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Gennaio con le Sorelle Bandiera e un agosto pieno di baci: ecco come sogno il 2021

Qualche sera fa ho rivisto Match Point, film del 2005 diretto da Woody Allen. La scena del bacio se la ricordano tutti, là tra le spighe e sotto la pioggia. E’ che oggi pare surreale vedere limonare duro, siete d’accordo? Ho ipotizzato un 2021 back to the future, un po’ per sperare di tornare come ai vecchi tempi e un po’ per farci sognare. Pronti?

Gennaio

Torneranno le Sorelle Bandiera in versione Re Magi e doneranno apertura mentale, rossetti-fellatio-proof e fatti più in qua.

Febbraio

Mese dedicato agli scambisti che, dopo un anno di “giochiamo al ferroviere” con le rotaie casalinghe della Polistil, riprenderanno a trascorrere serate viziose nelle discoteche boudoir della bassa.

Marzo

Primavera al cinema. Dopo che l’ultimo cinema porno bolognese ha chiuso i battenti, qualche facoltoso visionario investirà nuovamente nelle sale a luci rosse. Lì anche negli anni ’70 il distanziamento fisico era garantito per evitare di sporcare la poltrona alla sinistra della mano amica.

Programmazioni domenicali e diurne e lezioni di educazione sessuale prima dello spegnimento delle luci in sala. Come sex coach – ovviamente – Merope Generosa nostra.

Aprile

Finalmente le prime trasferte al mare su torpedoni con venditrici di sex toys che allieteranno quelle tre ore di viaggio. Pit stop all’area di servizio dove nella toilette si potrà testare il vibratore che garantisce orgasmo multiplo in 6 secondi netti.

Maggio

Mostre d’arte e fotografia giusto per una capatina e far finta di capire qualcosa tipo Albertone nostro in “Dove vai in vacanza?”

Giugno

Apericena, aperilove, aperimerenda, aperimare, aperipesce, aperichecisiamostufati. W le bocciofile, i Cral e quei bei manzi in canottiera che giocano a briscola.

Luglio

Shorts e pattini a rotelle. Serve altro?

Agosto

Abbracci appiccicaticci, senza timore di nulla. E poi quella bottiglia di birra da una bocca all’altra, per poi sentire il sapore del luppolo dopo un bacio di quelli da iguana.

Settembre

Ballare all night long. Come ai tempi dell’Odissey 2001 di Saturday night fever o del Kiwi di Piumazzo. Sudati, allegri, vicini, struscianti.

Ottobre

Voli low cost per arte e cultura: da Agrigento a Edimburgo. L’importante è muoversi, vedere, inebriarsi, innamorarsi. Dal vivo. L’on-line ha già scartavetrato gli zebedei.

Novembre

Camini e amici. Castagne e vino novello. Musica jazz e libri. Panno a quadrettoni e sedia a dondolo… ah no, quella sono io.

Dicembre

Rewind e valgono i consigli dello scorso anno, magari facendo tornare accanto a noi chi abbiamo perduto nel 2020. Sì, è impossibile, ma sono comunque dietro l’angolo.

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Mentre fai l’amore prova a fermarti per un minuto e ad assaporare quella sensazione

Su una maglietta indossata da Madonna c’era scritto: “Gli italiani lo fanno meglio!”.

Era autopromozione, visto che lei è di origini italiane.

Ma da statistiche e ricerche non risulta che i nostri connazionali se la passino meglio di altri popoli industrializzati… e passiamo più tempo a massaggiare il cellulare che l’amante… È la globalizzazione… Vediamo tutti gli stessi film, leggiamo gli stessi romanzi e facciamo sesso grossomodo nello stesso modo

In particolare molti maschi stanno veramente a pezzi: i video porno sono un interessante sistema di rilevazione dei gusti maschili. Il mercato produce le tipologie più cliccate. Quindi il fatto che nel 90% dei video lui, dopo aver sperimentato tutte le posizioni possibili del Kamasutra (più alcune veramente impossibili), finisca il rapporto masturbandosi e si esalti quindi schizzandole addosso è un indicatore brutale di una fantasia deviata che trova l’eccitazione non nel tripudio del darsi piacere reciprocamente ma nel gusto triste di un atto di dominanza patetico e infantile.

E le donne che ancora scelgono di insistere a cercare un maschio non svalvolato sono molto insoddisfatte: maschi troppo veloci, poco interessati al piacere della donna, non hanno capito che esiste il punto G e sono convinti che il clitoride sia una particolare varietà di bauxite extracomunitaria.

Troppe persone non sono per nulla soddisfatte della loro vita sessuale.
Non si divertono.

In effetti l’idea del sesso che ci vendono i media, collaterale al consumismo gigantista dei siti porno, è avvilente… è la fiera delle apparenze, la fatica della trasgressione, il gusto del feticcio, calze a rete, tacchi a spillo, tette finte, labbra gonfiate. È un sesso recitato, interpretato, e mi raccomando non si ride durante il coito! È una cosa seria!!! E mi tocca di leggere perfino qui, sul Fatto on line, l’elogio dei sostitutivi sessuali con le batterie ricaricabili…

Gente che pur avendo dita, labbra, lingua e magari anche un organo sessuale, preferisce toccare con una pugnetta vibrante…
Ma la cercano veramente l’estasi nell’amore e nel sesso?
Quanti si danno il tempo per arrivare ai vertici del piacere?
Pochi. E sì che non costa niente ed è pure facile: ma chissà perché non è diffusa l’abitudine di massaggiare la persona che ami mentre guardi con lei la tv (massaggiare NON messaggiare). Pochi fanno il bagno assieme e si lavano reciprocamente i capelli. Pochi si dedicano ad ascoltare l’amante. Pochi chiedono: cosa ti piace fare? Pochi raccontano cosa piace a loro.

La sessualità nel 2020 è sicuramente migliore e più libera di quella di 30 anni fa, quando scrivevo Lo zen e l’arte di scopare, ma stiamo spaventosamente sotto la sufficienza. Disgraziatamente i leader progressisti non si sono accorti che c’è un nesso tra cattiviamo, settarismo e razzismo e insoddisfazione sessuale (già illustrato da Wilhelm Reich ai tempi di Hitler). Nei comizi non si parla né d’amore né di sesso.

Non ho mai sentito nessuno gridare dal palco: “Compagni, mentre facciamo l’amore fermiamoci per qualche minuto ad assaporare quella sensazione di calore, di contatto, di sintonia! Solo se gusti fino in fondo il piacere calmo delle carezze, dell’accogliere la persona che ami, coccolarla, accarezzarla, puoi arrivare a un acme squassante, profondo. Il piacere supremo nasce dalla lentezza, dal tempo impegnato nello stare immobili per non perdere neppure un fruscio del suo respiro. Questa è la strada dell’estasi! Solo se sapremo migliorare la qualità del nostro amore sapremo costruire una società migliore. Se non sai fare l’amore con abbandono non saprai collaborare a grandi progetti. Se non metti la ricerca dell’estasi al centro della tua vita non avrai l’energia necessaria per prendere in mano la tua vita e cambiare quel che non ti piace del mondo!”.

Ma abbiamo a che fare con leader che sono progressisti immaginari.
E con italiani che non sono interessati al piacere ma solo all’esibizione dei loro feticci.
E più sono danarosi meno capiscono. Che coscienza vuoi che abbia del piacere una persona disposta a spendere 100 euro per una bottiglia di vino e poi non è in grado di accorgersi che la frittura che accompagna il vino è realizzata con olio di semi estratto con solventi derivati dalla benzina… E sono felici quando lo chef serve i gamberi sospesi su un letto di ghiaccio secco e annusano i vapori credendo che sia il vento dell’est…

Coglioni!

Hanno il palato vaporizzato, i sensi ingorgati e per sentire qualche cosa devono infilarsi un motore turbo in qualche buco.
E poi ci si stupisce che la destra avanza… Ma non è colpa loro. È colpa nostra. Ci siamo dimenticati quel che avevamo capito da ragazzi: “Fate l’amore non la guerra!”; ma facciamolo veramente, con l’anima, e non con le 50 sfumature di merda.

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Acromotofilia, la sessuologa: “C’è chi si eccita con l’alluce valgo, chi con le stampelle e chi si fa amputare arti volontariamente”

Si chiama acromotofilia ed è il termine usato per coloro che sono attratti dalla disabilità fisica con una particolare attrazione sessuale per le persone con arti amputati. Sui vari siti web di porno gratuito potete rintracciare alcuni esempi digitando amputee. Poi c’è un ulteriore gradino: il devotee. Che è poi ciò che ha provato ad indagare la psicoterapeuta Stefania Angeli. La dottoressa ha raccontato a La Zanzara la sua esperienza. Dopo essersi finta una devotee sul web, ha incontrato persone che addirittura si fanno amputare arti volontariamente.

