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Samsung a IFA 2019 punta tutto sulla domotica con aspirapolvere, purificatore d’aria e sanificatore di indumenti

Samsung si è presentata a IFA 2019 con molte novità che riguardano più il settore della domotica che quello smartphone. In quest’ultimo caso si è parlato dell’Exynos 980, il primo chip smartphone prodotto dall’azienda sud coreana con modem 5G integrato. Del resto, per quanto riguarda gli smartphone, l’azienda aveva già annunciato i Galaxy Note 10 e Note 10+ giocando d’anticipo rispetto alla fiera tedesca. Il focus quindi è stato sulla smart home, con AirDresser, il dispositivo per sanificare i vestiti, l’aspirapolvere PowerStick Jet senza fili che si propone come concorrente diretto di Dyson, e il purificatore d’aria CleanAir Cube AX9500. Nella stessa giornata, Samsung ha annunciato con un comunicato stampa che lo smartphone pieghevole Galaxy Fold arriva finalmente in commercio, ma per ora solo in Corea.

Exynos 980

Con l’Exynos 980, Samsung entra ufficialmente nel settore dei chip 5G per smartphone. Si tratta del primo prodotto dell’azienda di Seoul che integra un modem progettato per il nuovo standard di rete. Svolge anche le funzioni di processore del sistema, più precisamente un prodotto a otto core. Non solo: nel chip sono integrati anche la circuiteria per l’elaborazione grafica e la Neural Processing Unit, in italiano “acceleratore a intelligenza artificiale”, che rispetto al predecessore dovrebbe essere 2,7 volte più potente.

L’integrazione di tutti questi elementi nello stesso chip ha l’obiettivo di aumentare il risparmio energetico. Il primo prodotto a integrare il nuovo chip dovrebbe essere il Galaxy S11, che dovrebbe entrare in produzione a fine 2019. Non si sa ancora nulla sulla dotazione, quello che è noto che, specifiche tecniche alla mano, l’Exynos 980 supporta fotocamere con risoluzione fino a 108 Megapixel, il supporto per lo standard video HDR10+ e l’encoding e il decoding in 4K UHD a 120 fotogrammi al secondo.

AirDresser

Come suggerito dal nome, AirDresser è un dispositivo per sanificare i vestiti. Rimuove polvere e batteri dagli indumenti usando tre tecnologie differenti: Jet Air, Air Hangers e Jet Steam. In più, attraverso la funzione Heatpumt Drying, asciuga i capi a bassa temperatura preservandone forma e colore. Chi è andato al ristorante e ha la giacca che odora di frittura, invece, potrà attivare il Deodorizing Filter per rimuovere gli odori. Tutte le funzioni si possono controllare con l’apposita app per smartphone.

Come si vede dall’immagine è un vero e proprio complemento d’arredo, un armadio con design minimalista che occupa poco spazio e, grazie al colore neutro, si inserisce in diversi tipi di ambienti.

PowerStick Jet

PowerStick Jet sembra avere le carte in regola per disturbare la leadership di Dyson nel settore degli aspirapolvere senza filo. Si tratta di una scopa elettrica wireless, che combina il Digital Inverter Motor sviluppato da Samsung con il Jet Cyclone System. Il risultato è una potenza d’aspirazione di 200 Watt che, grazie al sistema di filtrazione a 5 strati HEPA, dovrebbe catturare il 99,999% delle particelle di polvere e allergeni.

Esteticamente ricorda un po’ i modelli Dyson, con plastiche trasparenti che lasciano intravedere parte della componentistica interna. Sappiamo che arriverà in Italia, ma al momento non ci sono informazioni circa quando e a che prezzo.

CleanAir Cube AX9500

CleanAir Cube AX9500 è un prodotto modulare, con diversi componenti che si possono aggiungere e togliere a seconda delle esigenze, e che comunicano tra loro via Bluetooth. Il modulo centrale è il sistema di purificazione Wind-Free, con una struttura a tre strati che deodora l’aria. Stando ai dati ufficiali, dovrebbe catturare il 99,97% delle particelle ultrasottili (0,3µm) con il terzo filtro. In più, grazie alla tecnologia Activated Carbon Deodorization Filter, profuma anche l’ambiente in cui viene collocato. Tutte le funzioni si possono controllare con lo smartphone.

