Hydra, lo zibaldone criminale del pentito Scarface e l’alba del Consorzio: “Due gruppi, quattro teste, ecco l’unione di mafie”

“Io sono l’alter ego economico del clan Mazzei di Cosa nostra”. Pochi minuti dopo essersi accomodato davanti alla corte, nascosto da un paravento, ieri mattina, il collaboratore di giustizia William Cerbo in dieci parole ha riassunto il suo ruolo. Capelli tirati all’indietro e ben pettinati, abito coordinato verde, camicia bianca, mocassini Tod’s, anche nell’aula bunker di San Vittore prima di addentrarsi nei sotterranei dell’inchiesta Hydra sul Consorzio di mafie, mantiene intatto il suo stile. Scarface lo hanno soprannominato perché ai tempi in cui cavalcava l’onda mafiosa si fece costruire una villa identica a quella di Al Pacino-Tony Montana nel film di Brian De Palma. Quindi, senza grossi preamboli, confermando il suo ruolo di vertice nell’unione di mafie, ha fissato la data di nascita di questa inedita associazione mafiosa, cristallizzata nell’inchiesta del pm Alessandra Cerreti e del Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano.

Inizia a Corsico nella primavera del 2019 quando al suo capannone si presenta Giancarlo Vestiti, fiduciario dei Senese. E’ un incontro casuale, con la sua società Starline Vestiti vuole acquisire quella di Cerbo: “Vestiti si presenta non con un atteggiamento commerciale, dice di essere Giancarlo Senese. Ho capito l’aria e mi sono presentato come cugino di Nuccio Mazzei, il reggente del clan”. Questi gli albori del Consorzio. “Vestiti – ha proseguito Cerbo in aula – è persona molto carismatica, mi disse d’ora in poi siamo la stessa cosa, da lì è nato un rapporto di amicizia. Lui è un malato di malavita”. Quindi chiede a Scarface se conosce Tano Cantarella, uomo dei Mazzei in Lombardia, poi scomparso per lupara bianca il 4 febbraio 2020. Naturalmente Cerbo risponde in modo affermativo. “Mi spiega che Tano stava facendo un recupero crediti per 250mila euro a Filippo Crea che non conoscevo all’epoca. Mi racconta che era un recupero pericoloso”, anche perché Filippo è figlio del boss Santo Crea “un compare di Vestiti e me lo presenta come boss della ionica”. Cantarella quel recupero, si scoprirà più avanti, lo sta facendo per conto dei Nicastro di Gela. Ma questo al momento è un punto secondario. “Tano incontra Vestiti da me a Corsico”. Inizia a configurarsi una bozza di alleanza. Che andrà a dama poche settimane dopo nel capannone della società Starline di Vestiti nel comune di Cambiago. “Capannone bellissimo – ricorda Cerbo – c’era un grande tavolo che Lele Mora aveva regalato a Vestiti”.

A quel summit si formano due gruppi e quattro teste, da un lato Vestiti e Santo Crea e dall’altro zu Tano Cantarella e il fedele Castiglia. Cerbo: “Nell’incontro della Starline, Tano per rispetto di Santo Crea aveva ridotto a 100mila euro il debito. Così dopo quell’incontro ho capito che qualcosa era successo e cioè che tutti e due i gruppi si erano uniti per fare truffe fiscali e dietro a queste truffe c’era Gioacchino Amico”, l’uomo che poi sarà affiliato al clan Senese. “Amico sarebbe stato lui a fare da unione tra i due gruppi, gestendo una serie di affari illeciti che avrebbero fatto guadagnare tutti. Quindi facciamo questa alleanza, questa unione dei due gruppi, quattro teste che si uniscono con al centro Amico che dirige reati di tipo economico”. Tempo dopo, Vestiti “malato di malavita”, soddisfatto dirà a Cerbo: “Tutta Milano sa anche il tuo nome”, intendendo, spiega Scarface, “che era riuscito a trovare il modo di fare l’unione”.

L’udienza, prima di entrare nel vivo rispetto al patto fondativo del Consorzio, si era aperta con un rapido Zibaldone criminale di William Scarface Cerbo. “Sono entrato nel clan Mazzei, come nipote di Angelo Privitera, perché fidanzato con sua figlia. Avevo 16 anni. Privitera, detto Scirocco, era un capo decina. Il clan fa parte di Cosa nostra. Il capo assoluto è Santo Mazzei al 41 bis dal 1990. Nuccio Mazzei è il figlio e aveva preso le redini. Anche lui è al 41. Oggi l’organigramma è composto da Matteo Mazzei e Cristian Marletta. I Mazzei rappresentano l’ala corleonese e stragista di Cosa nostra a Catania”. La sua ascesa è rapida: “A 18 anni organizzavo bancarotte, acquisto fraudolento di merci e rivendita in nero. Ogni operazione che facevo davo una regalia a Privitera. Con lui nasce poi un conflitto, perché mi mette sotto estorsione. Mi dice: il 50% lo devi dare a me, punto e non si discute. Io mi rivolgo direttamente a Nuccio Mazzei che mi dà la protezione assoluta in cambio di 40mila euro su ogni affare. E già nel 2010 sono un collettore economico”.

Scarface Non sarà mai affiliato formalmente. In tasca però Cerbo si porta molto di più: “Io ero appartenente al nucleo familiare dei Mazzei. Così la mia caratura criminale era più forte”. Un anno dopo dalla Sicilia sale a Roma e incontra “Daniele Muscarello” che nella Capitale è vicino ai Casamonica e che è “cresciuto dal punto di vista mafioso e si è affiliato ai Mazzarella di Napoli”. Agli inizi del 2012 conosce Tano Cantarella, quindi finirà in carcere per poi stabilirsi definitivamente a Milano nel 2018. Qui fa la bella vita, guida Porsche o Ferrari, abita in un attico a City Life, frequenta circoli esclusivi e si può permettere di comprare un negozio di estetista a due passi dal Duomo alla sua amante. Con Tano frequenta Fabrizio Corona e grazie a Vestiti conosce Lele Mora. Scarface Cerbo si siede così nel consiglio di amministrazione della nuova Mafia spa.

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