Archivio Tag: Usa

Blue Lives Matter, il movimento che protesta a sostegno dei poliziotti americani: accusati di razzismo, non piacciono agli agenti di colore

Dall’essere al servizio dei cittadini al venir indicati come nemici della comunità: i poliziotti americani sono sotto i riflettori da mesi, dalla morte durante un fermo dell’afroamericano George Floyd che ha scatenato di nuovo le proteste di piazza dei Black Lives Matter, e così provano a difendersi creando il contro-movimento Blue Lives Matter (traduzione: “Le vite blu contano”, in onore del colore delle divise).

Simpatizzanti pro-polizia sono scesi in strada di recente in varie città statunitensi, fiancheggiati da personale fuori servizio e uniti sotto il simbolo della bandiera a stelle e strisce, ma tinta di nero e con una riga blu nel mezzo: è l’emblema della sottile linea blu composta dalla pubblica sicurezza nella società. I cortei Blue Lives Matter stanno causando scontri con le più frequentate manifestazioni Black Lives Matter e sono destinati ad aumentare ora che due agenti sono stati feriti nella città a maggioranza afroamericana Compton, alle porte di Los Angeles.

Un attentato che ricorda le origini della corrente a favore di chi indossa il distintivo, diffusa anche con il nome Back the Blue: “Blue Lives Matter è stata fondata nel dicembre 2014 dopo che due ufficiali del dipartimento di New York furono uccisi mentre sedevano nelle loro auto di pattuglia. Il loro assassino li ha presi di mira come rappresaglia per presunte ingiustizie della polizia verso i neri”, si legge nelle pagine di Police Tribune, un sito creato da familiari di agenti.

Le forze dell’ordine si trovano in una situazione difficile dopo gli omicidi dei cittadini afroamericani George Floyd e Breonna Taylor e il ferimento del giovane Jacob Blake da parte di agenti in servizio. Sui social e nelle marce si diffonde la richiesta di una riforma della polizia statunitense, in parte attuata dal presidente Donald Trump dopo il caso Floyd. Accuse di infiltrazioni di estrema destra e statistiche sulla profilazione razziale negli arresti, con maggiori probabilità per i neri di essere fermati, hanno peggiorato notevolmente la figura dei poliziotti negli Usa.

Limitazioni sull’uso delle armi, addestramento a collaborare con le minoranze e un ritorno ai concetti di “proteggere e servire” (come campeggia sulle volanti di numerosi dipartimenti Usa) sono le richieste portate avanti dagli americani stanchi dell’aggressività delle forze dell’ordine. Ma c’è pure la voce degli agenti: “Ciò che è successo a Compton dimostra che il nostro è un lavoro pericoloso e non diventerà più facile perché alle persone non piacciono le forze dell’ordine”, ha detto lo sceriffo Alex Villanueva della contea di Los Angeles.

Negli Stati Uniti i poliziotti sono spesso riuniti in sindacati, potenti organizzazioni in grado di influenzare i voti e fare pressioni sui sindaci, compreso quello di New York. “Stiamo riducendo le dimensioni delle nostre forze di polizia e vogliamo spostare le loro funzioni alle agenzie civili”, ha detto il primo cittadino della Grande Mela, Bill de Blasio, inimicandosi buona parte degli agenti newyorchesi. Non tutti, perché nuovi gruppi di poliziotti di origine latina e afroamericana si sono schierati contro gli abusi compiuti dai colleghi e non sembrano voler tollerare la corrente Blue Lives Matter. I sostenitori dei diritti degli afroamericani argomentano che la scelta di un lavoro non sia paragonabile alle difficoltà dovute al colore della pelle e invocano quindi uno stop agli ingenti fondi per la polizia, chiedendo che i soldi risparmiati vengano spesi nel miglioramento delle condizioni di vita delle fasce di popolazione più povere. I sindacati propongono di equiparare i delitti contro i poliziotti ai crimini d’odio, come già succede in Louisiana. Quanto successo a Compton potrebbe creare ulteriore caos nella già frammentata situazione statunitense.