Televisori

Samsung amplia la gamma di televisori di grande formato con il nuovo TV QLED 8K da 55 pollici che è destinato ad affiancare le attuali versioni da 65, 75, 82 e 85 pollici. Sarà disponibile a livello globale a settembre, a un prezzo non ancora comunicato.

Samsung Galaxy Fold in vendita in Corea del Sud

Questo annuncio non riguarda IFA, ma è comunque degno di nota: dopo i problemi iniziali, finalmente lo smartphone pieghevole di Samsung è pronto per arrivare in commercio. Le vendite partiranno dall’Asia, per poi estendersi al resto del mondo, Europa inclusa. Nel comunicato stampa Samsung fa esplicito riferimento a Francia, Germania, Singapore, Regno Unito e Stati Uniti, e accenna anche a una versione 5G, che sarà però limitata solo ad alcuni mercati. Attendiamo comunicazioni ufficiali sulla disponibilità in Italia.

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ROG Phone e VivoWatch SP sono i cavalli di battaglia di Asus a IFA 2019

Asus si presenta alla fiera berlinese IFA 2019 con una carrellata di prodotti che comprende smartphone, smartwatch e computer portatili. Arrivano in Europa l’atteso ROG Phone 2, lo smartwatch VivoWatch SP, e una cascata di notebook delle famiglia ZenBook Pro Duo e di prodotti ProArt.

ASUS ROG Phone 2

Lo smartphone ROG Phone 2 si appresta ad arrivare in vendita in Italia con una dotazione che comprende 12 Gigabyte di memoria RAM e 512 GB di spazio di archiviazione (Elite Edition), che raddoppiano addirittura a 1 Terabyte nel caso della versione “Ultimate Edition”. Si tratta di uno smartphone indirizzato ai videogiocatori, quindi non c’è da stupirsi per la configurazione di fascia altissima, che comprende anche il processore Snapdragon 855+, uno schermo AMOLED da 6,59 pollici con risoluzione di 1.080 x 2.340 pixel. Lo schermo è inoltre compatibile con lo standard HDR10, ha un tempo di risposta di 1 millisecondo (più il valore è basso, meglio è) e una frequenza di aggiornamento di 120 Hz (più è alta, meglio è).


La doppia fotocamera posteriore con sensore principale da 48 Megapixel, il sistema di raffreddamento GameCool II sfrutta una camera di vapore 3D per tenere a bada i bollenti spiriti, e i due altoparlanti stereo frontali dovrebbero erogare suoni di qualità.

Non mancano gli accessori espressamente creati per giocare, le partnership strette da Asus con alcune tra le principali software house del gaming mobile, come Blazing Games Inc., Capcom, Gameloft, MADFINGER Games e Pixelbite.

I prezzi sono di 899 euro per la Elite Edition e di 1.199 euro per la Ultime Edition. La prima è già in vendita presso i punti vendita autorizzati; la seconda sarà disponibile in esclusiva sul negozio online ASUS eShop tra ottobre e novembre.

ASUS VivoWatch SP

VivoWatch SP è uno smartwatch focalizzato su chi pratica sport ed è attento alla salute. La dotazione include sensori ECG e PPG che elaborano i dati mediante la tecnologia proprietaria HealthAI, che monitora 24 ore su 24, in tempo reale, i principali parametri relativi allo stato di benessere, come frequenza cardiaca, livello di ossigenazione del sangue (saturazione), indice di attività nervosa autonoma (ANS – Autonomic Nervous System age), livello di stress e pressione sanguigna.


Chi ama allenarsi all’aperto gradirà la presenza di un sensore GPS integrato, i cui dati concorreranno poi a tracciare le statistiche nell’app ASUS HealthConnect, con mappe, velocità, distanza, durata e ritmo di allenamento. La funzione di coaching serve per impostare un ritmo personalizzato ritmo di allenamento, così che il VivoWatch SP possa monitorare la velocità di chi lo indossa durante la corsa, e vibrare se si supera o si scende al di sotto del valore impostato.

VivoWatch SP è inoltre impermeabile fino a 50 metri di profondità (5 ATM), e stando ai dati ufficiali dovrebbe garantire un’autonomia fino a 14 giorni. al momento non sono state diffuse le informazioni ufficiali circa prezzi e disponibilità.

