre 2018 che ha ingiunto allo Stato italiano di reclamare dal Vaticano i 4 o 5 miliardi (stima Anci) di Ici arretrato. Nemmeno in tempi di Covid – mentre da un lato l’Italia annaspa per fronteggiare le conseguenze economiche della pandemia e dall’altro papa Bergoglio assicura di voler aiutare “la cara Italia” – risulta che il nostro ministro dell’Economia non abbia osato bussare alle porte di San Pietro per chiedere che si dia “a Cesare quel che è di Cesare”. Rischiando così una ennesima procedura di infrazione per l’Italia.

Del resto, c’è poco da aspettarsi da una classe politica (con poche distinzioni fra partiti) che da sempre sopporta le invasioni di campo del Vaticano negli affari interni del nostro Stato. E lo fa con una arroganza che non tiene conto della rapidissima secolarizzazione della società italiana, così sintetizzata nell’ultimo rapporto annuale dell’Eurispes: fra quanti si dicono genericamente “cattolici”, il 25,4% è praticante, il 45,7% non praticante. Se poi si guarda alla percentuale dei giovanissimi, si scende al 13,5%. In prospettiva, una religione destinata alla irrilevanza se non in via di estinzione.

Per tutte queste ragioni la ricorrenza del prossimo 20 settembre, quest’anno, meriterebbe di essere celebrata con particolare solennità. Sembrava convinto di ciò anche il governo, che aveva dato vita ad un Comitato di esperti incaricato di stendere un calendario di eventi per la storica ricorrenza.

E invece proprio in questi giorni lo stesso governo – dovendo fissare una data a settembre per le elezioni regionali – ha scelto, fra le 4 domeniche disponibili, proprio la domenica 20 settembre (e il successivo lunedì mattina). E’ vero che nel Lazio non si voterà, ma è certo che l’attenzione politica e giornalistica sarà tutta concentrata sull’andamento e sui risultati delle elezioni, che potranno significare anche la sopravvivenza o la fine del debole governo in carica, con tutto quanto ne conseguirebbe.

Senza voler fare della “dietrologia”, è inevitabile chiedersi se si è trattato di un incredibile errore politico o se dietro questa scelta ingiustificata e ingiustificabile non vi sono le pressioni del mondo cattolico per distogliere l’attenzione degli italiani da quello che resterà sempre un giorno di lutto per il potere pontificio e di festa per il mondo laico. Anche per questo il 20 settembre, a Porta Pia, dovremo essere in tanti.

Ps. Ho chiesto alla Associazione Luca Coscioni, di cui sono un assiduo collaboratore da molti anni, di prendere posizione contro questa stolta decisione del Governo. Già il suo nome – “Associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca scientifica”- giustificherebbe in pieno una contrapposizione con quella Chiesa che ha messo al rogo Giordano Bruno e ha processato Galileo Galilei (ma anche ai nostri giorni, non potendo ricorrere a rogo e processi, ostacola in ogni modo la ricerca scientifica in campo medico: basti ricordare la guerra di Ruini contro la procreazione medicalmente assistita, che ha portato l’Italia al paradosso di un pazzesco referendum).

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Algero Corretini, dal muro a star del web: l’influencer marketing ai tempi del 1727

Il 17 maggio 2020 in Italia esplode la chiave di ricerca “ho preso il muro fratellì”. L’espressione fa il giro di Roma, prima, e dell’Italia intera, poi, a seguito di un incidente in macchina ripreso in diretta su Instagram. Alla guida dell’automobile, e alla direzione del video in tempo reale, c’è Algero Corretini.

Romano, classe 1996, Algero intraprende sin da giovane la carriera di rapper sotto il nome di Esak. Poi diventa 1727wrldstar, e inizia a conquistare popolarità su Internet grazie a una serie di dirette su Instagram e Twitch in cui discute in modo animato con altri artisti e personalità del web.

Il video del suo incidente in macchina, avvenuto per via di un’inversione a U a tutta velocità in zona Ponte Galeria-Magliana Vecchia, diventa virale in pochi giorni. La viralità si traduce in un aumento di visibilità per Algero, che ingigantisce il proprio seguito e la propria copertura mediatica.

Lato utenti, Algero passa in poco più di un mese da 79mila a 205mila f0llower su Instagram. Lato media, Algero viene intervistato prima da La Zanzara, trasmissione radiofonica di Radio 24 che concederà al 1727 più di un intervento nelle settimane successive all’incidente. Poi Algero diventa protagonista anche a Le Iene. Il servizio de Le Iene, andato in onda il 23 giugno, svela uno dei particolari meno noti della storia di Algero. Se è vero che l’incidente in auto è costato al 1727 il ritiro della patente e il sequestro del mezzo, è altrettanto vero che Algero ha saputo convertire la propria popolarità in opportunità di business.

