PornOdissea – “O Ulisse, mostrami che la possanza hai in amore come in guerra”
Nel 1968 un amico regalò a Franco Rossi, il regista dell’Odissea, una parodia porno del testo omerico. Ne ho ricavato un agile, libero riassunto. Ieri Calipso, la ninfa ninfomane, s’è sollazzata Ulisse fino a spomparlo.
PornOdissea. Così la dea dal vello crespo parla allo svenuto eroe: “O Ulisse ricco d’astuzie, che le armi d’Achille vincesti col tuo ingegno, mostrami che la stessa possanza hai in amore come in guerra. Tu sai come si possa il piacere prolungare di una donna: tutte con questo trucco le conquisti, inutili per esso i pretendenti giudica Penelope e li schifa. Chi ti prova non può dimenticarti! O Ulisse, favorito degli dei, rinnova la tua forza e il più a lungo possibile dentro sfregamelo duro!” Queste parole, però, non hanno effetto. Lo provoca allora Calipso: “Sei forse indegno di Atena, la dea dagli occhi glauchi, che da morte più volte ti salvò? Dimentichi chi sei? Sbaglia Penelope ad aspettarti? Sbagliò Circe a trattenerti per un anno? Sbagliò Elena, la più bella, a restare affascinata dalla verga squisita del cavallo di legno che tu facesti costruire? Intorno al cavallo girò chiamando per nome tutti i capi achei. E tu, temendo scoperto il tuo inganno, infilasti il pene eretto nel foro attiguo alle palle equine. Rientrò a Troia, Elena, ammirata, e annunciò a tutti che il cavallo era davvero un dono degli dei!”
Rinviene Ulisse: disperato, alla nativa Itaca vuol tornare. L’unico modo, pensa, è saziar Calipso onde al viaggio acconsenta. “Non temere, ninfa” dice. “Quando avrò appagato la tua divin pucchiacca, e il tuo clito penzolerà come la lingua di un bue spossato dopo l’aratura, e le tue grandi labbra esauste l’una sull’altra s’afflosceranno come le palpebre di chi ha molto sonno, mi chiederai pietà piangendo!” Come l’albero maestro di una nera nave, verso il cielo la sua verga ancora punta. Gli siede sopra Calipso con cautela e dice: “La stessa Era con Zeus giovane e virile mai provò tanta gioia. Guarda come la sabbia inondo!”
Dopo mille orgasmi e uno, si solleva quindi Calipso dall’eroe: al cielo ancora tende, appiccicoso, l’organo. Si volge Calipso e maestosa lo prende nella bocca: vi aderisce come un mitilo a uno scoglio. Con una mano la radice afferra, con l’altra i pesanti testicoli accarezza. Come un fruttarolo che le pere alla cliente mostra, li soppesa. Decide che è l’ora Ulisse: afferratele i polpacci, sopra la testa se li porta. Di buon grado l’aiuta ad affondar la testa la ninfa fra le cosce, contro la barba rossa dell’eroe i settemila ricci strofina. Come l’onda impetuosa la spiaggia asciutta bagna, senza che le rocce possano fermarla, così il rorido boschetto di Calipso l’asciutta barba d’Ulisse inzuppa. Guizza fra le rosse labbra della dea, piccole e grandi, la lingua dell’eroe. A lungo col pube gioca, tracciando geometrie. Come a strapparli mastica i settemila ricci Ulisse, urla la dea: “Piano, favorito dagli dei! La tua forza dimentichi? La figa come un mollusco in fondo al mare occhieggia. Dentro c’è una perla. Lecca quella!” Obbedisce Ulisse. Trova la perla, con la lingua la titilla. S’ingrossa il clito della ninfa e s’indurisce.
Di colpo si solleva Ulisse. Come un avvoltoio in picchiata da una cima i nembi fende, una preda marina puntando, così il suo uccello nelle profondità si tuffa della grotta di Calipso. Incoraggia la dea il suo zelo: “Le cateratte hai aperto, inclito, come Zeus, re degli dei, quando trafigge le nere nubi col suo fulmine rovente, provocando piogge! Muoio!” Cento orgasmi ha la ninfa, umidi e novelli, Ulisse il suo rinvia: che di un giavellotto molle non si lamenti mai una donna! Quando prossima avverte l’eruzione, con nuovo trucco la rimanda: in deliziosi giochi d’amore così la notte passa.
Aurora dalle dita di rosa abbracciati li sorprende. Gli mormora Calipso nell’orecchio cavo: “Il mio desiderio di piacere hai soddisfatto, figlio di Laerte. Deh, il tuo riscuoti”. Sul suo sen l’accoglie, fra le sue braccia s’abbandona Ulisse, basculando. Impetuoso d’un tratto il seme a litri erompe, sulla seta del letto trabocca gorgogliante dalla fica. Una polla nella grotta si forma, bollente: evapora e l’Olimpo raggiunge coi suoi fumi, il naso di Zeus solleticando. Gradevole l’onnipotente il pizzicore trova. Decide di parlargli dunque Atena. (3. Continua)
L’articolo PornOdissea – “O Ulisse, mostrami che la possanza hai in amore come in guerra” proviene da Il Fatto Quotidiano.