L’articolo Blue Lives Matter, il movimento che protesta a sostegno dei poliziotti americani: accusati di razzismo, non piacciono agli agenti di colore proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Pacco con tossina mortale inviato a Donald Trump. Indagano Fbi e servizi segreti

Un pacco contenente ricina, una sostanza tossica letale per l’uomo, è stato inviato a Donald Trump. Il presidente americano non è venuto a contatto con la citotossina naturale grazie ai controlli delle forze di sicurezza che hanno intercettato il pacco. L’incartamento, riporta la Cnn citando alcune fonti, ha fatto scattare le indagini sul caso da parte di Fbi e servizi segreti.

Secondo l’emittente, due test hanno confermato la presenza di ricina. Tutta la posta diretta alla Casa Bianca viene smistata e controllata in una struttura fuori sede prima di raggiungere l’edificio.

L’articolo Pacco con tossina mortale inviato a Donald Trump. Indagano Fbi e servizi segreti proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Precipita dalla giostra del parco divertimenti: muore sul colpo a 21 anni

Stava salendo sulla torre di una giostra di un parco divertimenti, per svolgere un controllo di sicurezza, quando ha perso l’equilibrio ed è precitato nel vuoto, schiantandosi sulla piattaforma inferiore. Così è morto a 21 anni un ragazzo addetto alla manutenzione dell’Orlando Starflyer, la giostra rotante tra le più grandi del parco. L’incidente è successo prima delle 8 del mattino di lunedì all’Icon Park di Orlando, in Florida, negli Usa, mentre la struttura era ancora chiusa al pubblico.

Subito è scattato l’allarme: i primi ad accorrere hanno trovato il corpo dell’uomo già senza vita. Sull’incidente è stata aperta una inchiesta. Il personale dell’ambulanza ha comunque trasportato il ragazzo in ospedale, nel tentativo di rianimarlo ma purtroppo non c’è stato nulla da fare.

L’articolo Precipita dalla giostra del parco divertimenti: muore sul colpo a 21 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Usa, nuovo caso Floyd in Arizona: video mostra 27enne che muore soffocato durante l’arresto. Tre agenti si dimettono

Altri tre agenti della polizia americana si sono dimessi dopo che è stato diffuso l’ennesimo video choc in cui si vede un ragazzo ispanico di 27 anni morire durante il suo arresto a Tucson, in Arizona. La vittima è Carlos Ingram Lopez e il filmato, ripreso dalle ‘body-camera’ dei poliziotti, risale al 21 aprile ma era finora rimasto inedito: si vedono gli agenti inseguire l’uomo dentro una casa, ammanettarlo e tenerlo con la faccia a terra per 12 minuti mentre chiede – in spagnolo e in inglese – dell’acqua e mormora “non posso respirare”, prima di morire. Proprio come successo a George Floyd a Minneapolis il 25 maggio scorso.

I tre agenti sotto accusa – due bianchi e uno afroamericano – quando si sono resi conto che il 27enne aveva perso i sensi hanno tentato il massaggio cardiaco e gli hanno iniettato del Narcan, una sostanza per rianimare persone in overdose, ma inutilmente. Erano intervenuti per la segnalazione di una condotta sospetta dell’uomo, che era senza vestiti e sembrava agire in modo scomposto, tentando di nascondersi dietro un’auto in un garage. Nel video punto si sente uno dei poliziotti dire a Lopez che sarebbe stato colpito con un taser se non avesse cooperato, ma il 27enne non oppone resistenza e appare solo terrorizzato.

