Appunti, telefoni e pen drive di Lavitola sotto la lente degli investigatori: così la Procura cerca il movente dell’attentato a Ranucci
Sette manoscritti e tre cellulari e pen drive. Entra nella fase degli accertamenti tecnici l’inchiesta della Procura di Roma sull’attentato compiuto nell’ottobre scorso davanti all’abitazione del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci. Gli investigatori hanno avviato l’analisi del materiale sequestrato sabato scorso a Valter Lavitola, l’imprenditore ed ex editore indagato con l’accusa di essere il presunto mandante dell’azione. L’ex faccendiere – dalle mille vite durante la cosiddetta Seconda Repubblica – ha un rapporto di amicizia con il giornalista e ieri – durante l’interrogatorio davanti ai pm – ha negato qualsiasi coinvolgimento.
Sotto la lente degli inquirenti sono finiti tre telefoni, due chiavette drive e sette manoscritti appunti riconducibili a Lavitola, tutti acquisiti nel corso della perquisizione eseguita dai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e Frascati. Gli accertamenti sui dispositivi informatici e sulla documentazione sequestrata sono ritenuti uno dei passaggi chiave dell’indagine, con l’obiettivo di verificare l’eventuale esistenza di elementi utili a ricostruire la preparazione dell’attentato e i rapporti tra gli indagati.
Lavitola, convocato martedì in Procura per l’interrogatorio davanti al procuratore capo Francesco Lo Voi e ai magistrati titolari del fascicolo, si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’imprenditore ha però reso una lunga dichiarazione spontanea, nella quale ha respinto ogni addebito, sostenendo di essere del tutto estraneo ai fatti e di non avere alcuna spiegazione sul possibile movente dell’attentato.
Davanti ai magistrati ha ribadito il rapporto di lunga amicizia che lo lega a Ranucci, definendolo “fraterno” e sostenendo che le rispettive famiglie si frequentano abitualmente. Una circostanza che, secondo la difesa, sarebbe incompatibile con l’ipotesi accusatoria. Quanto alla sua presenza nei pressi dell’abitazione del giornalista circa un mese prima dell’esplosione, elemento richiamato dagli investigatori nel decreto di perquisizione, Lavitola ha spiegato di essersi recato più volte in quella zona proprio per incontrare l’amico.
Gli inquirenti contestano all’imprenditore il ruolo di mandante dell’attentato avvenuto il 16 ottobre scorso davanti alla villetta di Pomezia dove vive il conduttore di Report. Secondo l’ipotesi investigativa, Lavitola avrebbe agito attraverso un intermedia rio che avrebbe mantenuto i contatti con il gruppo di esecutori materiali, già arrestati nei giorni scorsi.
In questa fase dell’indagine l’attenzione resta concentrata sull’analisi del materiale sequestrato, dal quale gli investigatori confidano di ottenere ulteriori riscontri sull’ipotesi accusatoria o sugli eventuali rapporti tra i soggetti coinvolti. Al momento non è invece prevista una nuova convocazione di Ranucci come persona informata sui fatti. Il giornalista era già stato ascoltato dagli inquirenti dopo gli arresti eseguiti nell’ambito dell’inchiesta e, allo stato, non sarebbero emerse esigenze istruttorie tali da richiedere una nuova audizione.
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