“Per fermare la fame nel mondo basta meno di un decimo della spesa in armi. E anche in Italia una persona su dieci soffre di insicurezza alimentare”

“Per risolvere la fame nel mondo la prima grande azione da mettere in campo sarebbe soprattutto una: cessare le guerre, perché le guerre sono una delle cause strutturali di fame. Inoltre, gli investimenti in armi tolgono risorse alla lotta alla malnutrizione: oggi i paesi con crisi alimentari gravi sono quelli in situazioni di guerra”. Simone Garroni, Direttore Generale di “Azione Contro la Fame”, commenta così il nuovo Rapporto SOFI (Stato della Sicurezza Alimentare e della Nutrizione nel Mondo), pubblicato da cinque agenzie specializzate delle Nazioni Unite. Nel 2025 sono ancora 645 milioni le persone che soffrono la fame, pari al 7,8% della popolazione mondiale e 2,1 miliardi sono in condizione di insicurezza alimentare da moderata a grave. “E pensare”, continua Garroni, “che basterebbe meno di un decimo di quanto viene spese in armi a livello globale per fermare la fame”.

Quanto incidono i tagli agli aiuti umanitari sulla fame nel mondo?
Il governo Trump ha quasi interamente tagliato i fondi USAID e molti governi occidentali stanno tagliando i fondi per la cooperazione umanitaria e lo sviluppo. Secondo The Lancet, se questi tagli dovessero continuare sono previsti 14 milioni in più di morti per fame e malnutrizione al 2030. Purtroppo, tutto ciò lo tocchiamo con mano, abbiamo dovuto ridurre i nostri interventi in una serie di paesi, in particolare nella Repubblica del Congo e in Somalia. Questi tagli hanno un effetto immediato sulla sopravvivenza dei bambini malnutriti, piuttosto che sulla capacità di generare resilienza agli choc a cui sono esposte queste popolazioni. E il dispiegamento dei tagli sarà ancora maggiore nel 2026 e 2027.

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