“Il movimento degli scarafaggi in India non è finito. Gen Z straordinaria e senza paura: per la prima volta slogan contro Modi”

“La Gen Z del mio Paese è straordinaria: sono stati incredibilmente creativi, coraggiosi, intelligenti; i mezzi che usano, il modo in cui diffondono i contenuti sui social media, sono arguti e pungenti”. Jayati Ghosh, economista indiana, ha insegnato per 35 anni alla Jawaharlal Nehru University di Nuova Delhi e, prima che iniziassero le violenze, ha incontrato i manifestanti del “movimento degli scarafaggi” che nelle ultime settimane ha scosso l’India. “Uno degli aspetti più belli del movimento è stato il coinvolgimento di giovani donne forti che mi hanno resa veramente molto orgogliosa, sono state incredibilmente brillanti, articolate e coraggiose”.

Foto da Wikipedia (Creative Commons)

Nelle scorse ore il portavoce Saurav Das ha annunciato la fine delle proteste. È anche la fine del movimento?
Certamente no, perché credo che abbia ottenuto ben oltre quanto richiesto. È sicuramente una grande vittoria, direi la prima dell’opposizione nei 12 anni di questo governo, perché sono state accolte tre delle richieste più importanti. La prima, le dimissioni del ministro dell’Istruzione. La seconda è la promessa che tutte le accuse mosse contro i manifestanti verranno ritirate. La terza è che agiranno contro la brutalità estrema scatenata dalla polizia e dalle forze paramilitari, tutte sotto il controllo del ministero dell’Interno. Non sappiamo se il governo lo farà davvero, ma di certo lo ha promesso esplicitamente, il che è appunto una grande vittoria. Ci sono poi altre richieste più complesse, legate alla forma dell’intero sistema educativo, ma queste richiederanno più tempo.

Hanno ottenuto le dimissioni del ministro dell’Istruzione Pradhan. Può essere il primo addio di una lunga lista?
Credo che sia un punto di svolta. Si era creato un clima di paura tale che nessuno osava più parlare apertamente. Ora invece ci sono questi giovani che sembrano non avere paura di niente. E per la prima volta abbiamo visto slogan contro lo stesso Primo ministro Modi. Non sto dicendo che ci sarà un’ondata di dimissioni, ma credo che tutti – i ministri, il governo, e i partiti di coalizione – saranno molto più cauti. Avevano in programma di presentare in Parlamento una serie di leggi che avrebbero completamente distrutto la nostra democrazia con delle misure pensate per garantire un controllo pressoché totale sulla politica. Credo che ora sarà molto più difficile portarle avanti.

Crede che il movimento possa trasformarsi e diventare un partito capace di rivaleggiare con quello al governo?
Più che diventare un partito, credo sia un movimento di massa che darà voce e molto più spazio a chi ha sempre detto che questo è un governo che sta portando l’India al disastro. Dobbiamo ricordare che questo non è un governo che ha ottenuto una maggioranza genuina: ha preso meno del 35% dei voti alle ultime elezioni. Se avessimo avuto elezioni libere, oggi non sarebbero al potere.

Può avere piuttosto una funzione di pressione sul potere istituzionale?
Penso che stia dissolvendo il clima di paura, permettendo una partecipazione politica molto più ampia da parte di chi era disilluso o terrorizzato al punto di restare in silenzio. E questo lascia aperte molte possibilità.

In futuro potrà emergere una figura che accentrerà la leadership del movimento?
Sonam Wangchuk è stata una figura ispiratrice, e il suo sciopero della fame ha avuto un impatto catalizzante, ma credo che il suo ruolo sia esaurito. Abhijeet Dipke ha fatto un discorso molto maturo. Ha detto: “Una cosa che dobbiamo evitare è di personalizzarlo. Non incentratelo su di me, non sono io il responsabile, siamo tutti noi”. È proprio così che in passato abbiamo distrutto il nostro Paese: rendendo una singola persona il leader supremo e riponendo in essa tutta la nostra fiducia.

C’è il rischio che queste proteste deraglino per via di divisioni religiose, etniche o di altro tipo?
Il Bharatiya Janata Party (il partito di Modi) ci sta già provando. Ha già bollato gran parte dei manifestanti come “antinazionali”. Sta già tirando in ballo la questione musulmana, l’idea che il movimento sia finanziato dall’estero, che ci sia dietro George Soros, o che siano coinvolti i cinesi – i soliti argomenti ridicoli. Il Bjp cercherà di dividerci, perché in fondo l’unica cosa che possiede è l’odio comunitario e religioso: è la carta a cui torna sempre, perché è l’unica che ha. Quanto ci riuscirà è tutto da vedere. Ciò che è davvero interessante è che molte delle persone che stanno partecipando alle proteste vengono da famiglie che hanno votato per il Bjp, e loro stessi avevano votato Bjp alle elezioni precedenti. Ora hanno aperto gli occhi: sono proprio loro a spingere per il cambiamento e sembrano davvero intelligenti e consapevoli.

L’articolo “Il movimento degli scarafaggi in India non è finito. Gen Z straordinaria e senza paura: per la prima volta slogan contro Modi” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Leggi su: Il Fatto Quotidiano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *