Centri estivi ancora negati ai bambini con disabilità (contro la legge): dai tagli all’assistenza alla richiesta di soldi extra
Non tutti i bambini con disabilità possono partecipare ai Centri estivi in Italia. In diversi casi sono assai più svantaggiati, respinti in assenza di educatori formati o di operatori socio sanitari in un rapporto d’assistenza individuale di 1 a 1, subiscono una vera e propria discriminazione. Quando a giugno l’anno scolastico termina le famiglie con figli che vivono condizioni di fragilità si trovano a vivere situazioni di estremo disagio per l’impossibilità di accedere ai centri estivi. Ci sono episodi, raccontati da ilfattoquotidiano.it, di richieste fino a 4mila euro al mese per iscrivere un figlio con bisogni complessi.
La legge però prevede che tutti gli enti gestori del servizio estivo, sia pubblici che privati, debbano garantire una totale inclusione senza discriminazioni con gli accomodamenti ragionevoli necessari. Non è lecito rifiutare l’iscrizione o imporre una frequenza ridotta per motivi legati alla disabilità. Né può essere richiesta alle famiglie una compartecipazione economica extra alla retta da pagare per le spese dell’assistenza educativa. In particolare per i centri estivi sono i Comuni che hanno un ruolo di presa in carico dei minori con disabilità con posti riservati e supporti dedicati. A ciò si aggiunge la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità che riconosce espressamente il “diritto dei minori con disabilità a partecipare, su base di uguaglianza con gli altri, alle attività ludiche, ricreative e sociali”.
“I centri estivi non rappresentano un’attività accessoria, ma costituiscono un importante contesto educativo, relazionale, espressamente riconosciuto dall’ordinamento italiano come prosecuzione del percorso di crescita del minore”, commenta a ilfattoquotidiano.it Laura Andrao, avvocato e attivista per un mondo inclusivo per tutti. La normativa nazionale è chiara. Tra le varie disposizioni legislative, sul piano dei servizi sociali l’articolo 14 della Legge n. 328 del 2000 riconosce alla persona con disabilità il diritto a un progetto individuale capace di garantire una presa in carico globale e personalizzata. “Da Nord a Sud le criticità sono estese un po’ ovunque a macchia di leopardo. Alla luce dei casi che stiamo seguendo in tutta Italia”, spiega Andrao, “emerge un dato particolarmente interessante, il problema non è più solo il mero riconoscimento del diritto al centro estivo per i minori con disabilità, ma soprattutto la concreta erogazione delle risorse necessarie affinché quel diritto possa essere effettivamente esercitato”.
L’esperta aggiunge che “le limitazioni imposte dagli enti locali riguardano frequentemente sia il numero delle settimane riconosciute sia il monte ore giornaliero assegnato per l’assistenza, con il risultato di compromettere seriamente la continuità della partecipazione del minore alle attività estive insieme agli altri coetanei. A fronte della stessa opportunità sulla carta, per i minori nei fatti invece ci sono spesso realtà differenti, con tagli sull’assistenza, esclusioni, richieste di soldi extra per poter ricevere il supporto di personale adeguatamente formato”. Nonostante l’esistenza di un quadro normativo ampiamente favorevole all’inclusione, le famiglie si trovano ancora a confrontarsi con dinieghi motivati da ragioni organizzative o da carenze di programmazione delle risorse. “Ogni anno assistiamo diverse famiglie escluse dai centri estivi parzialmente o del tutto”, afferma Andrao, “e in tali situazioni il rischio è quello di subordinare diritti fondamentali a esigenze burocratiche o di bilancio, in aperto contrasto con i principi consolidati della giurisprudenza amministrativa”, precisa l’esperta di diritti delle disabilità.
Non è tutto però da bocciare. “L’esperienza maturata negli ultimi anni”, aggiunge, “consente tuttavia di rilevare un elemento positivo: vi è oggi una maggiore consapevolezza istituzionale e giurisprudenziale circa il fatto che la frequenza del centro estivo costituisca parte integrante del progetto di inclusione della persona con disabilità e non una mera attività facoltativa. Sempre più frequentemente i Tribunali amministrativi riconoscono che l’esclusione dal centro estivo determina un pregiudizio grave e irreparabile per il minore, incidendo sul diritto alla socializzazione, allo sviluppo delle autonomie e alla partecipazione alla vita della comunità”. Tale evoluzione, tuttavia, “non comporta ancora un automatico riconoscimento delle prestazioni nella misura effettivamente necessaria. Il vero nodo ovunque a livello nazionale riguarda infatti la quantificazione degli interventi”, conclude Andrao.
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