“Scappavo spesso di casa. Dicevo bugie, mi mettevo in situazioni pericolose. Ho chiesto scusa a mia madre, sono stata dura con lei da adolescente”: parla il fenomeno Gracie Abrams
Gracie Abrams ha fatto irruzione nella classifica italiana degli album al quinto posto con il nuovo disco “Daughter From Hell”. In tutto 16 tracce che raccontano il lato oscuro e contraddittorio della sua crescita, arrivate a due anni esatti di distanza da “The Secret of Us”, il disco che l’ha consacrata al grande pubblico grazie al singolo “That’s So True” e alla hit “us” scritta insieme a Taylor Swift.
Il brano che dà il nome all’album è il cuore concettuale del disco. Gracie ha raccontato di essere stata un’adolescente parecchio ribelle, e “Daughter From Hell” è il suo modo di fare i conti con quella versione di sé e con il rapporto con la madre. Il verso che riassume tutto, secondo la stessa cantante, è: “Daughter from hell, but I came around / I’ll try to become you now” (“Una figlia venuta dall’inferno, ma poi ho cambiato idea / Ora proverò a diventare te”). Una frase che, a suo dire, parla tanto di evoluzione personale quanto della paura profonda di non riuscire mai a diventare la donna che sa essere sua madre.
“Il brano che dà il titolo al disco è nato alla fine di un processo di consapevolezza. – ha dichiarato l’artista a La Repubblica D – È stata la prima volta in cui sono riuscita a scrivere qualcosa, non un messaggio, ma una vera canzone per chiedere scusa a mia madre: sono stata dura con lei durante l’adolescenza. Crescere è difficile sia per i figli, sia per i genitori e il rapporto che abbiamo ora ce lo siamo conquistate. Adesso la chiamo sei volte al giorno, ci vediamo su FaceTime, ma ci è voluto tanto tempo per capire quello che ha passato. È così che ho voluto scusarmi e dirle grazie”.
Poi ha aggiunto: “Scappavo spesso di casa. Dicevo tantissime bugie, mi mettevo in situazioni molto pericolose. Se penso ai miei genitori, soprattutto essendo nata a Los Angeles dove certe esperienze arrivano troppo presto, capisco perché fossero terrorizzati”.
Una curiosità nella tracklist compare anche il nome di Paul Mescal, attore irlandese e compagno di Gracie, che ha un credito di scrittura nel brano “Imaginary Friend”. Ma c’è anche un altro dettaglio il disco è pieno di riferimenti a coltelli e lame, usati come metafora del dolore. Il tema torna per quattro volte in tracce diverse, oltre alla ballata al piano intitolata proprio “The Knife”. In uno dei passaggi più citati canta di vivere “con un coltello nel fianco” e di volerlo tenere “per una vita intera”: un’immagine cruda che è diventata uno dei simboli dell’album.
L’anno prossimo l’artista è attesa in Italia il 23 e 24 maggio all’Unipol Dome di Milano con il suo “The Look At My Life Tour”.
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