“La richiesta è veramente molto alta. Molti degli incidenti domestici, estremamente particolari, non sono veri e propri incidenti ma amputazioni dovute al devotismo – ha spiegato la psicologa – Perché la loro immagine mentale corretta è secondo l’amputazione desiderata. Si sentono belli e piacevoli e attraenti con l’amputazione desiderata. Mentre sentono l’arto presente come qualcosa in più, come se noi avessimo una gamba in più”. Angeli ha spiegato che In Italia esistono medici che compiono questi interventi ovviamente non alla luce del sole. Il costo varia dai 10 ai 20mila euro. La psicoterapeuta definisce questa pratica “un’amputazione al mercato nero”.

La stima, inoltre dei devotee in Italia è, secondo la Angeli, di diverse decine di migliaia di persone. “C’è chi si eccita esclusivamente con l’alluce valgo, c’è chi si eccita esclusivamente con persone che hanno amputazioni, oppure tetraplegici, oppure ustionati. C’è chi si eccita esclusivamente con i gessi, cioè con persone con un arto rotto e quindi ingessati. C’è chi si eccita esclusivamente con i presìdi ortopedici. Cioè le stampelle, le imbracature. E la cosa riguarda spesso gli addetti ai lavori, cioè quelli che assistono i vari disabili”. Ultimo dettaglio. Tra i devotee si distinguono i pretender ed i wannabe. “I pretender sono coloro che fingono di essere disabili, quindi vanno in sedia a rotelle o si legano parti del loro corpo per fingere (…) Gli wannabe sono quelli che si vogliono far mutilare. E ci riescono pure”.

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Giornata mondiale del disabile, l’esigenza della sessualità è un diritto di tutti

Di sesso si parla spesso, ma non sempre nel modo giusto e rispettoso di tutti. Infatti, quando si associa alla sessualità la condizione di disabilità, si iniziano a fare i conti coi pregiudizi, gli stereotipi e i limiti, sia interiori che posti dalla società, scaturiti da questo accostamento.

Si tende a credere che le persone disabili non possano godere della possibilità di avere una vita sessuale e di beneficiare dell’attività sessuale al pari degli altri. Al contrario la sessualità nella disabilità, concepita come diritto umano universale, riguarda un concetto da sostenere ed estendere a parità di qualunque tipo di condizione.

Già nel 1993 l’Assemblea generale dell’Onu ha pubblicato un documento nel quale veniva riconosciuto a tutti i portatori di handicap, sia fisico che mentale, il diritto “di fare esperienza della propria sessualità, di viverla all’interno di una relazione, di avere dei figli, di essere genitori, di essere sostenuti nell’educazione della prole da tutti i servizi che la società fornisce, e anche, non ultimo, il diritto a ricevere un’educazione sessuale”.

Questo documento ha rappresentato l’esito di una riflessione attorno alla tematica della sessualità in condizioni di disabilità, simboleggiando la maturazione di una presa di coscienza circa la legittimazione a poterne, e a doverne, godere. Il disagio e l’imbarazzo che spesso si prova quando si parla di sesso aumentano quando ci si ritrova ad affrontare l’argomento con persone portatrici di disabilità, dal momento che ci rimane estremamente difficile immaginare quali gesti, immagini, sensazioni o contenuti vadano a formare la loro idea di sessualità.

Questo conduce spesso alla percezione intrinseca di non sentirsi abbastanza attrezzati o addirittura autorizzati per addentrarci all’interno della loro vita sessuale, affinché possiamo capire quale idea di sessualità stiano usando, quali significati e aspettative rivesta per loro, di quali comportamenti o timori si componga.

Va innanzitutto sfatato il mito che persone con disabilità, in particolar modo mentale, non abbiano pensieri o non provino desideri sessuali: all’opposto, la loro vita sessuale e affettiva è regolata da centri cerebrali che non rientrano nelle aree compromesse causanti il deficit intellettivo. È per questo che, accanto a curricula volti a far ottenere all’individuo disabile la massima autonomia possibile, andrebbe garantito un supporto specifico per aiutarli a raggiungere un grado accettabile di benessere sessuale.

L’esigenza della sessualità e della relazione si pongono infatti come prerogative comuni all’essere umano. Spesso, in casi di disabilità mentale grave, l’attività sessuale si riduce tendenzialmente al semplice autoerotismo e anche in questi casi occorrerebbe intervenire per far sì che venga praticato in totale sicurezza e privacy. Per quanto riguarda invece la disabilità motoria, va tenuto conto del fatto che i limiti nella motricità non impediscono di generare o ricevere piacere o di avere pensieri sulla sessualità; pertanto, la persona disabile andrebbe seguita e supportata affinché possa raggiungere e mantenere uno stato prospero di salute sessuale.