Gamma ProArt

ProArt è la famiglia di dispositivi Asus pensata per i creativi, che a questo giro si arricchisce di quattro nuovi dispositivi. Il Display PA32UCG è il primo schermo HDR 1600 al mondo con frequenza di aggiornamento di 120 Hz variabile. Ha una risoluzione 4K e una retroilluminazione mini LED. Il monitor è certificato VESA, supporta una luminosità a schermo interno di 1.000 candele al metro quadro e un rapporto di contrasto di 1.000.000:1.

Questo accessorio si può collegare ai nuovi notebook della gamma ProArt: Studio Book One e Stubio Book Pro X. Entrambi sono equipaggiati con scheda grafica Nvidia Quadro RTX (6000 per il primo modello e 5000 per il secondo) e hanno in dotazione i più recenti processori Intel Core i9 di nona generazione. Il raffreddamento della base è affidato a un modulo termico in lega di titanio; inoltre, i componenti che generano calore sono posizionati dietro al display per garantire maggiore comfort all’utente, anche quando usa il notebook appoggiato sulle ginocchia.








Il display ha risoluzione 4K UHD ed è certificato Pantone, ha una frequenza di aggiornamento di 120Hz, supporta al 100% la gamma colore Adobe RGB. Lo StudioBook Pro X integra lo ScreenPad 2.0 di ASUS, un touchscreen secondario interattivo.

Chiude questa gamma il computer desktop Station D940MX, che è compatto ma potente, grazie al processore Intel Core i9 di nona generazione, fino a 26 GB di memoria e grafica Nvidia Quadro RTX 4000 o GeForce RTX 2080 Ti.

I prezzi di tutti i prodotti ProArt non sono ancora stati comunicati.

ZenBook Pro Duo UX581 e UX481

Questi due notebook sono equipaggiati con lo ScreenPad Plus (il secondo display integrato sopra alla tastiera) e si distinguono anzi tutto per le dimensioni dello schermo: 15,6 pollici per l’UX581 e 14 pollici per l’UX481. Il primo ha in dotazione processori fino a Intel Core i9 di nona generazione, un massimo di 32 GB di memoria RAM, uno spazio di archiviazione fino a 1 TB e scheda grafica Nvidia GeForce RTX 2060. Lo schermo da 15,6 pollici ha risoluzione 4K UHD (3840 x 2160), è certificato Pantone.


Per quanto riguarda invece l’UX 481, il processore è un modello Intel Core i7 di decima generazione, la scheda grafica è una GeForce MX250, lo schermo ha una risoluzione Full-HD ed è anch’esso certificato pantone. Entrambi dispongono della connettività wireless Intel Wi-Fi 6 (Gig+). Anche per questi prodotti non si conoscono ancora i prezzi.

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Pebble Wireless M350, il mouse tascabile con 18 mesi di autonomia

Sono in molti a usare il mouse con il notebook, per abitudine o per comodità. Un nuovo modello particolarmente indicato è il Pebble Wireless Mouse M350 di Logitech. È piccolo e sottile, quindi può essere trasportato facilmente insieme al computer. Sotto al guscio nasconde la batteria e l’accessorio per collegarlo senza fili al computer. Inoltre, ha un clic silenzioso, per non disturbare chi si trova nelle vicinanze. Il tutto a un prezzo accessibile di 26 euro circa.

Complessivamente questo mouse misura 59 x 26,5 x 107 millimetri (LxAxP) e con la batteria inserita pesa 100 grammi. Il primo aspetto della versatilità che lo contraddistingue è che si può collegare al computer in due modi: con il Bluetooth o usando il piccolissimo ricevitore USB Logitech (14,4 x 18,7 x 6,1 mm, per un peso di 1,8 grammi). Quando non in uso, quest’ultimo si ripone sotto al guscio del mouse stesso in modo da non perderlo.

Il mouse è compatibile con Windows 7 e successivi, macOS X 10.10 e successivi, Chrome OS (quindi si può usare con i Chromebook), Linux Kernel 2.6+ e Android 5.0 o versioni successive (per i tablet). La tecnologia di tracciamento ottico ad alta precisione permette di usare il Pebble M350 su qualsiasi superficie. I pulsanti a disposizione sono tre: una ruota per lo scorrimento veloce dei contenuti multpagina e i due pulsanti classici.

