Archivio Tag: Ursula Von Der Leyen

Gentiloni alla stampa tedesca: “Patto di Stabilità pensato in epoca di crisi. Ora siamo fuori, cambiamolo”

Il Patto di Stabilità deve essere rivisto perché pensato in un momento di crisi per l’economia europea e mondiale. Lo ha detto il commissario europeo agli Affari Economici, Paolo Gentiloni, in un’intervista alla Süddeutsche Zeitung: “Dobbiamo mettere in chiaro che queste regole sono nate in un momento particolare, nel contesto di una crisi. Ora però da questa crisi siamo fuori – ha detto l’ex presidente del Consiglio – E abbiamo altre sfide davanti a noi, come la lotta al cambiamento climatico e il pericolo di avere, per un lungo periodo, una crescita bassa e una bassa inflazione. In questo contesto le regole europee devono essere gradualmente adeguate”.

In risposta ai critici della sua nomina a nuovo titolare dell’economia dell’Unione, Gentiloni ha voluto dire che non ha alcuna intenzione di applicare “due pesi e due misure” in modo da favorire l’Italia nel contesto europeo: “La presidente von der Leyen ha più volte ripetuto quanto sia importante usare la flessibilità“, ha poi aggiunto.

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Clima, von der Leyen: “Venezia sott’acqua, è un problema per l’Europa”. Poi cita Gentiloni: “Credo in lui”

“Se c’è un campo in cui il mondo ha bisogno della nostra leadership è proteggere il clima. È un problema esistenziale per l’Europa. E come potrebbe non esserlo, quando vediamo Venezia sott’acqua e le foreste del Portogallo andare a fuoco?”. Certo, “sono cose che succedevano anche prima, ma mai con questa frequenza e intensità”. Lo sottolinea la presidente eletta della Commissione europea, Ursula von der Leyen, parlando nell’emiciclo del Parlamento a Strasburgo, aprendo il dibattito prima del voto sull’intero esecutivo da lei guidato. Von der Leyen ha passato in rassegna anche i membri della nuova Commissione, tra cui Paolo Gentiloni, col ruolo di commissario agli Affari economici.

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Ue, Von der Leyen: “Lo stile di vita europeo si basasu libertà, uguaglianza, dignità umana. Non deve mai esser dato per scontato”

Lo stile di vita europeo è sinonimo di “libertà, uguaglianza, democrazia e rispetto della dignità umana”, accesso ai servizi, “protezione delle persone più vulnerabili“. E “si è affermato a caro prezzo e a fronte di grandi sacrifici“. Ecco perché “non dovrebbe mai essere dato per scontato, perché non è né immutabile, né garantito per sempre. Viene messo in discussione ogni giorno da antieuropeisti all’interno e all’esterno dell’Europa”, per non dire del fatto che “abbiamo visto potenze straniere interferire nelle nostre elezioni dall’esterno”. Così la nuova presidente eletta della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, in una lettera a Repubblicae agli altri quotidiani della Leading european newspapaer alliance spiega perché ha deciso di battezzare il portafoglio cui fanno capo le politiche migratorie “protezione dello stile di vita europeo”. Una scelta che ha scatenato polemiche e che molti rappresentanti delle istituzioni comunitarie hanno chiesto di rettificare.

La ex ministra tedesca non è d’accordo e anzi rivendica: “Le parole sono importanti. Per alcuni l’espressione “stile di vita europeo” è un’espressione carica e pregna di significati politici. Ma non possiamo e non dobbiamo lasciare che altri ci privino della nostra lingua: anche la lingua fa parte di chi siamo. In altre parti del mondo esistono stili di vita diversi dal nostro. Tutti abbiamo le nostre tradizioni, i nostri sistemi di valori e il nostro modo di fare le cose. Ma tra tutti io sceglierò sempre lo stile di vita europeo e la nostra Unione di solidarietà, tolleranza e affidabilità”.