In questo compito l’educazione sessuale si rivela di fondamentale importanza, per il ruolo che riveste nel sostenere bisogni, dubbi e conoscenze da parte di persone che, nell’immaginario comune, vengono relegate a un ruolo di minore accesso a tale tematica. Compito dell’educatore sarà quello di porsi come mediatore tra i bisogni della persona e la messa in atto di comportamenti funzionali, cogliendo e coniugando richieste, esigenze e possibilità.

L’obiettivo principale di chi lotta a favore delle persone disabili è quello di permettere loro di determinare, almeno in parte, la propria vita, di orientare le proprie scelte e permettere che condividano con qualcuno, anche nell’intimità, sentimenti, storie e significati. Perché un’uguaglianza sia finalmente possibile, è necessario partire dall’offrire a tutti le stesse possibilità di evoluzione, ponendo particolare attenzione a chi presenta maggiori difficoltà.

Si ringrazia la dr.ssa Elisa Ginanneschi per la collaborazione

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Sesso, quando il condom fa flop

Quel che resta del condom. Sembra il titolo di un film porno-romantico, ma quella che segue è una riflessione sui preservativi che hanno fatto flop o di cui non si sente più parlare.

1. Galactic Cap, che invece di coprire tutto il pene copre solo la parte superiore. “È il migliore in 400 anni”, così ha descritto la sua invenzione il californiano Charlie Powell. Il suo scopo è garantire notti d’amore sicure senza, però, rinunciare al piacere. Il Galactic Cap è formato da due parti: una pellicola adesiva e il cappuccio sull’estremità. L’inventore ha mirato a renderlo più pratico possibile: si può indossare anche molte ore prima del sesso e si può bagnare senza perdere la sua funzione di protezione. Peccato che non protegga dalle malattie sessualmente trasmissibili visto che non copre tutto il pene. Nel 2014 doveva essere approvato dalla Us Food and Drug Administration. Se avete notizie, mandatemi un telex.

2. Condom senza lattice e con una leggera dose di Viagra. La prima caratteristica è presente a oggi in molti profilattici dedicati ai vegani. Sulla seconda, ho forti perplessità: non vorrei che, una volta tolto, il preservativo rimanga in modalità alzabandiera. Era il 2015. Se avete notizie, mandatemi un fax.

3. S.t.eye è (era) una fantastica invenzione di un gruppo di quattro ragazzi quattordicenni, allievi della Isaac Newton Academy di Ilford, nell’Essex. Il preservativo ha un indicatore integrato per rilevare le infezioni come la clamidia e la sifilide, trasformando il condom in un colore diverso a seconda del ceppo di batteri presenti per far rilevare la presenza di infezioni sessualmente trasmissibili “in maniera più sicura rispetto al passato e senza la necessità di test invasivi”, si legge. “Abbiamo creato questo condom per aiutare il futuro della prossima generazione. Volevamo fare qualcosa che facesse rilevare le malattie sessualmente trasmissibili, in modo che le persone possano agire immediatamente nella privacy della propria casa, senza procedure invasive”. Se avete notizie, mandatemi qualche segnale di fumo.

4. Vuoi un preservativo tatuato come quello sulla tua schiena? Su Graphic Armor si potevano imprimere sul lattice immagini, parole, simboli. L’idea era anche innovativa, oltretutto pensata da Adam Glickman, colui che ha fondato la prima condomeria d’America. “Non stiamo solo offrendo un nuovo prodotto, stiamo offrendo una nuova mentalità, un nuovo modo di guardare un vecchio prodotto per cambiare atteggiamenti e comportamenti. Negli ultimi 20 anni, abbiamo visto che offrire ai consumatori scelte e persino imballaggi personalizzati in preservativi con loghi o umorismo aiuta ad aumentare l’uso del preservativo. La tecnologia di stampa personalizzata sul lattice ha il potenziale per superare le barriere che hanno ostacolato l’uso del preservativo a livello globale per decenni.” Bravo mister Glickman. Peccato che il sito sia oscurato e adieu. Anzi bye bye. Se avete notizie, mandatemi un piccione viaggiatore.

Concludo con una notizia recente e super tecnologica. Volete misurare le vostre prestazioni sessuali? Forse non conoscete il profilattico 4.0 ovvero wireless, rilevatore di prestazioni e malattie. La notizia è uno specchietto per le allodole perché in realtà è un anello da mettere alla base del condom. A me sembra uno pneumatico per la bicicletta. In ogni caso, se avete notizie tenetele per voi. A me delle vostre performance sessuali interessa il giusto. La cosa importante è che usiate sempre e comunque un semplice preservativo.

Potete seguirmi su Instagram e sul mio sito www.sensualcoach.it

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