Bloccato il primo allevamento intensivo di polpi, prevedeva un milione di animali nelle vasche: stop dopo 5 anni di proteste

Il primo allevamento industriale – e perciò intensivo – di polpi non si farà. La multinazionale spagnola Nueva Pescanova ha deciso di abbandonare il progetto per costruire a Gran Canaria il primo sito commerciale al mondo, osteggiato da ben cinque anni da associazioni ambientaliste, animaliste, dalla comunità scientifica e dai cittadini.

La conferma è arrivata ieri, giovedì 23 luglio, direttamente dall’Autorità portuale di Las Palmas, che ha comunicato la rinuncia del gruppo internazionale con sede in Galizia. Una vittoria soprattutto per Compassion in World Farming (CIWF), l’organizzazione che più di tutte si è opposta all’impianto.

L’obiettivo di Nueva Pescanova era quello di produrre, attraverso l’allevamento intensivo, migliaia di tonnellate di carne all’anno: le strutture avrebbero ospitato circa un milione di polpi (Octopus vulgaris), replicando il modello dell’acquacoltura intensiva già praticato per altre specie animali. Le proteste hanno corso su due piani: innanzitutto il benessere animale (il polpo è considerato uno degli animali più intelligenti al mondo: costringerlo in minuscole vasche avrebbe comportato stress cronico e fenomeni di cannibalismo); e poi il devastante impatto ambientale. Sì, perché secondo CIWF, l’allevamento avrebbe richiesto circa 28mila tonnellate di pesce a fronte di una produzione di 3mila tonnellate di carne di polpo. Ora l’organizzazione chiede alla Spagna e all’Unione europea di introdurre una legge che vieti espressamente gli allevamenti di polpi e che fermi l’espansione dell’acquacoltura basata su specie carnivore.

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