Alle “potenze straniere” che “interferiscono nelle nostre elezioni” e ai “populisti nostrani che scandendo slogan nazionalistici dozzinali cercano di destabilizzarci”, “non dobbiamo permettere di appropriarsi, snaturandola, della definizione di stile di vita europeo”, conclude la presidente della Commissione ricordando. Per Von der Leyen “dovremmo essere fieri del nostro stile di vita europeo in tutte le sue forme e dimensioni e dovremmo costantemente preservarlo, proteggerlo e coltivarlo”. Questo è il motivo per cui lo stesso stile di vita europeo “è uno dei sei principi guida dei miei Orientamenti Politici, che in luglio hanno ricevuto il sostegno del Parlamento europeo”, fa notare la presidente della Commissione spiegando che si tratta della concezione europea della vita.

Libertà, uguaglianza, democrazia e rispetto della dignità umana sono valori “sanciti nel nostro Trattato” e che “ci garantiscono le libertà di cui godiamo oggi. Definiscono e racchiudono il significato autentico della nostra Unione”. Lo stile di vita europeo è anche “sinonimo di ascolto e confronto reciproco alla ricerca di soluzioni che rappresentino il bene comune. Ed è precisamente questo che vorrei facessimo insieme”, è la conclusione.

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Ue, Von der Leyen a Palazzo Chigi: “Migranti, nuovi criteri di ripartizione”. Conte: “Rivendichiamo commissario economico di primo piano”

La proposta dei nomi per il commissario italiano a Bruxelles e l’insistenza di Conte sulla rivendicazione di un “commissario economico di primo piano”, ma anche un nuovo “patto per le migrazioni” che, senza entrare nel dettaglio, parte dalla revisione del patto di Dublino e dall’intenzione di Ursula von der Leyen di “rivedere il concetto di suddivisione, ripartizione dell’onere”. È terminato a Palazzo Chigi l’incontro tra Giuseppe Conte e la presidente della Commissione europea, che arriva a Roma dopo essersi recata a Berlino, Parigi, Varsavia e Madrid, per studiare la composizione del nuovo governo della Ue e raccogliere le candidature per il ruolo di commissario. Ma le “garanzie” informali di cui aveva parlato Conte non hanno finora trovato conferma a Bruxelles e la presidente della Commissione, parlando allo Spiegel, ha precisato che “non ci saranno promesse fino a quando lo schema non sarà completo”.

Il commissario italiano a Bruxelles – “Rivendichiamo un portafoglio economico di primo piano, perché riteniamo che un portafoglio del genere sia adeguato alle ambizioni e alle responsabilità che vuole assumersi l’Italia”, ha ribadito Conte prima dell’inizio del bilaterale riferendosi al commissario italiano, sul quale aveva detto di avere ricevuto “garanzie” per la Concorrenza. “Siamo disponibili – ha proseguito – a proporre e concordare il profilo di un candidato il più possibile adeguato per competenze e disponibilità a questo ruolo, nell’interesse dell’Italia e dell’Europa intera”. La rosa dei papabili per Bruxelles è stata l’oggetto della telefonata di qualche ora fa tra il presidente del Consiglio e Salvini. Nessuna certezza su quali siano i politici che il leader della Lega ha indicato – anche se parlando del futuro membro italiano della Commissione ha anticipato che si tratterà di “un professionista che ha anche esperienza di governo” -, ma i nomi che circolano da qualche settimana, dopo il ritiro formale di Giancarlo Giorgetti, restano quelli del viceministro leghista dell’Economia Massimo Garavaglia, del ministro dell’agricoltura Gian Marco Centinaio, quello degli Affari europei Lorenzo Fontana, poi la titolare della pubblica amministrazione Giulia Bongiorno e Giulio Tremonti, figura fidata in ambito leghista. È una partita molto tesa, quella che si gioca nel governo. Il premier, alla vigilia dell’incontro con von der Leyen, veniva descritto come preoccupato, irritato, per un temporeggiare che rischia di danneggiare l’Italia. Senza un nome forte da proporre alla presidente della commissione, rischia di farsi impervia la partita della concorrenza, che il presidente del Consiglio vorrebbe per l’Italia senza spacchettatura delle deleghe. Ma in casa leghista c’è forte scetticismo che l’obiettivo di un portafoglio così pesante sia alla portata. L’agricoltura sarebbe una casella troppo debole per un Paese come l’Italia, osservano a Palazzo Chigi: per questo tergiversare Conte sarebbe “irritato”, secondo quanto fatto trapelare.

