“Ai giovani mancano casa e reddito per creare una famiglia. Oggi poveri e ricchi fanno più figli della classe media, che è schiacciata”
“I giovani non fanno più figli e non sono interessati alla famiglia? In verità i dati del Rapporto presentato in occasione della prossima Giornata mondiale della popolazione, il cui tema quest’anno è “Realizzare le speranze e le aspirazione dei giovani – oggi e per il futuro”, dicono una cosa diversa. Al netto delle differenze legate alla mentalità e alle norme sociali dei vari paesi, quello che emerge con forza è che non esiste in alcun modo un rifiuto di stare in coppia e avere figli”. La demografa Letizia Mencarini, docente presso l’Università Bocconi di Milano, commenta il nuovo Rapporto dell’UNFPA (United Nations Population Fund, Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione), sul futuro demografico in 73 paesi, dal titolo: “Scelte, Vite e futuri: Cosa vogliono i giovani e cosa influenza le loro decisioni sulle relazioni e la genitorialità”. All’indagine hanno partecipato oltre 108mila persone tra i 18 e i 39 anni, italiani compresi.
Cosa emerge da questo lavoro?
Questa ricerca – coordinata per la parte scientifica e per il questionario dal demografo Bocconi Arnstein Aassve e da un gruppo di lavoro di cui faccio parte – evidenzia come i giovani non stiano voltando le spalle alla famiglia privilegiando carriera e indipendenza. Più semplicemente, e drammaticamente, non riescono ad avere quelli che considerano dei prerequisiti per formare una famiglia. E questi prerequisiti sono incredibilmente simili fra paesi: l’accesso alla casa e ad un reddito stabile. Le politiche dovrebbero agire su questo”.
Partiamo però dalla Giornata Mondiale della popolazione, che si celebra l’11 luglio.
Nasce nel 1989, dopo che nel 1987 c’era stata la celebrazione dei 5 miliardi di persone sulla terra. Oggi siamo oltre gli otto miliardi, arriveremo già a quasi 10 miliardi nel 2050 e un po’oltre per la fine del secolo, ma la preoccupazione per l’aumento della popolazione è molto più bassa che in passato.
Come mai la popolazione continua ad aumentare?
La popolazione aumenterà per qualche decennio non solo perché il numero medio di figli per donna nel mondo è ancora leggermente più alto del livello di sostituzione, più di due figli per donna, ma anche per l’effetto inerziale della più alta fecondità passata. Ma ovviamente si tratta di un effetto medio.
In che senso?
Se andiamo a distinguere, vediamo un mondo diversissimo rispetto ai livelli di fecondità, perché nello stesso pianeta abbiamo la Corea del Sud, Singapore, Taiwan, Hong Kong e anche la Cina che hanno meno di un figlio per donna in media mentre nei paesi dell’Africa sub-Sahariana, come la Repubblica del Congo e il Niger, se ne fanno ancora oltre cinque o sei figli.
Eppure la cosa che più si teme oggi è la denatalità.
Sì, non ci si preoccupa tanto dell’aumento della popolazione, con la relativa pressione ambientale di un mondo che comunque probabilmente arriverà a dieci miliardi, ma il fatto che in sempre più aree del mondo, anche in paesi insospettabili fino a qualche anno fa come la Thailandia o i paesi dell’America Latina, la fecondità sta calando vertiginosamente, con conseguente futuro di invecchiamento come abbiamo adesso in Europa.
Tornando al Rapporto, cosa ci dice più in dettaglio?
Che le giovani donne, più che i loro coetanei maschi, finché non hanno una posizione lavorativa stabile non intendono avere figli per il timore che ricada tutto su di loro. Questo ci dice che le politiche che bisognerebbe fare per contrastare la denatalità dovrebbero agire prima della formazione della famiglia. Per le giovani ancora senza figli i sussidi per chi ha figli, come micro bonus, non cambiano la situazione, perché non rappresentano alcun incentivo ad avere bambini. Per realizzare i desideri di fecondità – che ad esempio in Italia continuano ad essere vicino ai due figli in media– bisogna avere uno standard di vita decente, avere delle sicurezze lavorative, avere un reddito. Non è proprio ciò che facciamo noi con i nostri giovani.
Può spiegare meglio?
Molto semplice: i giovani – in Italia di più che altrove – vengono pagati poco e faticano a trovare stabilità lavorativa, tanto che molti dei più istruiti se ne vanno a lavorare all’estero. Se questa discrasia non viene sanata la fecondità sarà sempre più bassa. Ovviamente questa tendenza riguarda tutti i paesi, anche quelli più ricchi dove i figli si sono sempre fatti, come in Francia e nei paesi Scandinavi. Ma l’Italia, insieme a Corea e Giappone, è il paese dove maggiore è la distanza tra il numero di figli realizzati e il numero di figli voluti.
Questioni preoccupanti come la crisi climatica, le guerre, le pandemie contribuiscono al calo demografico?
Quello che si può dire è che il punto di vista è sempre più globale e meno locale, quindi ciò che accade nel mondo ha sempre più importanza. Noi stiamo per pubblicare un paper proprio sulle decisioni di genitorialità in tempi di incertezza su una importante rivista statunitense – PNAS dell’Accademia Nazionale delle Scienze Americana – dove dimostriamo che le decisioni riproduttive sono plasmate anche da quanto le persone si sentano sicure riguardo al futuro delle loro società. Cambiamento climatico, crisi economica, instabilità democratica e i conflitti geopolitici influenzano in modo significativo le intenzioni di fecondità allo stesso livello delle condizioni familiari e dell’offerta di servizi per l’infanzia. Per dirla con una battuta, l’instabilità trumpiana probabilmente ci può costare molto in termini di termini di fecondità. Ma c’è un’altra tendenza molto preoccupante.
Quale?
In alcuni Paesi sta emergendo con forza da dati recenti una curva ad U della fecondità rispetto al reddito, cioè fanno più figli le persone più povere, e poi, soprattutto, i ricchi. Chi rimane schiacciato è soprattutto la classe media, sempre più controllata rispetto al fare figli proprio per le questioni che dicevamo. Comunque nel Rapporto, in conclusione, il dato più interessante, e anche inaspettato, è che i giovani sono in difficoltà nella loro transizione allo stato adulto in ogni parte del mondo. E quindi è a loro che occorre rivolgersi, investendo sulla loro istruzione e sulla loro sicurezza, dando loro le (pre)condizioni per creare una famiglia – sostegno al salario e accesso alla casa – visto che sembrano ancora desiderarlo.
L’articolo “Ai giovani mancano casa e reddito per creare una famiglia. Oggi poveri e ricchi fanno più figli della classe media, che è schiacciata” proviene da Il Fatto Quotidiano.