L’autopsia, riportano i media Usa riferendo del caso, ha rilevato che la causa della morte è stata una combinazione di costrizione fisica e arresto cardiaco, con complicazioni dovute ad intossicazione da cocaina. Il capo della polizia di Tucson, Chris Magnus, ha offerto le sue dimissioni assieme ai tre agenti responsabili dell’uccisione del 27enne. L’uomo ha dichiarato che gli agenti non hanno usato la stretta al collo (chokehold, che sarà vietata a meno che l’agente coinvolto non sia in pericolo di vita) ma hanno comunque violato le linee guida tenendo l’arrestato in posizione prona per 12 minuti, in quella che ha descritto come una crisi di salute mentale con “delirio eccitato”, prima che il 27enne avesse un arresto cardiaco e morisse sul posto.

La sindaca di Tucson Regina Romero, prima latina a guidare una città largamente ispanica, si è detta “profondamente turbata e indignata” e ha offerto le condoglianze alla famiglia della vittima.

L’articolo Usa, nuovo caso Floyd in Arizona: video mostra 27enne che muore soffocato durante l’arresto. Tre agenti si dimettono proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Twitter torna all’attacco contro Trump: segnalato un post del presidente sul caso Floyd. “Esalta violenza, viola gli standard”

Twitter non si fa intimidire e segnala un altro post del presidente americano Donald Trump, in cui minaccia di inviare la Guardia Nazionale a Minneapolis, città teatro di scontri e violenze dopo dopo la morte del 46enne afroamericano George Floyd soffocato da alcuni agenti di polizia durante un controllo se il sindaco della “sinistra radicale”, Jacob Frey, non farà qualcosa per placare le proteste. Secondo la piattaforma, però, il post del tycoon “viola gli standard sull’esaltazione della violenza“, per questo è stato segnalato, anche se è ancora visibile agli utenti.

Continua così il botta e risposta tra il social preferito da Trump e il presidente americano stesso che solo poche ore fa ha firmato un ordine esecutivo per ridurre l’immunità di cui godono i social per i contenuti dei loro siti che li protegge da eventuali cause. Il tycoon, infatti, non ha apprezzato che la piattaforma dell’uccellino ha bollato come “potenzialmente fuorvianti” alcuni suoi tweet su possibili brogli dovuti al voto per posta negli Usa, ma l’intervento del presidente degli Stati Uniti non ha intimidito Twitter che, anzi, continua a verificare i contenuti diffuse sulla propria piattaforma, tra cui anche quelli del tycoon.

L’ultimo post incriminato è stato postato circa tre ore fa e fa riferimento agli scontri degli ultimi giorno a Minneapolis. “Non posso stare indietro e guardare quanto accade in una grande città americana – ha scritto sul suo profilo Twitter il presidente americano – Una totale mancanza di leadership. O il debole sindaco della sinistra radicale, Jacob Frey, si mette in azione e mette sotto controllo la città, oppure invierò la Guardia Nazionale e farò il lavoro giusto”. Trump ha anche definito “teppisti che disonorano il ricordo di George Floyd” le persone che negli ultimi giorni hanno protestato, saccheggiando supermercati e dando fuoco a macchine e palazzi, tra cui anche la centrale della polizia degli agenti licenziati e accusati dell’omicidio del 46enne afroamericano. “Non lascerò che ciò accada – ha aggiunto il presidente americano – Ho appena parlato con il governatore Tim Walz e gli ho detto che i militari sono con lui fino in fondo”. Insieme, infatti, ha sottolineato Trump sono pronti ad intervenire e ad assumere il controllo, perché “quando inizia il saccheggio, inizia la sparatoria“.

L’articolo Twitter torna all’attacco contro Trump: segnalato un post del presidente sul caso Floyd. “Esalta violenza, viola gli standard” proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Certosa di Trisulti, il Tar dà ragione all’associazione vicina a Bannon: il Ministero condannato a pagare le spese del processo