Von der Leyen e il “patto per le migrazioni” – Sul tavolo del bilaterale anche il tema delle migrazioni. Von der Leyen ha ribadito necessità di trovare un nuovo “patto” con la revisione di Dublino – punto toccato anche da Conte – e ha aggiunto: “Vogliamo che le nostre procedure siano efficaci, efficienti ma anche umane. Non è un compito facile, ma abbiamo capito tutti che non esistono soluzioni facili. È necessario rivedere il concetto di ripartizione degli oneri. Sappiamo che Italia, Spagna, Grecia sono geograficamente esposte: è fondamentale poter garantire la solidarietà ma ciò non è mai un processo unilaterale”. L’obiettivo “politico primario” dichiarato poi dalla commissaria è quello di “superare le divisioni nord-sud, est-ovest, Paesi piccoli-grandi. Un’Ue unita ha bisogno di un’Italia forte e prospera e certamente credo che ci sia molto da fare”. Prima dell’incontro, Conte ha anticipato che, oltre a questi temi, sono sul tavolo anche la riforma delle istituzioni europee per “rendere più efficace la governance” e la trasparenza dei processi decisionali. “Per riavvicinare l’Europa ai cittadini – sottolinea Conte – per contrastare la sfiducia, dovremo impegnarci di più per lavorare per una Europa che sappia offrire soluzioni adeguate ai problemi urgenti avvertiti dai nostri cittadini”. Un altro tema centrale è quello della crescita e soprattutto del rilancio del Sud – a rischio spopolamento e in recessione – per il quale “chiediamo il pieno sostegno dell’Europa”.

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Governo, Di Maio contro Salvini: ‘Se vuole crisi di governo lo dica, i suoi attacchi sono inaccettabili’

“Se Matteo Salvini vuole la crisi di governo lo dica chiaramente. I suoi attacchi sono gravi e inaccettabili”. A dirlo, in una diretta Facebook, il vicepresidente del Consiglio e capo politico del M5s, Luigi Di Maio. “La Lega inventa falsità per coprire i finanziamenti dalla Russia” aggiunge, in riferimento al voto del Movimento a favore di Ursula von der Leyen, fatto definito come un “tradimento degli italiani” da parte del leader leghista.

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Ue, Zingaretti: “Voto M5s a von der Leyen? Scelta autonoma, condividiamo. Ma smentisco ipotesi governo Pd-5Stelle”

Il voto del M5s, come noi, per Ursula von der Leyen come presidente Commissione Ue? Scelta autonoma, condividiamo il giudizio positivo sulla piattaforma presentata da Von der Leyen sul rinnovamento delle istituzioni Ue, i migranti e l’ambiente”, ha spiegato il segretario Pd Nicola Zingaretti. Ma chiarendo: “Smentisco l’ipotesi di un governo Pd-M5s, come si teorizza. Se ci sarà una crisi di Governo, la nostra posizione è e rimane quella di ridare la parola agli italiani con le elezioni anticipate

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Von der Leyen, le tappe verso la nuova Commissione: totonomi e possibili riconferme

La presidente della Commissione europea è stata eletta, ma per arrivare al completo rinnovo delle principali cariche nelle istituzioni europee sono tanti gli step da affrontare. In più l’insediamento della nuova Commissione potrebbe slittare anche all’inizio del 2020 nel caso in cui il Parlamento bocciasse uno o più candidati. Entro le prossime settimane i governi dei Paesi che ancora mancano all’appello dovranno presentare i loro candidati per il posto di commissario europeo e prima di metà settembre Ursula von der Leyen dovrà assegnare i portafogli ai singoli candidati. A quel punto, tra metà settembre e metà ottobre, si terranno a Bruxelles le audizioni dei candidati commissari da parte delle competenti commissioni dell’Europarlamento.

