Cani in condominio sempre permessi? Cosa dice davvero la legge
di Filippo Portoghese*
Da quando è stata approvata la riforma del condominio, nessuno può più vietare di tenere un cane in casa. È una delle affermazioni che sento ripetere più spesso. Una di quelle convinzioni che, a forza di essere ripetute, finiscono per trasformarsi in verità assolute. Elementare, Watson! Peccato che il diritto, come spesso accade, sia meno semplice degli slogan. Lo scrivo da tempo: sul tema della convivenza tra animali domestici e condominio non è ancora stato detto tutto. E la recente sentenza del Tribunale di Cosenza n. 960/2026 torna a dimostrarlo.
L’obiezione è sempre la stessa: “L’art. 1138 del Codice civile dice che il regolamento condominiale non può vietare di possedere o detenere animali domestici”. Verissimo. Ma è proprio quel “regolamento condominiale” che merita qualche riflessione in più. La giurisprudenza continua infatti a distinguere tra regolamenti che contengono semplici norme di gestione e regolamenti che, invece, incidono sui diritti dei singoli condomini attraverso clausole di natura contrattuale.
Consentitemi, però, una precisazione. Non è del tutto corretto parlare di “regolamento assembleare” e “regolamento contrattuale” come se si trattasse di due categorie autonome. La natura giuridica non dipende da chi ha approvato il regolamento, ma dal contenuto delle singole clausole. Quando una clausola limita un diritto individuale del condomino, quella clausola assume natura contrattuale e, se validamente accettata, continua a produrre effetti. Ed è proprio questo il principio che il Tribunale di Cosenza non inventa, ma ribadisce.
La riforma del 2012 non ha spazzato via i divieti contenuti nelle clausole contrattuali. Il caso esaminato dal Tribunale è emblematico. Un condomino, nonostante il regolamento vietasse la detenzione di animali, viveva nell’appartamento con dodici cani. Il condominio gli aveva contestato la reiterata violazione del regolamento, irrogando una sanzione di 800 euro. Ma la vicenda non riguardava semplicemente la presenza degli animali. I vicini lamentavano il continuo abbaiare, a qualsiasi ora del giorno e della notte, i problemi igienico-sanitari e persino il rifiuto del proprietario di consentire l’accesso all’appartamento per verificare le condizioni degli animali. Il Tribunale ha confermato integralmente la sanzione e ha disposto anche la riduzione del numero dei cani detenuti, consentendo la permanenza di un solo animale.
Attenzione, però. Questa sentenza non dice che nei condomini sia vietato vivere con un cane. E non dice nemmeno che la riforma del 2012 sia stata svuotata di significato. Dice qualcosa di diverso, e forse di più interessante. Ci ricorda che il diritto non ama le scorciatoie e che dietro ogni principio generale esistono regole, eccezioni e, soprattutto, clausole che vanno lette prima di trarre conclusioni. Per questo motivo, ogni volta che qualcuno mi dice: “Il regolamento non può vietare il mio cane perché lo dice il Codice civile”, la risposta è sempre la stessa: dipende. Dipende da quel regolamento. Dipende da quella clausola. Dipende dalla sua natura giuridica. E, qualche volta, dipende anche da quanti cani ci sono in quell’appartamento.
Perché il diritto, a differenza degli slogan, vive di sfumature. E le sentenze, ogni tanto, ce lo ricordano.
*avvocato
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