Morte dell’ex ballerina Hanna Herasimchyk, il compagno condannato a 10 anni dalla Corte d’Assise di Milano
Dieci anni di reclusione per omicidio preterintenzionale. È la sentenza pronunciata dalla Corte d’Assise di Milano nei confronti di Marek Konrad Daniec, camionista polacco di 43 anni imputato per la morte della compagna Hanna Herasimchyk, ex ballerina bielorussa di 46 anni trovata senza vita il 13 giugno 2024 nell’appartamento della coppia a Pozzuolo Martesana, nel Milanese. La Corte, presieduta dalla giudice Antonella Bertoja con a latere Sofia Fioretta, ha sostanzialmente accolto la ricostruzione proposta dalla Procura, pur riducendo di due anni la pena rispetto ai 12 anni chiesti dalla pm Francesca Crupi nella requisitoria. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni.
Il processo ha segnato una svolta significativa rispetto all’impostazione iniziale dell’inchiesta. Quando Daniec venne arrestato, nel dicembre 2024, l’accusa era infatti quella di omicidio volontario. Secondo gli investigatori, l’uomo avrebbe soffocato la compagna al termine dell’ennesimo litigio domestico. Con il passare dei mesi, però, il quadro accusatorio è cambiato. Determinante è stata una perizia medico-legale disposta dalla Corte d’Assise, che ha escluso la possibilità di affermare con certezza che la donna fosse morta per soffocamento o strangolamento causati da terzi. Secondo il perito Giorgio Alberto Croci, infatti, il decesso sarebbe stato provocato da una miocardite, una patologia cardiaca di cui la donna soffriva e che avrebbe avuto un ruolo decisivo nell’esito fatale della vicenda.
Proprio alla luce di queste conclusioni la Procura aveva chiesto di riqualificare il reato in omicidio preterintenzionale. Durante la requisitoria, la pm Crupi aveva spiegato che “non ci sono elementi per sostenere oltre ogni ragionevole dubbio” la volontà omicida dell’imputato. Secondo la ricostruzione accolta dalla Corte, la morte sarebbe maturata al termine di una violenta aggressione. Dopo una lite, Daniec avrebbe colpito la compagna provocandone la caduta. La donna potrebbe aver battuto la testa durante l’episodio e sarebbe poi rimasta a terra senza ricevere soccorso. A determinare il decesso avrebbe quindi contribuito anche la grave condizione cardiaca di cui soffriva.
“Lui sapeva della sua situazione di salute compromessa”, aveva sostenuto la pm nel corso del processo. Per l’accusa la morte “non fu voluta ma era prevedibile”, proprio in considerazione delle condizioni fisiche della vittima e della violenza dell’aggressione. Anche la famiglia della donna aveva condiviso la nuova impostazione accusatoria. L’avvocata Giulia Rossini, che assiste la madre e i due fratelli di Hanna Herasimchyk costituiti parte civile, si era detta d’accordo con la ricostruzione proposta dalla Procura. La sentenza ha inoltre riconosciuto provvisionali immediatamente esecutive a favore dei familiari della vittima: 100mila euro per la madre e 70mila euro ciascuno per i due fratelli.
Nel corso del procedimento la posizione cautelare dell’imputato era già cambiata. A fine febbraio la Corte aveva accolto un’istanza presentata dai difensori Elisa Marabelli e Lorenzo Puglisi, disponendo la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari proprio dopo il deposito della perizia medico-legale che aveva ridimensionato l’ipotesi dell’omicidio volontario. La misura cautelare dei domiciliari resta tuttora in vigore nei confronti del quarantatreenne.
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