Scatta l’ondata di spegnimenti di autovelox in Italia, oltre 200 stop in quattro regioni per il nuovo decreto. La mappa
Da qualche parte in Italia Fleximan, l’anonimo distruttore di autovelox, sta festeggiando. Entra nel vivo la stretta legata alla riforma autovelox, il provvedimento fortemente voluto dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. Il decreto è diventato operativo il 13 luglio scorso e con l’introduzione dei nuovi criteri e requisiti per il rilevamento automatico della velocità, è scattata un’autentica ondata di spegnimenti su tutto il territorio nazionale. A tracciare un primo bilancio è lo stesso dicastero che ha diffuso i dati relativi a quattro importanti aree del Paese – Piemonte, Toscana, Abruzzo e la Provincia autonoma di Bolzano –, dove in totale sono già stati disattivati ben 230 dispositivi non a norma. In totale secondo le stime dovranno essere spenti circa 850 occhi elettronici.
La mappa dei dispositivi disattivati
L’impatto maggiore della riforma al momento si registra in Piemonte, dove sono stati spenti ben 131 dispositivi: sul territorio ne rimangono ora omologati 281 rispetto ai 412 precedentemente attivi. Segue a ruota la Toscana, che ha visto lo spegnimento di 69 autovelox, portando il totale dei rilevatori regolamentari a 232 a fronte dei 301 iniziali.
Contrazioni significative si registrano anche sul versante alpino e in quello adriatico: nella Provincia di Bolzano le disattivazioni sono state 18 (restano 41 dispositivi omologati su 59), mentre nella regione Abruzzo sono state spente 12 postazioni, riducendo la rete a 85 apparecchi omologati rispetto ai 97 censiti sul territorio. Nella Regione Abruzzo sono stati spenti 12 dispositivi. Allo stato attuale, quindi, risultano omologati 85 dispositivi a fronte dei 97 dislocati sul territorio. Nella regione Toscana sono stati spenti 69 dispositivi. Allo stato attuale, quindi, risultano omologati 232 dispositivi a fronte dei 301 dislocati sul territorio.
La linea del Mit: “Basta fare cassa”
La ratio dell’intervento ministeriale punta a riordinare un settore rimasto frammentato per decenni. “Dopo 34 anni, si è dunque messo fine al caos delle multe da rilevamento automatico grazie all’individuazione di criteri univoci per tutti i dispositivi utilizzati”, fa sapere il Mit attraverso una nota ufficiale diffusa per ciascun territorio coinvolto. Il vicepremier ribadisce infatti che “se da un lato è fondamentale garantire la sicurezza stradale con misure chiare che devono essere rispettate dagli automobilisti, dall’altra il controllo per la sicurezza non può trasformarsi in un modo poco trasparente per fare cassa alle spalle dei cittadini”.
Ma il provvedimento ha innescato più di una preoccupazione e molto allarme. Innanzitutto perché a breve inizierà l’esodo estivo e un malinteso liberi tutti potrebbe incidere su incidenti. Nei giorni scorsi le associazioni dei familiari delle vittime della strada hanno espresso apprensione, ricordando che l’introduzione degli apparecchi di rilevazione della velocità ha salvato, negli anni, migliaia di vite.
Le casse dei comuni
Stando alle risultanze dello studio condotto dal portale Facile.it sui bilanci ufficiali presentati dalle amministrazioni municipali, nel corso del 2025 i guadagni totali per violazione dell’art.142 del CdS hanno superato la soglia dei 284 milioni di euro. Restringendo il campo alle città sedi di prefettura, i gradini più alti dell’elenco risultano presidiati da Firenze, Bologna, Milano, Padova e Genova. Tali centri urbani, per mezzo di postazioni di controllo radar stabili e itineranti, misuratori della andatura media e ulteriori apparecchiature di intercettazione, hanno contabilizzato entrate superiori a 46 milioni di euro.
Osservando la graduatoria nel dettaglio, la vetta è occupata da Firenze, che nella passata annualità ha incamerato una cifra corrispondente a 19.718.932 euro. Subito dietro si posizionano Bologna, con 9.214.556 euro, e Milano, a quota 6.948.884 euro. Immediatamente al di fuori del podio si attesta Padova (5.725.268 euro), tallonata da Genova (4.883.831 euro), Palermo (4.226.650 euro) e Ravenna (3.984.320 euro). Ultimano la rosa dei primi dieci Modena (3.382.592 euro), Treviso (2.888.105 euro) e Venezia (2.660.520 euro).
Roma si colloca soltanto in dodicesima piazza tra i centri di riferimento provinciale, registrando un gettito riscosso pari a 2.308.276 euro. Allargando lo spettro dell’indagine alle località prive dello status di capoluogo, spiccano nelle zone di vertice Villapiana, situata nella circoscrizione cosentina, che nel medesimo 2025 ha raggiunto introiti per ben 6.990.889 euro, Fiumicino nell’area romana (6.977.786 euro), Galatina nel comprensorio leccese (5.365.680 euro) e Cittadella nella zona padovana (3.453.711 euro).
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