Campo progressista, Bettini: “Il candidato premier si sceglierà solo con le primarie, così nessun elettore si ingrugna”
“Se la legge elettorale imporrà l’indicazione del candidato premier, noi scioglieremo la questione con le primarie“. Lo afferma Goffredo Bettini, storico dirigente del Pd e teorico del “campo largo”, come è stato battezzato da lui, intervenendo a Il caffè della domenica, su Radio24. Bettini spiega di essersi dedicato soprattutto “a questo lavoro di costruzione, di tenere un po’ le fila di questo nostro campo che ha bisogno di essere sempre più unito, sempre più in amicizia. Ma le cose sono un po’ complicate“. Alla domanda della conduttrice Maria Latella su chi dovrebbe prevalere tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, nel caso in cui l’attuale proposta di legge elettorale passasse e obbligasse a indicare il candidato premier sulla scheda, Bettini risponde senza esitazioni: “Questa legge elettorale dovrebbe essere spazzata via perché ha già dimostrato le divisioni della maggioranza. Ma se questo schema un po’ presidenziale dovesse passare al Senato, con o senza le preferenze, certamente saremmo obbligati a fare una scelta di popolo e quindi a ricorrere alle primarie. È difficile che, prima del voto e senza le primarie, il segretario di un partito possa dare fiducia a tavolino al segretario di un altro partito”.
Il dirigente dem sottolinea che oggi ci si trova “in un clima proporzionale”, cioè “in una situazione nella quale non c’è più il bipolarismo in senso largo, o comunque il bipartitismo come fu nel 1996, ai tempi in cui scegliemmo Prodi contro Berlusconi“. Senza primarie, avverte, “il candidato premier a tavolino non si porterebbe appresso l’elettorato di un altro partito. Questo è il punto”. Bettini ricorda che l’elettorato del campo progressista è “molto composito”. I gruppi dirigenti si sono avvicinati, hanno organizzato confronti e manifestazioni unitarie e hanno combattuto battaglie comuni in Parlamento. Gli elettori, però, “vengono da una storia complicata”. A destra, spiega, “le storie diversificate finiscono in uno slancio di potere, perché interessa loro più vincere che mettere in rilievo storie e culture totalmente diverse”. A sinistra, invece, “l’elettorato è più esigente e ci tiene alla parte che riguarda la propria storia, le proprie ferite, i propri conflitti. Quindi, non è facile portare tutti al voto una volta che sei scelto. Se fai le primarie, invece, nessuno si ingrugna“.
Nel corso dell’intervento Bettini elogia anche Alessandro Onorato, assessore capitolino ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda e coordinatore della Lista Civica Gualtieri Sindaco, forza decisiva nella vittoria di Roberto Gualtieri a Roma nel 2021. “Ha fatto un’esperienza formidabile come assessore e come lista civica – sottolinea il politico – È affidabile per quel tipo di elettorato che è democratico ma non se la sente di votare i partiti che attualmente ci sono. Il campo progressista, per vincere, ha bisogno di un elettorato più ampio, democratico, ma che non si riconosce nella sinistra“. È una lezione che Bettini dice di aver imparato nella propria vita politica: “Quando ho avuto l’occasione di fare il sindaco di Roma, proposto dai socialisti nel vecchio consiglio comunale, ho detto di no, perché sentivo che non avremmo potuto sfondare. E ho proposto Rutelli: nel 1993 era molto giovane, ma già con esperienza. E allargò la coalizione. Onorato ha questo compito e anche le capacità di farlo“.
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