Altro aspetto di grande importanza per un prodotto senza fili è l’autonomia. Con una batteria di tipo AA il Pebble Wireless Mouse M350 dovrebbe funzionare per 18 mesi (dato dichiarato) grazie anche alla presenza dell’impostazione “auto-sleep”, che attiva il risparmio energetico quando non è in uso e ci si dimentica di spegnerlo (cosa che accade di frequente).










I colori si abbinano a quelli delle tastiere wireless dello stesso produttore, per una dotazione in coordinato pratica e trasportabile, pensata per la produttività e la fruizione di contenuti.

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Wiko View3 Pro è uno smartphone affidabile, lo schermo è buono il prezzo un po’ meno

Wiko View 3 Pro è uno smartphone che costa circa 250 euro e ha il suo punto di forza nell’autonomia. La dotazione include uno schermo IPS da 6,3 pollici e un comparto fotografico con tre fotocamere posteriori (12 MP + 13 MP + 5 MP) e una fotocamera frontale da 16 MP. Buona la connettività, con il chip NFC per i pagamenti in mobilità, la presa jack per le cuffie, la porta USB di tipo C per la ricarica e la memoria interna espandibile.

Potrebbe essere uno smartphone adatto per chi cerca affidabilità e un grande display con una buona resa, peccato per il prezzo, che è un po’ elevato per quel che offre che rispetto alla concorrenza. Alla stessa cifra si può acquistare il recentissimo Mi A3 di Xiaomi che offre le garanzie di aggiornamento di Android One, oppure Huawei P30 Lite. Inoltre, aggiungendo 29 euro si può avere lo Xiaomi Mi 9T, che ha una piattaforma hardware più recente, soluzioni estetiche più particolari come la fotocamera a scomparsa, un’autonomia altrettanto valida e un comparto fotografico più soddisfacente.

Design

Il rivestimento posteriore del Wiko View3 Pro è realizzato in vetro con la cornice laterale in alluminio. È un salto di qualità rispetto alla generazione precedente, che lo rende più robusto oltre che bello da vedere. Ben riuscita la variante cromatica “Ocean Deep Blue” che abbiamo provato, sono disponibili anche versioni Anthracite Blue e Gold. Come capita spesso con il vetro, trattiene molto le ditate; in compenso in questo caso non è particolarmente scivoloso.

Sul retro sono installati la tripla fotocamera e il lettore di impronte digitali per sbloccare il dispositivo. Quest’ultimo ha spesso difficoltà nel riconoscere le impronte, tanto che nella maggior parte dei casi abbiamo preferito inserire il codice di sblocco o sfruttare il riconoscimento del volto, ammesso che le condizioni di illuminazione lo permettessero.





Nella parte frontale domina il pannello IPS da 6,3 pollici con risoluzione Full-HD+ e rapporto di forma in 19,5:9. È un buon pannello, con colori accessi e buona visibilità, che risente poco della luce diretta. Il bordo inferiore è più pronunciato rispetto ai quelli laterali e nella parte superiore spicca il notch a goccia che nasconde la fotocamera frontale da 16 Megapixel e che si può nascondere completamente via software.

Prestazioni e autonomia

La dotazione comprende il processore MediaTek Helio P60 affiancato da 4 o 6 Gigabyte di RAM e da uno spazio di archiviazione di 64 o 128 Gigabyte di memoria interna. Questa configurazione permette al dispositivo di essere veloce quando non è sottoposto a particolari condizioni di stress. Se si chiedono troppe prestazioni contemporanee tende a tentennare. La batteria da 4.000 milli Ampere per ora ci ha permesso di usare il Wiko View3 Pro per 27 ore consecutive. Copre agevolmente l’intera giornata e anche il secondo giorno, con un utilizzo più blando.

Per quanto riguarda l’audio, il singolo altoparlante sul bordo inferiore fornisce una resa del suono è da migliorare, perché risulta poco pulito, e distorto a volume alto.

La connettività include il supporto Dual-SIM, NFC, Bluetooth 4.2, Wi-Fi dual band, porta USB Type-C e le prese jack per le cuffie.








