Amministratori minacciati con teste di uccello sul cancello e auto bruciate: “Numeri in diminuzione, ma il fenomeno è più capillare”

Aumentano le regioni interessate da intimidazioni a sindaci, assessori, consiglieri comunali e municipali, amministratori regionali e dipendenti pubblici. Con la Puglia di nuovo in testa alla classifica dopo 13 anni. A documentarlo è l’associazione Avviso Pubblico – Enti locali e regioni contro le mafie nella sedicesima edizione del suo report “Amministratori sotto tiro”. In totale nel 2025 sono stati 309, 19 in meno del 2024, gli atti intimidatori, di minaccia e violenza rivolti contro gli amministratori locali. Per lo più concentrati nei comuni con meno di 20mila abitanti (57%). “Si tratta del numero di casi più basso registrato in 16 anni di monitoraggio del fenomeno”, spiegano gli autori Claudio Forleo, Giulia Migneco e Pierpaolo Romani. Ma sale a 215 il numero dei comuni e a 72 quello delle province coinvolte (+4% rispetto al 2024), con un picco significativo in provincia di Napoli (16 casi).

A livello regionale la Puglia è la regione più colpita con 51 casi (+24%), seguita da Campania (37), Sicilia (35) e Calabria (32), tutti territori che fanno segnare una riduzione delle minacce. Crescono del 58%, invece, gli episodi in Lombardia, che con 30 casi diventa la regione più colpita dell’area centro-nord, seguita da Veneto e Lazio (22 casi). Immuni soltanto Trentino Alto Adige e Molise. L’84% delle intimidazioni censite sono state di tipo diretto, mentre le restanti hanno preso di mira beni e mezzi dell’amministrazione, o parenti di amministratori.

Quanto agli strumenti utilizzati, l’incendio resta quello prevalente (19,5% dei casi), seguito dagli scritti intimidatori (17%), i post sui social network (15%) e le minacce verbali o telefoniche (15%). Avviso Pubblico segnala anche un lieve decremento (-2%) delle minacce rivolte ad amministratrici, come la sindaca di Mirandola (provincia di Modena), che nel 2024, in campagna elettorale, aveva ricevuto una foto che la ritraeva a testa in giù, e l’anno dopo si è vista recapitare una lettera minatoria in comune. O la collega di Montalto di Castro (Viterbo) che ha ricevuto la testa di un uccello a corredo dell’ennesimo scritto anonimo. O ancora il caso di Lagonegro dove due consigliere di opposizione sono state minacciate dopo aver denunciatole irregolarità urbanistiche degli immobili di proprietà di alcuni esponenti della maggioranza.

Secondo il report il 26% delle intimidazioni proviene da comuni cittadini. Fra questi atti, il 39% delle intimidazioni nasce “dal malcontento suscitato da una scelta amministrativa sgradita”, come il taglio di 17 alberi per la costruzione di una rotatoria a Besana in Brianza (Monza), la posa di un’antenna a Saltrio (Varese), dove il sindaco ha rimediato uno schiaffone, e l’abbattimento di alcuni cinghiali a Minervino Murge (Bat), dove il proprietario degli animali è stato arrestato per “detenzione illegale di armi e minaccia a pubblico ufficiale”. Poi ci sono un 19% intimidazioni da parte di estremisti “che utilizzano spesso simboli inneggianti tanto all’anarchia quanto al fascismo”, e un altro 19% di episodi riferibili a situazioni di disagio sociale. Con i dati 2025 superano quota 6mila le intimidazioni registrate in 16anni da Avviso Pubblico, con le regioni dove sono nate le quattro mafie storiche (Sicilia, Calabria, Campania e Puglia) che da sole ne raccolgono il 57%. Nel report vengono compendiate le vicende “più eclatanti” avvenute l’anno scorso in Puglia. Quindi: le minacce continuate al sindaco di Lequile (Lecce); le auto di due consiglieri comunali di San Giovanni Rotondo (Foggia) incendiate a 24 ore di distanza; la testa d’agnello recapitata a un candidato alle amministrative di Carapelle (Foggia);gli incendi della villa del vicecomandante della polizia locale e dell’auto di un consigliere comunale a Terlizzi (Bari); i mezzi dei servizi ambientali incendiati a Grottaglie (Ta); le auto della polizia locale incendiate a Oria (Brindisi); e quelle di un funzionario comunale di Margherita di Savoia e di un agente della polizia locale di San Ferdinando (Bat).Poi viene approfondita la situazione in Lombardia. Anche in ragione della sentenza milanese del processo Hydra, che a gennaio del 2026 ha sancito l’esistenza sul suo territorio “di un’alleanza criminale in cui convivono esponenti di ’ndrangheta, cosa nostra e camorra”. Qui si segnala: la carcassa di un uccello appesa a testa in giù sul cancello dell’abitazione del primo cittadino di Segrate (Milano); l’incendio dell’auto dell’assessore ai servizi sociali di Lissone (Mb); e di alcuni veicoli della polizia locale di Colico (Lecco); gli insulti al sindaco di Madignano (Cremona); le gomme squarciate dell’auto del sindaco anti-spaccio di Canonica d’Adda (Bergamo); e il cittadino che minacciava di dar fuoco al municipio arrestato a Borgo Mantovano(Mantova).“Sin dal 2010 – proseguono Forleo, Migneco e Romani – le statistiche connesse ai casi di intimidazione e minaccia rivolti agli amministratori locali, censiti su tutto il territorio nazionale, hanno fatto emergere una tendenza: un aumento del numero delle intimidazioni nei mesi primaverili, da marzo a giugno, solitamente dedicati alle campagne elettorali in vista delle elezioni regionali e/o amministrative”. Al riguardo viene citato quanto accaduto a inizio 2026 a Ceglie Messapica (Brindisi) dove un candidato ha ricevuto una lettera anonima “dal contenuto palesemente minatorio” e si è ritirato dalla corsa alla fascia tricolore. Come pure a Venezia, con i biglietti di insulti attaccati sul comitato dell’attuale sindaco Marco Venturini, Messina e Pontboset, in Valle d’Aosta.

Un’appendice del report, a cura di Andrea Carboni, analizza anche il fenomeno a livello europeo attraverso i dati raccolti dalla ong americana Acled su alcune particolari tipologie di intimidazione. Dati che vedono l’Italia al primo posto, per distacco, davanti a Francia,Grecia e Germania, e che evidenziano “il peggioramento delle condizioni di lavoro e di sicurezza degli amministratori locali” in tutto il continente.

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