Attentato Monaco, l’imprenditore: “L’oligarca ferito Ermolaev pagò 5 milioni ai servizi segreti per non essere sottoposto a sanzioni”

Si allunga sempre più scura e intensa l’ombra dei servizi segreti di Kiev sulla bomba che il 29 giugno ha ridotto in fin di vita nel Principato di Monaco l’oligarca ucraino Vadym Ermolaev, la donna che era con lui e ha ferito il figlio 13enne. A gennaio un imprenditore di nome Serhiy Vahanyan ha rilasciato due interviste video in cui ha denunciato l’esistenza di un vasto sistema di corruzione all’interno dell’Sbu, i servizi d’intelligence interni, e ha affermato che nel 2021 Ermolaev pagò 5 milioni di euro ai vertici dell’agenzia per evitare di essere sottoposto a sanzioni. In seguito alle sue dichiarazioni la Nabu, l’Autorità nazionale anti-corruzione, ha aperto un’inchiesta.

Vahanyan è il whistleblower che ha scoperchiato il cosiddetto “business delle sanzioni”. Lo ha fatto in due interviste pubblicate il 17 e il 21 gennaio 2026 sul canale YouTube di Boryslav Bereza, ex deputato e oggi influente attivista politico molto critico nei confronti di Volodymyr Zelensky. L’imprenditore ha puntato il dito in particolare contro Ivan Bakanov, direttore dell’Sbu dal 2019 al 2022, e Andriy Naumov, ex capo del Dipartimento principale per la sicurezza interna dell’agenzia.

Per i due “le sanzioni erano uno strumento di guadagno – spiega l’imprenditore nel video del 21 gennaio -. Tutto veniva preparato dall’Sbu e poi inviato al Consiglio di Sicurezza Nazionale”. A cosa si riferisce? Al fatto che l’agenzia prepara un dossier su ogni persona fisica e giuridica che secondo il suo giudizio dovrebbe essere sottoposta a sanzioni e lo invia al Consiglio, a cui spetta la decisione finale. E qui entra in scena la vittima di Monaco: “Vadym Ermolaev è parte dell’élite oligarchica – dice Vahanyan -. Ho avuto rapporti commerciali con lui nel settore agricolo”. E’ il fondatore del colosso Alef, entrato nel mirino dell’Sbu perché ha continuato a fare affari in Crimea anche dopo l’invasione russa del 2014. Vahanyan legge quello che presenta come il dossier preparato dall’Sbu ed elenca le accuse mosse dai servizi nei suoi confronti: “Nel 2012 acquisizioni di banche estoni usate per trasferimenti offshore. Nel 2014 operazioni sospette per oltre 1 miliardo di dollari. Anche attività nei territori occupati della Crimea”.

“Sulla base di questo – prosegue Vahanyan, nella primavera del 2021 -, Ermolaev avrebbe dovuto essere sottoposto a sanzioni. Ma non è stato sanzionato perché ha pagato (verrà però colpito da misure economiche nel 2023, ndr). Ha dato 5 milioni di dollari in contanti a Naumov e Bakanov. E ha comprato per loro due appartamenti vicino al Parco Mariinsky. I soldi sono stati consegnati in mia presenza“, aggiunge affermando di aver “fornito i documenti” a Bereza. A quel punto “Ermolaev, Naumov e Bakanov hanno iniziato una cooperazione molto stretta. Il figlio di Ermolaev è coinvolto nel business dei call center in Ucraina. Ogni mese Naumov riceveva benefici finanziari illegali da Artur Ermolaev“. Quest’ultimo è il figlio 35enne dell’oligarca, che il 30 aprile ha patteggiato una condanna per una maxi-truffa messa a segno tramite finti call center che hanno truffato migliaia di risparmiatori in 71 paesi proponendo loro investimenti fasulli. “Se c’erano problemi con questi cosiddetti i ‘call center fraudolenti’, cosa succedeva?”, domanda l’intervistatore. “Allora Naumov reagiva e dava ordine ai capi dei dipartimenti territoriali regionali dell’Sbu di non toccare” Artur Ermolaev.

Vahanyan ha ammesso di aver pagato lui stesso perché i servizi chiudessero un occhio sulle sue esportazioni illegali: “Ho pagato una certa percentuale, un ‘ringraziamento’, per il grano che ho comprato e venduto esportandolo all’estero. All’inizio questa ‘gratitudine’ si è espressa nell’acquisto di mobili, automobili, veicoli blindati e alcuni gioielli costosi per Naumov e Bakanov. Poi tutta questa storia si è trasformata in una percentuale specifica, che è passata dal 30 al 50%“.

“Lei ha avuto rapporti con Yermalayev?”, gli domanda l’intervistatore. “Sì, abbiamo lavorato insieme e io l’ho presentato a Naumov, a Bakanov e anche ad altre persone”. I tre avevano progetti in comune: “Abbiamo fatto anche rilievi su un terreno per costruire un porto” e “ora, come sapete, su quel terreno stanno costruendo un porto, e tra i soci compare una persona vicina all’ufficio del presidente, all’epoca guidato da Yermak”. Quell’Andriy Yermak, ex capo del’Ufficio di Zelensky. Quindi Yermak è coinvolto?, domanda Bereza. “Non posso dirlo. Il tempo lo dirà”, conclude Vahanyan.

Nell’intervista del 18 gennaio l’imprenditore aggiunge un particolare: “L’Sbu era di fatto guidata da Naumov” e “Bakanov era solo un intermediario, un messaggero tra Naumov e il presidente Zelensky”. Il 17 luglio 2022 il leader ucraino ha rimosso Bakanov dalla guida dell’Sbu con l’accusa di essere al servizio dei russi. I due erano amici di lunga data per essere cresciuti entrambi a Kryvyj Rih. Bakanov era stato anche dirigente della Kvartal 95, la società di produzione televisiva di Zelensky, e poi aveva guidato la vittoriosa campagna elettorale presidenziale che nel 2019 aveva portato l’ex comico alla guida del paese. Subito dopo l’elezione, Zelensky lo aveva messo a capo dei servizi segreti.

Dopo le interviste, l’11 febbraio 2026 Vahanyan, che è ricercato in Ucraina con l’accusa di una mega-frode da 21 milioni di dollari legata all’esportazione illegale di grano, è stato interrogato sul caso a Vienna, dove vive, dall’Ufficio investigativo statale, l’ente che si occupa dei reati commessi dagli alti livelli delle amministrazioni pubbliche.

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