Fotocamera

Il sensore principale da 12 Megapixel è affiancato da un grandangolare da 13 Megapixel e da un terzo sensore da 5 Megapixel responsabile della profondità di campo. Si tratta di un comparto fotografico abbastanza versatile, che fornisce foto apprezzabili con un buon livello di dettaglio, soprattutto utilizzando l’HDR. Il software a volte aumenta il contrasto migliorando il risultato finale. Con poca luce subentra un’importante perdita di dettaglio oltre che del rumore digitale, più evidente se si utilizza il sensore grandangolare. Di giorno, invece, gli scatti grandangolari sono accettabili. Le foto con fondo sfocato, di contro, non sono particolarmente convincenti perché mostrano contorni poco naturali.




Prestazioni simili per la fotocamera anteriore da 16 Megapixel: in diurna i selfie appaiono ricchi di dettagli e con colori naturali. Perdono molto di notte. Il viso è ben illuminato, ma ci sono degli artefatti che riproducono effetti che non corrispondono a realtà. La resa complessiva in notturna è un aspetto su cui bisogna ancora lavorare tanto. Si possono registrare video fino alla risoluzione Full-HD a 30 fotogrammi al secondo. Infine, non ci sono particolari soluzioni software a disposizione della fotocamera: rispondono all’appello l’effetto bokeh (il fondo sfuocato), la ripresa notturna, il Time-Lapse, lo Slow-Motion e lo scatto panoramico.

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Xiaomi Mi A3, lo smartphone Android One da 250 euro con prestazioni e autonomia convincenti

Xiaomi Mi A3 rappresenta la terza generazione di smartphone dell’azienda cinese basati sul sistema operativo Android One. Come sempre punta sul rapporto qualità/prezzo: per 249 euro offre 4 Gigabyte di memoria RAM, tre fotocamere posteriori e un’autonomia prolungata. Lo schermo da 6,01 pollici realizzato in tecnologia AMOLED, però, si ferma alla risoluzione HD+. Inoltre, manca l’NFC, per cui niente pagamenti in mobilità con Google Pay.

Il prezzo non è eccessivo e posiziona questo smartphone a metà strada tra il Redmi Note 7 e il Mi 9T della stessa azienda cinese, che però offrono meno garanzie in termini di aggiornamenti futuri. È probabile che, nel corso dei mesi, il prezzo del Mi A3 scenda, per assestarsi magari attorno ai 200 euro. Anche al prezzo attuale comunque può essere considerato uno dei punti di riferimento nella fascia di prezzo compresa tra i 200 e i 250 euro. La presenza di Android One, infatti, garantisce aggiornamenti e supporto nel tempo, caratteristiche non così scontate da trovare in questo segmento.

Ergonomia e schermo

Xiaomi Mi A3 è uno smartphone compatto che si può usare con una sola mano. Pesa 174 grammi e ha uno spessore di 8,5 millimetri, il rivestimento esterno è realizzato in vetro e la cornice in metallo lucido, con la colorazione grigia che si vede nelle immagini, è gradevole da vedere. Il design tuttavia non è dei più originali: sulla parte frontale c’è un notch a goccia (un pallino nero che nasconde la fotocamera frontale), le cornici sono ridotte ma comunque presenti (soprattutto sul bordo inferiore). I tre sensori fotografici posteriori sono disposti in verticali e la copertura posteriore assomiglia molto a quella dello Xiaomi Mi 9. Purtroppo manca la certificazione di impermeabilità, mentre è presente la presa jack per le cuffie.

La parte frontale è occupata quasi interamente dallo schermo, un pannello AMOLED da 6,01 pollici con risoluzione HD+ (720 x 1.560 pixel). Una risoluzione un po’ anacronistica, specie su un dispositivo da 249 euro. Comunque, nell’uso quotidiano non crei particolari problemi: lo schermo è gradevole da guardare grazie anche agli alti contrasti garantiti dalla tecnologia AMOLED. La differenza rispetto ai modelli con risoluzione Full-HD emerge nella fruizione dei contenuti multimediali. Inoltre la luminosità sarebbe potuta essere più elevata: nelle giornate particolarmente assolate i contenuti non sono perfettamente leggibili.