La Certosa di Trisulti resta in gestione alla Dignitatis Humanae Institute, l’associazione ultra cattolica che fa capo a Steve Bannon, ex braccio destro di Donald Trump, che vorrebbe creare nell’ex convento di Collepardo, in provincia di Frosinone, la scuola internazionale del sovranismo. A stabilire le sorti della splendida abbazia del 1200 è il Tar di Latina che ha accolto il ricorso presentato dagli americani, rigettando l’ordine di sfratto partito lo scorso ottobre dal Ministero dei Beni Culturali guidato da Dario Franceschini che aveva annullato l’assegnazione della gestione del monastero benedettino sulla base della mancanza di requisiti da parte della Dignitatis, diretta dall’inglese Benjamin Harnwell. La decisione è stata motivata dal fatto che l’atto di autotutela del Mibact è partito troppo tardi, oltre (anche se di poco) il limite dei diciotto mesi di tempo dopo l’assegnazione della concessione. Un errore formale che però ha fatto vincere la partita in primo grado alla coppia Bannon-Harnwell, condannando il Ministero al pagamento delle spese processuali, circa 6.000 euro, oltre a quelle generali.

Come ricostruisce La Stampa, la vicenda è iniziata due anni fa, quando la Certosa di Trisulti è stata affidata alla Dignitatis Humanae, roccaforte del pensiero sovranista americano di cui non si conoscono i finanziatori e che all’epoca era presieduta Raymond Burke.Già al momento dell’assegnazione erano emerse le prime criticità, perché si era scoperto che “la gara per la concessione era stata vinta grazie ad un curriculum che poi si è rivelato quanto meno gonfiato, con alcune fondamentali carte falsificate”, come scrive il quotidiano torinese. “Secondo il Mibact la Dignitatis Humanae aveva acquisito la personalità giuridica richiesta dalla gara solo dopo la pubblicazione del bando e l’esperienza almeno quinquennale dichiarata nel campo della tutela dei beni culturali in realtà non sarebbe mai esistita – si legge su La Stampa -. Non solo. Alcuni documenti fondamentali per garantire la solidità finanziaria del progetto di gestione dell’abbazia di Trisulti sono risultati falsificati”.

La scorsa estate il Mibact aveva inviato poi un’ispezione a sorpresa nel monastero, contestando tra le altre cose la mancata manutenzione dell’abbazia e poi il 16 ottobre dello scorso anno il ministero guidato da Dario Franceschini ha avviato la procedura per la revoca della concessione, che il Tar di Latina ha però ora respinto.

L’articolo Certosa di Trisulti, il Tar dà ragione all’associazione vicina a Bannon: il Ministero condannato a pagare le spese del processo proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Morto Shad Gaspard, l’ex wrestler trovato senza vita su una spiaggia: è annegato per salvare il figlio di 10 anni

Addio Shad Gaspard. Il corpo dell’ex stella del wrestling WWE è stato ritrovato da alcuni passanti sulla riva di una spiaggia di Venice Beach dopo tre giorni di ricerche. Il 39enne era andato a nuotare a Marina del Rey assieme al figlio di 10 anni, Aryeh, che si era miracolosamente salvato. Gaspard invece era stato trascinato al largo da una forte corrente e le sue tracce si erano subito perse. È solo da una settimana che nella contea di Los Angeles sono state riaperte le spiagge per l’attività fisica, tra cui il nuoto nell’oceano, dopo il blocco dovuto al coronavirus. Secondo le ricostruzioni fatte dai soccorritori Gaspard stava nuotando col figlio lontano dalla riva quando hanno iniziato a formarsi onde di due metri.Sembrava di stare dentro una lavatrice”, ha dichiarato un componente della Guardia Costiera presente al salvataggio.

Sarebbe stato Gaspard a spingere il figlio tra le mani dei soccorritori dopo averlo salvato per portarlo a riva per prima. Ma questo gesto di amore e generosità gli è costato la vita, perché pochi minuti dopo, al ritorno dei soccorritori l’uomo era scomparso. Gaspard aveva un soprannome nel mondo del wrestling: “the beast” e in coppia con JTG aveva formato il team Cryme Tyme. Il 39enne affogato nell’oceano era stato guardia del corpo di Mike Tyson e Britney Spears, ma anche attore con un piccolo ruolo in Black Panther. È stato così un suo grande amico, ex lottatore pure lui, Dwayne “the rock” Johnson, a dare l’ultimo saluto su Twitter: “I miei pensieri sono per la moglie e per il figlio in questi giorni inimmaginabili”.

