Trump spinge l’IA, l’industria americana paga il conto. Bollette elettriche alle stelle per favorire Big Tech

Camicia bianca e gilet, pantalone al ginocchio, calzettoni di lana e un cappello piumato. Il cartonato di un uomo in costume tradizionale saluta i visitatori: «Benvenuti nella piccola Svizzera dell’Ohio». Sugarcreek, 2.500 abitanti, è a due ore di macchina dalla capitale Columbus. Nell’Ottocento l’area è stata colonizzata da famiglie Amish e immigrati di origine svizzera e tedesca; a distanza di secoli quella tradizione è ancora visibile e continua a definire l’identità della città. Al netto del folklore, con negozi di formaggio ad ogni angolo e attrazioni turistiche che richiamano l’immaginario alpino, Sugarcreek è anche un piccolo centro industriale.

In paese Belden Brick ha cinque stabilimenti; storica impresa a conduzione familiare, fabbrica mattoni da 141 anni. Nel 2025 il costo dell’elettricità è aumentato del 90%: «Alcune aziende si troveranno sull’orlo del baratro», dice Brad Belden, che fa parte della quinta generazione della famiglia che ha fondato e guida la società. Negli Stati Uniti la corsa ai data center – l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale – sta facendo esplodere il prezzo dell’energia. Senza compensazioni adeguate o contromisure l’industria tradizionale potrebbe essere costretta a pagare la bolletta di Big Tech.

I data center sono capannoni pieni di computer che lavorano h24 per far funzionare tanti servizi digitali, inclusi i modelli di linguaggio avanzato (Llm) come Chat Gpt. L’IA richiede server ad alta prestazione, che divorano corrente. Il consumo di alcuni centri di calcolo è paragonabile a quello di metropoli da centinaia di migliaia di abitanti. Gli Stati Uniti, che sono alla testa di questa rivoluzione industriale, si stanno riempiendo di cantieri; i costi aumentano anche perché la domanda di elettricità corre più velocemente dell’offerta (l’energia disponibile). Con rialzi in bolletta per famiglie e imprese che si appoggiano sulla rete.

Il 23 luglio 2025 Trump ha firmato un ordine esecutivo per accelerare sui data center, tagliando le regole a tutela dell’ambiente e mettendo in campo massicci incentivi fiscali. Per parare potenziali contraccolpi elettorali, la Casa Bianca ha portato al tavolo i principali player del settore; a marzo 2026 Amazon, Google, Meta, Microsoft, OpenAI, Oracle e xAI hanno firmato il Ratepayer Protection Pledge, che in teoria impegna Big Tech a coprire le spese. L’accordo però è volontario e non prevede sanzioni in caso di inadempimento. Nel frattempo, inoltre, come riporta Reuters, nel 2025 i prezzi medi dell’elettricità industriale sono saliti del 31% in Pennsylvania e del 26% in Ohio (per le abitazioni private si sono verificati incrementi, rispettivamente, del 14% e del 9%).

Cinque degli otto Stati che si stanno affermando su scala nazionale come hub per data center sono nella “cintura di ruggine” (Rust Belt). Questa vasta area, che abbraccia la Regione dei Grandi Laghi, era il cuore dell’industria pesante made in Usa. Per il partito repubblicano, che ha promesso di rilanciare la manifattura americana, può diventare un problema politico. Nella rete Pjm il costo della capacità è cresciuto del 1038%. Pjm Interconnection è il più grande operatore degli Stati Uniti: copre una fascia che si snoda tra il Midwest e la costa atlantica (un’area che in parte coincide con la Rust Belt). Pjm si organizza in anticipo con alcuni produttori di energia perché siano pronti a fornire elettricità nei momenti di massimo bisogno (questa disponibilità si chiama capacità).

Plaskolite fabbrica materiali plastici. I costi di capacità per i suoi stabilimenti, sparsi tra Pennsylvania e Ohio, sono passati da 200.000 dollari a 1,2 milioni di dollari l’anno. L’azienda sta valutando di comprare meno energia dalla rete e produrne una quota in proprio, usando gas naturale. Tra le opzioni sul tavolo per compensare i rincari c’è persino il lavoro notturno. Tosoh SMD ha sede a Grove City, in Ohio. La società, attiva nel settore dell’elettronica, incrementerà la produzione nei turni notturni, quando l’elettricità è meno costosa. «Come accade con qualsiasi costo che sale all’improvviso», spiega al Fatto Brad Belden, «arriva sempre un momento in cui questo finisce per pesare davvero sull’attività»: oggi Belden Brick spende 12.000 dollari al mese (contro i 1600 dell’anno scorso). L’impresa ha alzato i prezzi dei mattoni, «ma il problema è che non si sa mai se anche i concorrenti li aumenteranno, oppure se i consumatori sceglieranno semplicemente un materiale più economico. Però, aggiunge il presidente dell’azienda, «siamo in attività da 141 anni. Abbiamo superato molte tempeste».

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