Le candidature per la Commissione: conferme e nuovi volti – Saranno tanti i volti nuovi che approderanno a Bruxelles nel nuovo esecutivo, e molte saranno donne. Almeno così è nelle intenzioni di Ursula von der Leyen. La prima donna alla guida della Commissione europea in 61 anni di storia comunitaria ha chiarito più volte che insisterà affinché ogni cancelleria presenti doppie candidature, e una di queste sia donna. L’intenzione del medico tedesco è di riservare alle proposte al femminile i portafogli più pesanti, imprimendo una spinta innovativa alla sua compagine fin dalle fondamenta. Le capitali a caccia di portafogli pesanti sono perciò avvertite. E il messaggio è stato ben recepito da Estonia e Finlandia, in pole position per passare all’incasso di dossier economici. Tallinn ha infatti avanzato la candidatura della sua ex ministro degli Affari economici Kadri Simson, e Helsinki quello dell’ex ministro delle Finanze Jutta Urpilainen. E anche per la danese Margrethe Vestager, attuale commissario alla Concorrenza e volto di punta dei liberali di Renew Europe, si profila una posizione di altissimo rango, con una supervisione in campo economico. Buone le chance di conquistare un posto al sole anche per l’attuale responsabile del Digitale, la bulgara Mariya Gabriel, che Sofia propone per un secondo mandato. Altrettanto potrebbe avvenire per la ceca Vera Jurova, attuale responsabile del dossier Giustizia, in odore di rinnovo. E anche in Italia, è cominciata a circolare l’ipotesi Giulia Bongiorno. Vero è però che, con la decisione dei 5 Stelle di votare a favore di von der Leyen al contrario della Lega, a Bruxelles le strade dei due alleati di governo si dividono. E il rischio è che l’azione di Conte ne risulti pesantemente danneggiata nei negoziati, a partire – appunto – da quello per il commissario. I portafogli su cui punta l’Italia restano quelli della Concorrenza (depotenziata), del Commercio e dell’Industria. Con la seconda opzione data in ascesa nelle ultime ore e il jolly Agricoltura tutt’altro che tramontato. È il nome da proporre che, ora, diventa un rebus. La Lega, al momento, non devia dalla scelta ufficiosa di Giancarlo Giorgetti ma tutto dipenderà dal portafoglio assegnato all’Italia e dalle possibilità che un esponente politico leghista avrà di superare il vaglio di von der Leyen e dello stesso Europarlamento. Il rischio, per Salvini, è che alla fine la nuova Europa lo costringa a scegliere un tecnico.

Tra i possibili riconfermati dalle proprie cancellerie ci sono cinque uomini, come l’austriaco Johannes Hahn, candidato per un terzo giro, dopo quello di commissario agli Affari regionali nel Barroso II e di responsabile al Vicinato e all’allargamento nel team Juncker. E oltre all’olandese Frans Timmermans, destinato a ricoprire il ruolo di primo vicepresidente vicario di von der Leyen, vorrebbero tornare a palazzo Berlaymont anche l’irlandese Phil Hogan, ora responsabile dell’Agricoltura; e gli attuali vicepresidenti all’Euro e all’Energia, il lettone Valdis Dombrovskis e lo slovacco Maros Sefcovic. Per quest’ultimo in particolare Bratislava spera nel rinnovo dello stesso dossier, a cui però guarda con molto interesse anche Varsavia. Altri uomini sono proposti dal governo di Madrid e Budapest, con il catalano Josep Borrell nel ruolo di Alto rappresentante e l’Ungheria in pressing per piazzare il suo ministro della Giustizia Laszlo Trocsanyi, puntando al dossier Allargamento. Ma tolti i nomi di Timmermans e Borrell – già concordati dal Consiglio europeo – con von der Leyen, che in Germania da ministro del Lavoro nel 2009 si era già imposta introducendo le quote rosa nei board delle grande imprese, le donne potrebbero essere tante.