Algero Corretini oggi guadagna circa 5mila euro a settimana per promuovere prodotti legati al mondo dell’abbigliamento, della musica, delle scommesse, del gaming online e di tanti altri settori che trovano valore nel farsi sponsorizzare dal 1727. Ho dunque contattato Algero per ottenere qualche dettaglio aggiuntivo.

Innanzitutto è emerso che il 46% dei suoi follower ha tra i 18 e i 24 anni, mentre il 33% rientra nella categoria 25-34. “L’incidente ha solo consolidato un pubblico che già avevo”, afferma Algero. “Parliamo di un profilo da oltre 20 milioni di impression, con 2 follower su 3 che mi guardano le stories”.

“Devi capire che i numeri che faccio li fanno solitamente profili Instagram con milioni di follower, nella maggior parte dei casi comprati palesemente”, prosegue Algero. “Le aziende mi contattano perché sanno che ho gli occhi puntati addosso. Io muovo le acque, ho una presa sul pubblico che non ha nessuno”.

Importante a questo punto fare una precisazione. Non si sta entrando nel merito se questo fenomeno sia giusto o sbagliato. Si tratta qui di fotografare in modo chirurgico e asettico un fatto. Il fatto è che Algero Corretini garantisce al suo pubblico uno show quotidiano che poi monetizza in modo strategico.

Soprattutto sul territorio capitolino molti brand locali interessati a un’audience romana e attiva come quella di Algero hanno reputato più strategico dare un compenso e regalare prodotti al 1727 in cambio di visibilità sulle sue Instagram stories piuttosto che attivare altri canali di marketing. “Questo è proprio il mio sport – prosegue Algero – Oggi faccio selezione delle aziende per quante proposte ricevo. Questi brand non pretendono clausole di non concorrenza con altri brand dello stesso settore, né hanno richieste particolari sui contenuti da produrre”. Di fatto Algero promuove questi prodotti come vuole.

Assistiamo in prima persona a uno dei fenomeni più particolari della storia del web in Italia. Una personalità controversa sta utilizzando in modo anticonvenzionale i principi basilari dell’influencer marketing per generare introiti da top manager.

Algero Corretini non sta violando i sistemi informatici di un alcun sito web. Eppure ci sono tutti i presupposti per classificare il 1727 come un hacker, che sta scardinando le regole precostituite del web per sete di gloria, e di successo economico. Che ci piaccia o no, Algero ha deciso di salire sul palco e noi abbiamo accettato di guardare.

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Roma, morta anziana 81enne: arrestata la badante, è accusata di maltrattamenti. “Ha chiamato i soccorsi un’ora dopo”

È morta in ospedale un’anziana invalida di 81 anni che era stata trasportata in ospedale in gravi condizioni dopo essere stata picchiata dalla badante a inizio maggio a Roma. L’ha colpita con schiaffi e gomitate, fino a farla cadere dal letto, e poi ha chiamato i soccorsi un’ora dopo, lasciandola priva di sensi a terra. Questa l’accusa nei confronti di una donna di 52 anni originaria dell’est Europa che assisteva la vittima: arrestata dai carabinieri di Roma Casal Palocco, la badante è stata portata nel carcere di Rebibbia e dovrà rispondere di maltrattamenti aggravati contro familiari o conviventi. Sul corpo dell’anziana verrà effettuata l’autopsia.

Secondo gli investigatori, infatti, le lesioni riportate dalla vittima non erano riconducibili a una caduta accidentale, come invece testimoniato dalla 52enne. Le immagini dell’impianto di videosorveglianza installato nell’abitazione dell’anziana nella zona dell’Infernetto hanno poi confermato i sospetti. Dai video, infatti, si vede la 52enne colpire più volte con schiaffi e gomitate la vittima facendola cadere dal letto per poi lasciarla a terra, in stato di incoscienza, per circa un’ora, prima di chiamare i soccorsi.

La badante aveva testimoniato, invece, che la 81enne era caduta da sola nella propria abitazione, ma un familiare della vittima non convinto dalla ricostruzione aveva immediatamente chiamato i carabinieri. Dalle indagini è emerso che la 52enne era già conosciuta alle forze dell’ordine ed era irregolare sul territorio nazionale. Il medico personale dell’anziana, poi, che aveva prestato i primi soccorsi, non aveva confermato che le ferite riportate dalla vittima fossero compatibili con una semplice caduta.

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