“L’Odissea di Nolan? È stato bravissimo, ma ci sono incongruenze che creano perplessità. Omero è stato il primo motivatore, il viaggio di Ulisse è lo stesso che i giovani devono compiere con fatica ogni giorno”: l’analisi di Alberto Angela
Omero “primo motivatore”, le “incongruenze tecniche” che creano “perplessità”, il film “bandiera per i giovani europei”: Alberto Angela analizza l’Odissea di Nolan ed è l’apoteosi. Il celebre divulgatore televisivo interviene sul Messaggero e analizza il film campione d’incassi dell’estate 2026. Angela elogia Nolan “bravissimo a tradurre un testo antichissimo (…) in qualcosa di comprensibile a tutti, e in particolare ai più giovani”, per poi spiegare come l’Odissea sia “la storia con la S maiuscola: c’è l’avventura verso l’ignoto, il destino, le divinità della mitologia. Una sceneggiatura che narra vicende accadute, 3200 anni fa e che è perfetta fin dai tempi di Omero, come la Divina Commedia o i Promessi Sposi. Opere che ogni generazione, compresa quella dei giovani di oggi, ha amato perché hanno gli ingredienti giusti”.
Dopodichè iniziano le similitudini e le sovrapposizioni con l’oggi: “Al centro c’è un concetto universale, il ritorno a casa, al calore della famiglia. Odisseo, che noi chiamiamo Ulisse, è una figura vicinissima ai giovani. Deve affrontare l’ignoto con razionalità e astuzia, deve dribblare l’avversario, inventarsi sempre qualcosa di straordinario. Tra sfide climatiche e tecnologiche, l’incognita dell’intelligenza artificiale e un mondo del lavoro che non dà più certezze, il viaggio di Ulisse è il viaggio che tutti i giovani devono compiere con fatica ogni giorno per arrivare alla propria Itaca”.
Angela sfrutta quindi l’analogia del lavoro: “Credo che Omero sia stato uno dei più grandi motivatori dell’esistenza umana! E pensare che le vicende narrate risalgono a più di tremila anni fa, all’età del bronzo di Troia, di Ramses II, rende tutto ancora più straordinario agli occhi di un giovane pubblico che si affaccia oggi a quella storia per la prima volta”. Nel ragionamento del figlio televisivo d’arte c’è però una piccola critica, che subito si trasforma in positività: “All’inizio nell’Odissea notavo incongruenze che mi rendevano perplesso: navi simili a quelle dei vichinghi, paesaggi nordici, corazze ed elmi non proprio fedeli. Poi ho capito, lui doveva rendere comprensibile ai giovani un componimento di tremila anni fa, e mi sono sentito suo fratello in questa operazione che ha portato avanti in maniera così abile. Ci sono messaggi nel film che sono molto moderni, e che parlano soprattutto ai giovani”.
Infine ecco la ciliegina sulla torta con l’apparizione dell’Europa: “Alla fine, emerge un concetto che noi italiani conosciamo bene: il calore della casa e della famiglia. Il ritorno di Ulisse non è il ritorno alla comfort zone, ma ai propri valori. E dove, se non in Europa, ci si preoccupa così tanto dei diritti umani e del clima? Per i giovani europei questo film è quasi una bandiera”.
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