Il calendario 
17 ottobre – Decisione del Consiglio europeo sul via libera alla nuova Commissione durante il vertice Ue d’autunno.
21-23 ottobre
 – Voto del Parlamento Ue, riunito in sessione plenaria a Strasburgo, sull’insieme dalla nuova Commissione.
31 ottobre – Termina il mandato della Commissione guidata da Jean-Claude Juncker ed anche quello dell’Alto rappresentante dell’Ue Federica Mogherini.
1-4 novembre – Si insedia la nuova Commissione europea.
30 novembre – Termina il mandato del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.
2 dicembre – Inizia il mandato, di due anni e mezzo, di Charles Michel, il nuovo presidente del Consiglio Europeo.

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Commissione Ue, per Ursula von der Leyen è il giorno del voto: socialisti spaccati, ma va verso la maggioranza

Ha annunciato che domani darà le dimissioni da ministro della Difesa del governo di Angela Merkel, a prescindere dall’esito del voto di oggi. Cioè quello per succedere a Jean-Claude Juncker alla guida della Commissione europea, diventando così la prima donna al vertice dell’Unione. Ursula von der Leyen si presenta davanti alla plenaria a Strasburgo alle 9 e nove ore dopo è prevista la votazione. Liberali e popolari hanno già garantito il loro sostegno, mentre i socialisti, delusi dalla bocciatura di Frans Timmermans, continuano a essere spaccati. Di certo chi non la sceglierà sarà la delegazione tedesca dell’Spd. I conservatori di Ecr attendono ulteriori garanzie, ma i Visegrad si erano detti soddisfatti della sua nomina. I 5 Stelle hanno dichiarato di avere le sue “stesse priorità” dopo le aperture sul salario minimo e vanno verso il sì, che la Lega con Marco Zanni ha dal canto suo ufficializzato nonostante per i sovranisti sia saltato l’incontro con la candidata. Al contrario, Verdi e sinistra Gue voteranno contro. Un panorama che per von der Leyen dovrebbe tradursi nel superamento della soglia dei 376 voti per l’elezione.

Socialisti: le delegazioni contro la candidata – Al centro della sua agenda clima, difesa dello stato di diritto, riforma di Dublino e flessibilità nell’applicazione delle regole del Patto di stabilità. Tutti punti toccati in due lettere inviate dalla presidente designata ai socialisti – 154, che includono 19 eurodeputati del Partito democratico – e a Renew Europe – in tutto 108 – per rispondere ai loro dubbi. Marc Tarabella, eurodeputato belga del Parti Socialiste (Ps), spiega che il gruppo è diviso sulla sua candidatura perché manca un programma di “di rilancio economico, che sarebbe molto utile per tutti i cittadini e per il progetto europeo”. In particolare colpisce il silenzio sulla lotta all’evasione e sulla “gestione dei migranti” motivi per cui, per Tarabella “non si può più dare un assegno in bianco”, come “abbiamo fatto con Barroso e con Juncker“. Anche il Pd, peraltro, aspetta maggiori precisazioni sui temi migratori. Le delegazioni contrarie al sì sono quelle di tedeschi, inglesi, olandesi e austriaci, che in tutto equivalgono a 37 eurodeputati.

Le lettere inviata a socialisti e liberali – “La mia priorità come presidente della Commissione – scrive von der Leyen – sarà di fare dell’Europa il primo Continente climaticamente neutrale entro il 2050″. Entro il 2021, annuncia inoltre von der Leyen, “mi impegno a presentare un piano per aumentare l’obiettivo dell’Ue” per una riduzione del 55% delle emissioni di CO2 “in modo responsabile”. Per quanto riguarda gli aspetti economici, von der Leyen si impegna a “utilizzare pienamente la flessibilità nell’ambito del Patto di stabilità e crescita”, oltre che (nella lettera agli Sd) a mettere a punto un piano d’azione per la piena attuazione del Pilastro europeo dei diritti sociali.