L’articolo Morto Shad Gaspard, l’ex wrestler trovato senza vita su una spiaggia: è annegato per salvare il figlio di 10 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Kim Jong-un, Cnn: “Per gli 007 Usa è in pericolo di vita dopo un intervento”. Media Corea del Sud: “Operato, ma sta meglio”

Gli Stati Uniti stanno monitorando alcune informazioni di intelligence secondo cui il leader nordcoreano Kim Jong-un sarebbe in grave pericolo dopo un intervento chirurgico. È quanto riportano i media americani citando alcune fonti dell’amministrazione Usa. Ma da Pyongyang piovono smentite, mentre un sito web sudcoreano vicino ai disertori spiega che è stato sottoposto a un intervento chirurgico, ma le sue condizioni sono migliorate.

I dubbi sulle condizioni di Kim nascono dall’assenza dalle celebrazioni per il compleanno del nonno lo scorso 15 aprile, quando era comparso solo in un messaggio trasmesso dai media di Stato. L’ultima apparizione in pubblico di Kim risalirebbe all’11 aprile, quando è stato ripreso durate un incontro del politburo del Partito dei Lavoratori. Anche nel 2014 il leader della Corea del Nord sparì per più di un mese sollevando dubbi sul suo stato di salute.

La salute di Kim Jong-un sarebbe peggiorata negli ultimi mesi a causa di tabagismo, obesità ed eccesso di lavoro. E, a quanto riporta il Daily Nk, sito web di news basato a Seul e ben informato sulle vicende di Pyongyang essendo gestito in prevalenza da disertori del Nord, avrebbe subito un intervento cardiovascolare il 12 aprile.

Il leader nordcoreano starebbe recuperando i postumi operatori in una villa sul monte Kumgang, resort nella contea orientale di Hyangsan, dopo l’intervento avuto in un ospedale del posto. Il ministero dell’Unificazione di Seul, che gestisce le relazioni con Pyongyang, ha evitato ogni commento sulla vicenda.

“La mia impressione è Kim fosse in difficoltà per i problemi cardiovascolari dallo scorso agosto e che la situazione fosse peggiorata dopo le ripetute visite al monte Paektu”, ha riferito una fonte a Daily Nk, in merito alla montagna simbolo della famiglia Kim e sacra per l’intera nazione, dove il leader si fece ritrarre più volte al galoppo sul suo cavallo bianco nello scenario suggestivo delle prime nevi.

L’articolo Kim Jong-un, Cnn: “Per gli 007 Usa è in pericolo di vita dopo un intervento”. Media Corea del Sud: “Operato, ma sta meglio” proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Coronavirus, oltre mille morti in Germania. Usa, scorta al ‘virologo in chief’ Anthony Fauci. Nel mondo più di 53mila vittime

Oltre 1100 vittime nelle ultime 24 ore – 6.058 in tutto – e più di 245mila contagi. I numeri dell’epidemia negli Stati Uniti continuano a salire, con un solo stato, il Wyoming, non ancora toccato dal Covid-19. Intanto è stata aumentata la sicurezza personale per il virologo Anthony Fauci, dopo le minacce di morte ricevute online, arrivate dopo avere contraddetto il presidente americano Donald Trump e per questo accusato di voler ostacolare una sua rielezione promuovendo misure per il distanziamento sociale. In tutto nel mondo sono più di un milione i casi di contagio – 1.016.128 -, i morti 53.146 e le persone guarite 211.615.

La Germania, intanto, dopo avere superato la Cina per numero di contagi, registra oltre 1.017 morti. È invece salito a 79.696 le persone che hanno contratto l’infezione.

