La tassa nascosta dietro all’aumento dei carburanti: perché la versione governativa non torna
Uno degli aspetti più negativi della recente ondata inflazionistica è sicuramente il fiscal drag, l’aumento delle tasse dovuto all’aumento nominale dei redditi. Di fronte alla riduzione reale dei redditi causata dall’aumento dei prezzi, le casse dello Stato, al contrario, hanno visto aumentare notevolmente le loro entrate. E’ anche per questo che la pressione fiscale con il governo Meloni nel 2025 è stata la più alta del decennio, arrivando al 43,1 % , dal 41,4% nel 2023. In termini assoluti sono più di 30 miliardi che il governo della destra-destra ha sottratto dalle tasche degli italiani, come un’intera finanziaria.
Fra tutte le varie forme di drenaggio fiscale, quella più odiosa è sicuramente quella a carico degli automobilisti. Questo fenomeno si verifica ogniqualvolta i prezzi della benzina e del gasolio salgono. Come è noto il prezzo dei combustibili in Italia, come in molti altri paesi, è un fatto politico in quanto per più della metà è rappresentato dal prelievo fiscale, cioè dalle accise e dall’Iva. Mentre le accise sono una quota fissa, l’Iva viene calcolata sulle varie voci di costo, e quindi aumenta ogniqualvolta il prezzo del greggio sale. Ne consegue che con il prezzo del petrolio in aumento, il Ministero di Giorgetti incassa bei soldi. Per avere un’idea delle cifre in gioco, consideriamo che un incremento di 10 centesimi del prezzo finale della benzina e del gasolio genera un incasso aggiuntivo di quasi due centesimi, che corrisponde a circa 300 milioni al mese. Una bella boccata di ossigeno per i conti pubblici.
Il problema diviene acuto ora perché, come un paio di anni fa, la benzina e il gasolio hanno superato la soglia, anche psicologica, dei due euro. In un post dell’agosto 2023 focalizzavo l’attenzione sull’inflazione governativa causata da questo aumento delle tasse per gli automobilisti. Ora la situazione si è ripresentata tale e quale. Allora la rete si prese la sua rivincita sulla premier che dall’opposizione chiedeva a gran voce a Draghi di ridurre le imposte sui combustibili, che l’economista ha poi realizzato, mentre lei le ha, di fatto, mantenute inalterate. La cosa si ripete oggi con la ridicola proposta di ridurle per pochi centesimi e per pochi giorni.
Secondo la versione governativa, come ha dichiarato candidamente il ministro Urso, non ci sono le risorse per alleggerire la spesa degli italiani. Ma qui credo ci sia qualcosa che non torna. Quando il governo ha preparato la legge di bilancio per il 2026 ha stimato le entrate da queste imposte in circa 41 miliardi, qualcosa in più del gettito del 2025 quando il prezzo medio della benzina era di 1,730 euro e del gasolio 1,703, valori ben distanti da quelli attuali. Lascio al lettore il calcolo dell’incremento delle entrate dovute alla sciagurata guerra di Trump e Netanyahu, ma per le casse dello Stato è stata una manna. Per smascherare le bugie governative basta considerare che queste entrate aggiuntive erano state solo in parte preventivate, e quindi non vanno ad alterare i conti della finanza pubblica. O meglio, li vanno ad alterare ma come entrate aggiuntive che verranno utilizzate per coprire altri buchi di bilancio.
Credo quindi sia abbastanza corretto parlare di una nuova tassa sulle ferie a cui il ministro Giorgetti non vuole rinunciare. Non è vero che i soldi non ci sono, in realtà non ci sono mai stati, semplicemente al nuovo facile gruzzoletto il governo non vuol rinunciare.
Il nuovo, ma non inedito, fiscal drag non solo smentisce una volta di più il fatto che il governo Meloni sia stato in grado di abbassare le tasse. Al contrario, le ha alzate per tutti indistintamente. Molto più efficace è stato, a suo tempo, Draghi che ha portato lo sconto alla pompa fino a 30 centesimi, annullando di fatto l’incremento dell’imposta per gli automobilisti. Ma Draghi era un economista ed era ben consapevole di come fosse strategico per il sistema economico fare il possibile per frenare il prezzo alla pompa, per non innescare nuove ondate inflazionistiche. Su questo aspetto cruciale, dal governo Meloni sembra arrivare un granitico me ne frego, nella speranza forse che il prezzo del greggio torni alla normalità, oppure per semplice convenienza.
Per finire, non sfugge a nessuno che la nuova tassa sulle ferie degli italiani è anche molto iniqua. Essendo la benzina e il gasolio due beni di base, il loro aumento indiscriminato colpisce in modo sproporzionato i redditi bassi. Tutti sanno che la tassa sulla mobilità è ampliamente regressiva. Il fisco della Meloni non solo fa aumentare le tasse, ma colpisce di più chi ha di meno. Ma questa, purtroppo, non è una novità. Il fisco della destra, da Berlusconi in poi, è stato non solo gravoso ma soprattutto ingiusto.
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