Nelle due missive, la ministra tedesca sottolinea inoltre che “il rispetto dello stato di diritto è centrale” per la sua “visione di un’Unione di eguaglianza ed equità sociale. Non ci possono essere compromessi sullo stato di diritto”, scrive von der Leyen, che si dice pronta a sostenere la proposta di fare dello stato di diritto una parte integrante del prossimo quadro finanziario pluriennale. Sulla questione dei migranti, nella missiva si socialisti la ministra tedesca annuncia “un nuovo patto sull’immigrazione e l’asilo, incluso il rilancio della riforma di Dublino. Abbiamo bisogno di una nuova modalità per condivisione degli oneri” nell’ambito dell’asilo, sottolinea von der Leyen. La ministra tedesca appoggia infine la proposta di una “conferenza sul futuro dell’Europa” lanciata da Renew Europe, mentre per quanto riguarda gli equilibri all’interno del collegio dei commissari von der Leyen – oltre a ribadire la necessità di una parità di genere all’interno della squadra – scrive che il Collegio “consiste di un presidente e due vicepresidenti esecutivi. Uno dei due, il primo vicepresidente, sostituirà la presidente in sua assenza”.

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Commissione Ue, scandali e ombre di Ursula Von der Leyen: dalle consulenze esterne fino alle accuse di plagio

A Bruxelles i dati sono tratti e la carica più alta, nel caso in cui il Parlamento europeo confermi l’esito degli accordi raggiunti in Consiglio Ue, viene consegnata a Ursula Von Der Leyen, molto vicina ad Angela Merkel e Wolfgang Schäuble, tanto che il suo nome era il più accreditato per la corsa alla presidenza Cdu e alla cancelleria, posto in seguito preso da Annegret Kramp Karrenbauer.

Entrata piuttosto tardi in politica, i trascorsi della 60enne tedesca sono caratterizzati da luci e ombre. Innegabili i successi al ministero della Famiglia e a quello del Lavoro, con una particolare dedizione alla protezione dei lavoratori, ai congedi parentali e ai sussidi per i neogenitori. Un po’ più difficile la storia al dicastero della Difesa, dove siede dal dicembre 2013. L’obiettivo dichiarato era quello di riformare completamente la Bundeswehr, l’esercito tedesco, carente di armamenti, tecnologiae finanziamenti.

Da subito in difficoltà per la riluttanza della catena di comando dell’esercito, con gerarchie profondamente radicate e una avversione piuttosto forte al cambiamento, la Von Der Leyen aveva ottenuto carta bianca per rinnovare l’istituzione e portarla, per la prima volta dopo la guerra fredda, al livello degli altri eserciti europei. Ma prima un passo falso nella gestione di un complicato caso di estremismo di destra di un alto ufficiale, poi un sospetto caso di corruzione e nepotismo, hanno rovinato l’immagine dell’astro della politica tedesca. Tanto che il settimanale “Die Welt” si chiede se questa sia la migliore mossa per riformare l’Europa

Lo scandalo approvvigionamenti – Dall’entrata di Von Der Leyen al dicastero della difesa si è fatto sempre più comune il ricorso a consulenze esterne e a contratti diretti per velocizzare gli approvvigionamenti da parte dell’esercito. Solo nel 2015 e nel 2016 sono stati spesi almeno 200 milioni di euro per consulenti esterni. Per riformare l’esercito tedesco la Von Der Leyen assunse Katrin Suder come segretario degli armamenti. La donna era stata in precedenza una top manager presso la società di consulenza McKinsey. Suder, portò con sé un suo collega di McKinsey, Gundbert Scherf. Insieme i due istituirono un nuovo project management per i progetti di difesa. Durante questo periodo, aumentò considerevolmente il ricorso alle consulenze esterne. Non solo da McKinsey, ma anche da Accenture, nota società di consulenza gestionale e servizi tecnologici. Così, solo le spese per Accenture passarono velocemente dai 459mila euro del 2014 a 4,2 milioni nel 2017 e 20 milioni nel 2018.

I fatti avrebbero portato ad una verifica da parte della Corte dei conti tedesca e all’apertura di una commissione d’inchiesta al Bundestag per appalti illeciti, dove le sedute si stanno svolgendo in questi giorni. La Corte dei conti federale, infatti, ritiene che tali spese non fossero necessarie e critica il fatto che spesso le direttive sugli appalti pubblici non siano state rispettate.

Il principio è quello che quando la Bundeswehr commissiona servizi esterni, deve dimostrare la necessità, controllare la redditività e, di norma, anche renderli pubblici in ottica concorrenziale. Tuttavia, è stato riscontrato che ciò non è avvenuto in diversi casi. In un rapporto confidenziale dell’ottobre 2018, secondo il quotidiano economico Handelsblatt, i revisori dei conti constatano che su un campione di 56 contratti 44 assegnazioni erano dirette, ossia senza una procedura formale.

Nel corso della sua audizione dinanzi alla commissione d’inchiesta del Bundestag incaricata di far luce sulla vicenda, il generale Erhard Buehler, già direttore per la Pianificazione del ministero della Difesa, e anch’egli coinvolto nella vicenda, ha affermato che “senza consulenti esterni, le forze armate non sarebbero state in grado di avviare il loro ammodernamento”, fortemente desiderato dalla titolare del dicastero.

Il generale Buehler e Timo Noetzel, dipendente della società di consulenza Accenture, sono stati i primi testimoni chiave dello scandalo consulenze ad essere ascoltati dalla commissione d’inchiesta del Bundestag. Secondo i membri dell’organo parlamentare, grazie ai servizi offerti al Ministero della difesa, Accenture ha potuto aumentare gli ordini delle consulenze fino a 22 milioni di euro nel 2018.

Tutto ciò sarebbe stato reso possibile dal fatto che il generale Buehler, Noetzel e Katrin Suder, “si conoscevano”. In seguito all’emergere dello scandalo Katrin Suder si sarebbe dimessa. A questo caso si aggiunge un altro minore, quello della Gorch Fock, veliero militare tedesco risalente agli anni 50’, il cui costo di “ristrutturazione” è lievitato da 10 a 135 milioni di euro e per il quale la ministra non si è mai assunta le responsabilità, dichiarando che “nessuno è responsabile”, attirando le accuse dei media e di membri dell’opposizione e del proprio partito.

Infine, le critiche di alcuni parlamentari ed ex ministri della difesa, come Hans-Peter Barthel in carica Spd, che in un rapporto avrebbe detto che la Bundeswehr mancherebbe di personale, materiali e tecnologia, al quale fa eco Rupert Scholz, ex ministro della difesa nel terzo governo Kohl, che ha definito la situazione “disastrosa”.

Le accuse di plagio e il sollievo di Berlino – In merito ai propri fallimenti, Von Der Leyen ha sempre accusato i suoi predecessori, ma questa strategia poteva funzionare al primo mandato, dopo il secondo una giustificazione è più difficile. E proprio con uno dei suoi predecessori alla difesa, Karl-Theodor Zu Guttenberg, la candidata in pectore per la Commissione europea condivide un’accusa di plagio sulla tesi di dottorato. Il primo fu costretto a dimettersi dopo un lungo processo mediatico e le accuse ricevute da parte della propria università. Alla Von Der Leyen venne riservato un altro trattamento. Infatti, la commissione riconobbe l’errore dichiarando l’assenza di dolo.

Ma non sono solo le macchie sul passato a mettere in cattiva luce la ministra, ma anche l’opinione dei giornali. In un lungo articolo del settimanale “Die Welt” si legge che l’invio di Von Der Leyen a Bruxelles sarebbe “una liberazione per Berlino” e “un peso in meno per il proprio partito”. Infatti, in seguito ai vari fallimenti, la ministra è diventata uno dei membri meno apprezzati del governo Merkel IV. Non ultimo Martin Schulz, ex presidente dell’Europarlamento, che ha definito la Von Der Leyen “il ministro più debole a Berlino”. A questo punto la domanda è quanto una donna che abbia fallito su diversi fronti e non sia poi tanto apprezzata in patria, possa provare a riformare un’istituzione che è in seria difficoltà ed è attaccata da diversi fronti.

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