Malagò e il passo falso dell’uomo che piaceva alla gente che piace | il commento
Giovanni Malagò, l’uomo che piaceva alla gente che piace, maestro delle relazioni pubbliche, snodo umano di ogni fattiva mediazione, sta per lanciare la palla in tribuna e piegarsi, nel penultimo tragitto della sua fastosa carriera, al terribile ko. Come i pifferi di montagna andati per suonare, Malagò – e con lui Maldini e Leonardo, i campionissimi ingaggiati per ridare luce alla Nazionale – tornarono suonati e parecchio pure. È sempre vero che la vita è un lungo, indescrivibile imprevisto, ma nessuno avrebbe mai immaginato che l’uomo della provvidenza, il manager più vincente d’Italia, potesse mai finire sotterrato sotto la ferraglia degli incroci dilettanteschi, di una prova così sciatta e sciagurata mostrata nella ricerca ansiosa e inconcludente di un commissario tecnico che desse all’Italia il gol che ci manca. Uomo di sport, ma anche di governo. Circolo Aniene, di cui è l’alto rappresentante nel mondo, e, poniamo il caso, ministro? Possibile. Avrebbe fatto la sua figura anche nella compagine di Giorgia Meloni. Viceversa, per i meriti acquisiti sul campo, sarebbe potuto essere cooptato dal centrosinistra persino come papa straniero, o chiamato a guidare il centro del centro, lui pragmatico e assolutamente riformista per dare freschezza e vivacità alla logorroica narrazione del potere italiano.
Figlioccio di Gianni Agnelli al punto che la di lui sorella Suni lo battezza Megalò per la formidabile prova di gaudente no limits. Già socio di Luca di Montezemolo, gestore, insieme a Lupo Rattazzi, di un patrimonio finanziario niente male, azionista (col 15%) della Samocar, l’azienda di famiglia che commercia auto di lusso, Malagò ha ottenuto la palma del miglior candidato possibile per tutto il possibile per via dei suoi meriti ma anche dei suoi sponsor. Gianni Letta anzitutto. Membro del Fai, della giuria del David di Donatello, della commissione del made in Italy, della fondazione Guido Carli, della onlus Sant’Egidio, Malagò ( o Megalò che dir si voglia), ha conquistato il conquistabile. E quando la vita si è occupata delle sue cose storte, (aver per esempio truccato la carriera universitaria chiedendo a un bidello di taroccare lo statino e superare così gli esami di Privato, Economia politica e Commerciale) ha beccato il bonus della prescrizione (dopo aver ricevuto un anno e undici mesi in primo grado). Ha però avuto la voglia di riprendere i libri in mano a 46 anni e laurearsi per davvero. Dopo i fasti delle Olimpiadi Malagò era sul punto di essere venerato come un santo patrono dell’Italia. Sta finendo come nessuno avrebbe potuto immaginare. Amen.
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