Intercettazioni, FdI insiste sulla “norma Melillo”: rischio incidente con Forza Italia al Senato. Ma La Russa può evitarlo
Arriva in Aula al Senato il braccio di ferro tra Fratelli d’Italia e Forza Italia sulle intercettazioni. Come previsto, il partito di Giorgia Meloni ha ripresentato in assemblea il cosiddetto “emendamento Melillo” al decreto-legge su giustizia e immigrazione: una proposta che amplia la possibilità dei magistrati di ricorrere alle cosiddette “intercettazioni a strascico“, usandole come prova in procedimenti diversi da quelli in cui sono state autorizzate. La modifica è stata chiesta esplicitamente dal procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo, che nei mesi scorsi ha scritto al governo segnalando un “grave arretramento dell’efficacia delle indagini” dovuto alla stretta su questo tema, approvata nel 2023 su input dei berlusconiani. L’allarme ha trovato sponda in FdI, che ha presentato due emendamenti nelle Commissioni Giustizia e Affari costituzionali di palazzo Madama – dove il decreto è in conversione – per ampliare l’utilizzabilità dei nastri. Gli azzurri, però, da subito si sono dichiarati indisponibili a votarli, minacciando un nuovo incidente di maggioranza dopo quello sulla legge elettorale. Nonostante varie riunioni tra i partiti, fino adesso la quadra non si è trovata. Così la questione è stata aggirata: l’esame in commissione si è interrotto a metà, senza affrontare gli emendamenti “scottanti”, e il decreto è arrivato in Aula senza il mandato al relatore. Qui però i meloniani Gianni Berrino, Costanzo Della Porta e Sandro Sisler hanno depositato una proposta quasi identica, consentendo l’uso dei nastri “a strascico” per tutte le indagini su reati di competenza delle Procure antimafia, e non più – come previsto attualmente – solo per quelle sui delitti che prevedono l’arresto obbligatorio in flagranza, un insieme molto più ridotto.
Non solo: in vista dell’esame in assemblea, anche Pd e Movimento 5 stelle hanno scelto di presentare emendamenti sullo stesso tema, cercando di approfittare delle divisioni della maggioranza. Quello dem riprende la proposta di FdI, ma amplia ulteriormente il catalogo dei reati per cui è ammesso l’uso delle intercettazioni “a strascico”, includendo anche l’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Gli emendamenti pentastellati, invece, sono tre e mirano in sostanza a tornare alla disciplina precedente al 2023, introdotta dalla legge “Spazzacorrotti” del governo Conte I: i risultati delle intercettazioni sono utilizzabili in qualsiasi procedimento, purché si tratti di reati per cui il ricorso agli ascolti è consentito dal codice. Se queste proposte arriveranno, però, dipende dal presidente del Senato Ignazio La Russa, che dovrà decidere sulla loro ammissibilità in relazione all’oggetto del decreto (dove non si parla di intercettazioni). L’esito più probabile è una dichiarazione di inammissibilità, che sarebbe senza dubbio la via d’uscita più comoda (come ha “suggerito” anche il leader di Forza Italia Antonio Tajani) e permetterebbe di accantonare la questione senza vincitori e vinti. Se così non fosse, si andrebbe alla conta e l’emendamento Berrino potrebbe passare grazie al contributo delle opposizioni: il Pd infatti è pronto a votarlo, mentre il M5s è orientato verso l’astensione. Ma per la tenuta della maggioranza sarebbe un altro scossone difficilmente ignorabile.
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