Usa – Con 1.169 vittime nelle ultime 24 ore, gli Stati Uniti hanno ora il triste primato del maggior numero di vittime in un giorno dall’inizio della pandemia, superando il record italiano dei 969 morti del 27 marzo. Gli Usa hanno al momento 243.453 casi positivi, più del doppio dell’Italia, e quasi 6.000 decessi, secondo i dati della Johns Hopkins University.

Cina – 870 casi ‘importati’ dall’inizio dell’emergenza in Cina, primo Paese al mondo a fare i conti con Covid-19. La Commissione sanitaria nazionale ha precisato che tra gli 870 casi ci sono 19 persone in gravi condizioni, mentre sono 160 quelle dimesse dagli ospedali. Oggi le autorità sanitarie hanno confermato 29 nuovi casi ‘importati’, quattro dei quali a Shanghai: due persone rientrate dalla Russia, una dal Regno Unito e una dall’Olanda. La Commissione sanitaria nazionale ha inoltre confermato che sono in totale 1.027 i soggetti asintomatici. Nella Repubblica Popolare il bilancio complessivo parla di 3.322 morti con coronavirus e 81.620 contagi. Diversi i dati della Johns Hopkins University, che riferisce invece di 82.464 casi e 3.326 morti nel gigante asiatico.

Corea del Sud – La diffusione del Covid-19 si stabilizza, ma restano criticità sulle infezioni importate e sui focolai a Seul e nelle zone limitrofe: i casi di giovedì si attestano a 86, superando quota 10mila nel complesso, a 10.062. I decessi salgono a 174 (+5) e sono 22 i casi importati, per totali 647, ha aggiunto la Kcdc. I dimessi dagli ospedali sono 193, a 6.021, pari al tasso di guarigione del 59,8%. Allo stato, sono 3.867 le persone ancora in cura, in calo sulle 3.979 di mercoledì.

Israele – 7030 positivi e 36 decessi. Al momento 95 malati sono in rianimazione e altri 115 sono giudicati in condizioni gravi. Quasi 4000 dei contagiati si curano in casa ed altri 700 in stanze di albergo messe a loro disposizione dalle autorità. Il numero dei guariti e dimessi è intanto salito a 357.

Giappone – A Tokyo la situazione è “sempre più grave”, avverte la governatrice della città, Yuriko Koike, mentre nella capitale continua a crescere rapidamente il numero di casi di coronavirus. Ieri le autorità ne hanno confermati 277 in tutto il Paese, 97 dei quali a Tokyo, un brutto record per la città. “Ho detto molte volte che Tokyo è in una situazione grave, che potrebbe verificarsi un’esplosione” di casi di coronavirus e “questa situazione è diventata ancora più grave”, ha avvertito la governatrice, che da giorni chiede agli abitanti di rimanere in casa e che anche in queste ore ha rilanciato il suo appello. Ad oggi in Giappone i casi confermati di coronavirus sono 3.508, compresi – secondo la tv Nhk – i 712 a bordo della nave da crociera Diamond Princess che è stata in quarantena a febbraio nel porto di Yokohama. Sono 84 i morti con coronavirus in Giappone. Il governo è pronto ad approvare un piano di sostegno economico per far fronte all’emergenza che prevede l’erogazione di 200mila yen in contanti, l’equivalente di 1.700 euro, alle famiglie con un basso reddito, per ravvivare i consumi.

L’articolo Coronavirus, oltre mille morti in Germania. Usa, scorta al ‘virologo in chief’ Anthony Fauci. Nel mondo più di 53mila vittime proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Coronavirus in Usa: senza sanità pubblica, il numero di contagi e vittime potrebbe essere impressionante

Le cifre su possibili contagi e morti negli Stati Uniti a causa del coronavirus sono impressionanti. L’epidemia mette a nudo tutti i gravi limiti di quel sistema sanitario e di welfare. E rivaluta l’importanza dei servizi sanitari nazionali universali.

di Oriana Ciani e Rosanna Tarricone (Fonte: www.lavoce.info)

Cronaca di un disastro annunciato

Negli Stati Uniti le morti accertate per la malattia da coronavirus, Covid-19, sono finora 68, i casi confermati sono 3.927 in totale.

Ma cosa sappiamo della reale entità del contagio? Molto poco. Dal primo caso (21 gennaio), gli Stati Uniti hanno testato circa 23 individui per milione di abitanti. In Italia facciamo più di 800 tamponi e in Corea del Sud circa 3.700 per milione di abitanti. D’altra parte, se non cerchi non trovi e lo stesso presidente Trump ha insistito a lungo per “tenere basso il numero di casi di coronavirus in Usa”.

L’insieme di scelte intenzionali, burocrazia lenta nei rapporti tra la Food&Drug Administration e i laboratori diagnostici e un primo lotto di test appositamente predisposto dal Center for Disease Control (Cdc) ma mal funzionante ha compromesso irreparabilmente la risposta degli Usa all’epidemia secondo alcuni. Di certo, per fronteggiare la peggiore crisi sanitaria globale del secolo, si sono rivelati dannosi anni di tagli bipartisan al Public Health Emergency Preparedness e ad altri programmi di salute pubblica, decisi per salvaguardare i conti pubblici.

Così, in risposta all’epidemia Covid-19, più di 800 epidemiologi, infettivologi, accademici hanno firmato un appello per denunciare come, in un paese come gli Stati Uniti, le conseguenze di quella che l’Organizzazione mondiale della sanità ha definito una pandemia potrebbero rivelarsi disastrose se la popolazione, per ragioni legate al reddito o alla classe sociale, esitasse a richiedere assistenza o a rispettare le misure di salute pubblica necessarie.

Il sistema Usa

Il sistema sanitario negli Stati Uniti è di tipo assicurativo privatistico. Il mercato delle assicurazioni sanitarie private vale circa 3.200 miliardi di dollari e cresce a un ritmo del 6 per cento all’anno.

Alle assicurazioni private si affiancano programmi assistenziali pubblici come Medicare e Medicaid istituiti nel 1965. Medicare è il programma nazionale di assistenza agli anziani over 65, universalistico, in quanto indipendente dal reddito. Medicaid è un programma gestito dai singoli Stati (con un contributo federale che copre il 60 per cento delle spese) ed è rivolto ad alcune fasce di popolazione a basso reddito, come famiglie con bambini, donne in gravidanza, anziani e disabili. Nel 2010 il presidente Barack Obama ha introdotto l’Affordable Care Act (Aca) con l’obiettivo di ridurre il numero di cittadini non assicurati. Ma da allora, questo numero ha ripreso a crescere: nel 2018 era pari a 27,9 milioni, su 325 milioni di abitanti. Di solito, restano scoperti gruppi particolarmente svantaggiati (come le comunità di colore) e immigrati irregolari che non possono utilizzare Medicaid o acquistare la copertura assicurativa attraverso i mercati introdotti dall’Aca.

Nella frammentazione di un sistema multi-erogatore e multi-pagatore abbondano piani sanitari in cui la quantità e qualità dei servizi coperti dipende in larga parte da chi sei e da dove vivi. L’ultima questione sorta Oltreoceano in tema di politiche sanitarie riguarda per esempio le “fatture mediche a sorpresa” (surprise medical bills). Negli ultimi due anni, un adulto assicurato su cinque ha ricevuto infatti una fattura medica “a sorpresa” da un fornitore al di fuori della rete convenzionata col proprio assicuratore. Circa due terzi degli assicurati temono di non potersi permettere di pagare fatture mediche “a sorpresa” per sé o per la loro famiglia. Non sorprende quindi che qualsiasi interazione con il sistema sanitario negli Usa rappresenti un potenziale grave rischio finanziario per la maggior parte degli americani.

Ad aggravare un quadro già drammatico, si aggiunge il fatto che quasi il 30 per cento dei lavoratori – per lo più nei settori retail, food&beverage, hospitality – e il 69 per cento dei lavoratori con salario minimo non hanno diritto a un congedo per malattia (sick leave).