Gli angoli di visualizzazione sono ampi, il trattamento olefobico del vetro anteriore (un Gorilla Glass 5) è efficace. Lo schermo integra anche il lettore per le impronte digitali, che riconosce sempre l’impronta al primo colpo e velocemente. Non manca la funzionalità Always-On.

Prestazioni e autonomia

La presenza di uno schermo con risoluzione HD+ ha inevitabili riflessi positivi sulle prestazioni e sull’autonomia, dato che il sistema deve faticare meno per generare le immagini. Il processore Snapdragon 665, affiancato a 4 Gigabyte di memoria RAM e da uno spazio di archiviazione interno di 64 Gigabyte (espandibile tramite micro-SD), sono più che sufficienti per dare prestazioni elevate. Il Mi A3 risulta sempre fluido e scattante nelle operazioni quotidiane, e riesce a cavarsela anche nello svolgimento dei compiti più complessi, inclusi i giochi.

L’autonomia è decisamente superiore alla media. Con il nostro utilizzo tipico (misto tra LTE e Wi-Fi, due account mail attivi, centinaia di notifiche dai social ed app di messaggistica istantanea, oltre 2 ore di telefonate), siamo riusciti ad arrivare a due giorni pieni lontano dalla presa elettrica. In caso di emergenza c’è comunque la ricarica rapida a 18 Watt, mentre manca quella wireless.








La connettività include Bluetooth 5.0, Wi-Fi dual-band, sensore a infrarossi e supporto per la doppia SIM. Manca l’NFC, per cui niente pagamenti in mobilità con Google Pay, che è un po’ una contraddizione in termini per uno smartphone Android One.

Comparto fotografico

Il comparto fotografico dello Xiaomi Mi A3 trae ispirazione in parte dal top di gamma Mi 9. Il principale è da 48 megapixel, il secondario è da 8 megapixel ultra-grandangolare, il terzo è da 2 megapixel per la profondità di campo. Gli scatti sono piacevoli, soprattutto in diurna; in notturna subentra un po’ troppo rumore digitale. C’è comunque la modalità notte, che riesce a migliorare la situazione, pur non facendo miracoli. Divertente da usare il sensore grandangolare, così come lo zoom 2X interpolato, che torna utile nella quotidianità.




Buone notizie anche per quanto riguarda la fotocamera anteriore da 32 megapixel, che riesce a realizzare scatti convincenti in modalità ritratto. Si possono girare video fino alla risoluzione 4K a 30 fotogrammi al secondo, mentre lo slow-motion si ferma a 120 fps in Full-HD: i filmati risultano di buon livello in diurna, ma la qualità cala vistosamente in notturna. Rapportando questi risultati al prezzo di vendita, il comparto fotografico è promosso.

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Cambiare lo smartphone? Il 55% degli utenti usa lo stesso prodotto per 3-5 anni

Ogni quanto tempo è necessario cambiare lo smartphone? Gli annunci di nuovi prodotti si susseguono a ritmo calzante, ma a quanto pare la smania della novità non ammalia più come un tempo. Anzi, stando a un’inchiesta condotta da Ting Mobile su un campione di 3.640 utenti di telefonia mobile, il 55% degli utenti smartphone prevede di tenersi il proprio telefonino per 3-5 anni.

Il campione è limitato, ma indica una tendenza che si riflette puntualmente nei dati sulle vendite di smartphone: il ritmo di crescita a doppia cifra dei primi anni è un lontano ricordo, ora si tira un sospiro di sollievo per un aumento annuale del 5 percento. Altrimenti detto: le peggiori paure dei produttori di telefoni cellulari si sono concretizzate: le persone che una volta si mettevano in coda per acquistare l’iPhone più recente e più grande, ora snobbano pazientemente le nuove offerte e aspettano un altro anno, e un altro ancora.

In sostanza, non si cambia più il telefono perché è uscito il modello nuovo. Piuttosto si prende questa decisione quando il proprio smartphone non funziona più bene, si rompe, si danneggia o viene perso.

