Caso Delmastro, l’avvocato di Caroccia: “Ho inviato le chat alla procura, il No del Parlamento ci danneggia”. Il meloniano: “Nessun problema, faranno chiarezza”

L’avvocato Fabrizio Gallo ha affermato di aver inviato alla procura di Roma una memoria con tutte le chat tra Andrea Delmastro e il suo assistito, Mauro Caroccia – condannato come prestanome del clan Senese -, in merito all’inchiesta sul ristorante romano Bisteccheria d’Italia. Appena due giorni fa, come prevedibile, il centrodestra compatto aveva votato No in giunta per le autorizzazioni di Montecitorio alla richiesta della procura di poter avere accesso alle conversazioni tra l’ex sottosegretario alla Giustizia e il padre della sua ex socia del ristorante. Per Delmastro “non c’è nessun problema”: “Non ho mai supposto collegamenti veri o presunti del ristorante con ambienti criminali”. E riguardo al No del centrodestra: “Ha salvato le prerogative parlamentari previste dalla Costituzione. Il deposito delle chat, per altra via, dimostrerà, finalmente e senza ombra di dubbio, la totale estraneità del sottoscritto, ma anche della attività di ristorazione a qualsivoglia logica criminale”.

Resta da capire se l’avvocato di Caroccia invierà tutte le chat necessarie ai fini dell’inchiesta. Secondo l’avvocato Gallo, “dalle chat si capisce chiaramente chi è il proprietario del locale” e questo è fondamentale per chiarire la posizione del suo assistito. E aggiunge: “Il Parlamento, negando l’acquisizione, fa un grosso danno a un cittadino che non può difendersi visto che Delmastro non è indagato. Nella fase dibattimentale ci sarà un conflitto tra il diritto alla difesa e il diritto all’immunità. Ma la Corte Costituzionale ha già stabilito, con una sentenza del 2007, che il primo è superiore”. Poi conclude: “Quelle chat hanno una rilevanza fondamentale per dimostrare l’estraneità dei miei assistiti rispetto al reato contestato e fanno risalire a chi sia il vero proprietario dell’attività. Non si può trasformare un’immunità parlamentare in un privilegio personale – sottolinea – e non si può consentire che una prova favorevole al reo, che coinvolge solo terzi che hanno interloquito con un parlamentare non possa essere acquisita pregiudicando altamente il cittadino indagato”.

Dal canto suo, il meloniano “le interlocuzioni di carattere amichevole sono e restano tipiche del dialogo che si può avere con un ristoratore romano del quale confermo non ho mai nemmeno supposto coinvolgimenti veri o presunti con ambienti criminali”. E dunque, dice, nessun problema. “Per mesi, pur non essendo indagato – continua Delmastro – ho dovuto subire la macchina del fango di esponenti politici le cui amministrazioni locali di riferimento venivano sciolte per infiltrazioni mafiose. Spero che ora si possa discutere seriamente di amministrazioni infiltrate dalla mafia e non di chi, pur non essendo neanche indagato, ha rassegnato le dimissioni per rispetto delle istituzioni”, conclude.

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