È quindi lecito aspettarsi che cittadini non assicurati, seppur contagiati e sintomatici, continueranno a lavorare, pur di non rinunciare a un salario, e affolleranno i pronto soccorso quando il loro stato di salute diventerà particolarmente grave.

Con un virus che si trasmette in maniera efficiente (il numero di riproduzione di base R0 inizialmente stimato come maggiore di 2), si capisce come si tratti di una bomba a orologeria pronta a esplodere. Il Cdc stima un numero di possibili contagi tra 160 e 214 milioni e un numero di morti tra 200mila e 1,7 milioni, scaglionati per area geografica su un intervallo di tempo di molti mesi. La stessa agenzia prevede da 2,4 a 21 milioni di ospedalizzazioni. Secondo l’American Hospital Association, nel 2018 nel paese erano disponibili poco più di 924 mila posti letto e poco più di 92 mila posti in terapia intensiva.

Cosa fanno i singoli stati

Con un governo federale assente, o peggio ancora dannoso, a livello locale i singoli Stati si stanno attrezzando per sviluppare piani di emergenza e fronteggiare la prospettiva di un aumento ingestibile della domanda. In Connecticut, dove una di noi vive, le scuole hanno chiuso la scorsa settimana per iniziativa dell’amministrazione locale. Yale University, come altre istituzioni accademiche, ha convertito tutte le attività didattiche online fino alla fine del semestre. Alcune aziende hanno iniziato a promuovere lo smart working ed è stata annunciata la chiusura di bar, ristoranti e la sospensione di assembramenti di più di 50 persone. Lo Yale New Haven Hospital e altri ospedali hanno lavorato alla definizione di protocolli e di percorsi e procedure, allo screening da remoto, all’attivazione di servizi di teleconsulto e telemedicina per pazienti non Covid-19. Il 15 marzo sono arrivati nella struttura i primi tre pazienti positivi.

A epidemia già esplosa, la Casa Bianca ha annunciato restrizioni ai voli dall’Europa, sebbene alcuni ricercatori abbiano dimostrato che un provvedimento di questo tipo ha effetti modesti sulla diffusione del contagio se non è associato a misure massicce di rallentamento della trasmissione a livello locale. Il 13 marzo il presidente Trump ha dichiarato lo stato di emergenza e la Camera dei rappresentanti ha approvato un pacchetto economico da decine di miliardi di dollari di contrasto alla crisi: dai test gratuiti alla copertura dei disoccupati, fino a congedi per malattia retribuiti e aiuti alimentari per bambini e anziani.

Sono misure che aiuteranno, ma il virus metterà comunque tragicamente a nudo l’inadeguatezza del welfare statunitense e tutta la debolezza di un sistema sanitario orientato al profitto nella gestione di un problema di salute pubblica, in cui la salute di ognuno dipende da quella del meno tutelato nella società.

Nel dibattito che accompagna le elezioni primarie del partito democratico, si è discusso di proposte come Medicare for All. Una simulazione pubblicata su Lancet ha stimato che un sistema simile porterebbe a risparmi di circa il 13 per cento sulla spesa sanitaria (che è superiore a 450 miliardi di dollari all’anno), oltre a salvare più di 1,73 milioni di anni di vita rispetto alla situazione attuale. Questi numeri vanno presi con le pinze, visto che la simulazione ha necessariamente richiesto semplificazioni e assunzioni, ma lo studio sottolinea come una spesa sanitaria più alta, come quella degli Stati Uniti appunto, di per sé non garantisca necessariamente esiti di salute migliori e ribadisce l’importanza di un sistema sanitario nazionale universale, con un unico pagatore capace di negoziare in una posizione di vantaggio con le industrie del settore salute. Suona familiare, vero?

L’articolo Coronavirus in Usa: senza sanità pubblica, il numero di contagi e vittime potrebbe essere impressionante proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Translate »