Crediti: Ting Mobile


Andrew Moore-Crispin di Ting Mobile spiega che “dopo tanti anni in cui le persone sono passate a un nuovo telefono anche se il loro vecchio modello era perfettamente funzionante, è incoraggiante vedere che così tanti dei nostri intervistati restano attaccati più a lungo ai loro dispositivi. I dati del nostro sondaggio indicano che le persone sono più consapevoli dei prezzi e di quelle che sono le funzionalità di base dello smartphone. Per loro non è indispensabile avere la tecnologia più recente e alla moda”.

Fra gli intervistati, il 47 percento ha tenuto il telefono precedente per più di tre anni, e solo il 15 percento lo ha cambiato a meno di due anni dall’acquisto. A proposito del passaggio a un nuovo smartphone: ricordate sempre di cancellare definitivamente tutti i vostri dati prima di vendere, regalare o consegnare al punto vendita il vecchio smartphone. Secondo i dati di Ting Mobile, il 4 percento se ne dimentica.

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Nokia 220 e Nokia 105, effetto nostalgia e connettività 4G

Nonostante i progressi tecnologici in ambito smartphone, i cosiddetti telefonini “vecchio stile” continuano a raccogliere ampi consensi di pubblico. Sono quei prodotti molto compatti, con schermo piccolo e tastiera fisica, che molti preferiscono agli smartphone con grandi schermi touch. HMD Global, l’azienda finlandese che sviluppa dispositivi a marchio Nokia, cavalca questa passione retrò con due nuovi modelli: Nokia 220 4G e Nokia 105. Entrambi indirizzati al mercato europeo, compiono un passo nella modernità, pur mantenendo un design vintage.

Nokia 220 4G aggiunge al modello in circolazione dal 2014 il supporto 4G, un browser che permette anche l’accesso ai social e di diversi giochi iconici del marchio, come ad esempio l’intramontabile Snake, con grafica modernizzata. Il rivestimento esterno è in policarbonato, all’interno c’è spazio per alloggiare due schede SIM (una nano SIM e una micro SIM). Presenti all’appello una fotocamera con flash LED e radio FM. La batteria, ricaricabile tramite cavo micro USB, promette un’autonomia di in stand by di oltre 27 giorni e una in telefonata di almeno 6 ore. Chi è interessato può acquistarlo nelle colorazioni blu menta e nera, a un prezzo di 39 euro.

Il modello Nokia 105 ricalca il design dell’omonimo modello del 2017, ed è privo di fotocamera. Può memorizzare oltre 2.000 contatti e 500 SMS, ha la torcia e supporta due SIM contemporaneamente. La batteria è più piccola di quella del 220 4G, quindi l’autonomia sarà inferiore. Il prezzo in questo caso è di soli 13 euro per tutte le colorazioni, che saranno blu, nero e rosa.

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Hydrogen Two, lo smartphone con display olografico prodotto da RED

Si chiama Hydrogen Two il nuovo smartphone dell’azienda RED caratterizzato dalla presenza di uno schermo olografico. Non è un’anteprima assoluta per questa tecnologia: Hydrogen One fu il primo smartphone, prodotto dalla stessa azienda, ad avere un display olografico, grazie alla presenza di sensori fotografici capaci di registrare e scattare foto 3D. Tuttavia non ebbe successo perché gli utenti non furono soddisfatti della “qualità” degli scatti, considerati poco stupefacenti rispetto alle aspettative. Inoltre, il prezzo di listino era salato: si aggirava intorno ai 1.140 euro.

Jim Jannard, fondatore di RED, ammette i problemi e precisa che il nuovo smartphone è stato progettato partendo completamente da zero. La creazione sarà quindi frutto di una collaborazione con una nuova azienda produttrice cinese, di cui non è stato diffuso il nome.

In questo momento sembra che l’azienda si stia dedicando al comparto fotografico : il modulo, chiamato Komodo, dovrebbe avere l’obiettivo di aumentare le aspettative finora previste. Il lavoro si baserà sulla realizzazione di una fotocamera con qualità cinematografiche, quindi con caratteristiche del tutto professionali, ma con un prezzo all’utente finale relativamente basso.

Non è nota la data del debutto ufficiale del prodotto, l’azienda sottolinea la volontà di offrire un trattamento preferenziale (tra cui uno sconto) a tutti coloro che hanno acquistato Hydrogen One e che vorranno accordare nuovamente fiducia all’azienda.

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