Caso Roggero, il presidente delle Camere penali: “La grazia non può diventare un altro grado di giudizio, né correggere una sentenza definitiva”
“Una domanda di grazia, pur legittima, non può costituire né un ulteriore grado di giudizio né uno strumento per correggere politicamente una decisione definitiva”. Sul caso di Mario Roggero interviene il presidente dell’Unione delle Camere penali italiane Francesco Petrelli, che pone un limite netto al dibattito nato dopo la condanna definitiva del gioielliere di Grinzane Cavour: il dolore per una rapina subita può essere compreso sul piano umano, ma non può trasformarsi nel riconoscimento di una giustizia privata:”Il diritto di difendersi non può essere confuso con il diritto di vendicarsi”. I supremi giudici, infatti, hanno confermato la pena accogliendo quelle che erano state le motivazioni della sentenza d’appello: il pericolo era cessato, i rapinatori erano in fuga, Roggero gli sparò alle spalle.
“Non si può riconoscere il diritto alla vendetta privata”
“La vicenda impone rispetto per il dramma umano di un uomo che, dopo avere subito una rapina, si trova oggi, all’età di settantadue anni, a dover affrontare una lunga detenzione”, afferma Petrelli. Ma, aggiunge, la decisione con cui la Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi “potrà essere valutata sul piano tecnico dopo il deposito delle motivazioni”.
La Suprema Corte ha confermato la pena inflitta a Roggero per avere ucciso due rapinatori e ferito un terzo nell’aprile 2021, dopo l’assalto alla sua gioielleria di Grinzane Cavour, nel Cuneese. La difesa aveva sostenuto la tesi della legittima difesa, ma i giudici hanno escluso che la reazione armata potesse essere giustificata una volta terminata l’aggressione e mentre i rapinatori si stavano allontanando. “È certamente comprensibile, sul piano umano e psicologico, che chi subisce una rapina violenta possa trovarsi in una condizione profondamente alterata”, osserva Petrelli. Ma ritenere che quella condizione possa giustificare “l’inseguimento e l’uccisione di chi, cessata l’aggressione, si è già dato alla fuga” significherebbe, secondo il presidente dei penalisti, “riconoscere il diritto alla vendetta privata”.
“Consentire a chi ha subito un reato di infliggere personalmente al responsabile una pena e, nel caso estremo, la pena di morte – aggiunge Petrelli – non è compatibile con i principi fondamentali del nostro ordinamento”.
“No a ulteriori gradi di giudizio”
L’intervento arriva mentre è stata formalizzata la richiesta di grazia presentata dalla moglie di Roggero, Mariangela Sandrone. Un’istanza prevista dalla Costituzione e rimessa alla decisione del Presidente della Repubblica. “Una domanda di grazia, pur legittima, non può costituire né un ulteriore grado di giudizio né uno strumento per correggere politicamente una decisione definitiva”, sottolinea Petrelli. Il presidente delle Camere penali rivendica il diritto di criticare anche duramente le sentenze, ma avverte sul rischio di contrapporre il sentimento popolare alle decisioni della magistratura: “La critica delle decisioni giudiziarie costituisce un fondamentale esercizio di democrazia, ma la giustizia non si tutela contrapponendo il sentimento popolare alla giurisdizione“.
Sul significato della grazia è intervenuto anche Alfonso Celotto, professore di Diritto costituzionale all’Università Roma Tre, spiegando che si tratta di un potere proprio del Capo dello Stato previsto dall’articolo 87 della Costituzione. Il ministro della Giustizia e gli uffici ministeriali svolgono un’attività istruttoria, mentre la decisione finale spetta al Quirinale. “La grazia viene concessa in genere per motivi umanitari, nel pieno di un percorso di rieducazione e di cambiamento di vita”, ha spiegato Celotto all’Adnkronos, ricordando che normalmente la richiesta arriva dopo un certo periodo dall’inizio dell’espiazione della pena. Nel caso di Roggero, invece, la condanna è appena diventata definitiva e il gioielliere è entrato in carcere venerdì.
La parte civile: “Fatta giustizia”
Il dibattito sulla grazia ha già attraversato diversi momenti controversi della storia repubblicana. Tra i casi più discussi quello degli anni di piombo e il confronto sul potere del Quirinale, fino alla decisione della Corte costituzionale che nel 2006, nel caso della grazia a Ovidio Bompressi, riconobbe la prevalenza del potere presidenziale sulla scelta finale del provvedimento. A difendere la sentenza definitiva è invece la parte civile. “È stata fatta giustizia“, ha dichiarato Carla Montarolo, avvocato di Giuseppe Modica, il rapinatore ferito da Roggero durante l’assalto alla gioielleria. Per la legale si tratta di “una sentenza equilibrata”. Modica, oggi 39enne, è l’unico superstite della banda che il 28 aprile 2021 aveva assaltato la gioielleria nella frazione Gallo di Grinzane Cavour. I due complici, Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli, morirono dopo i colpi esplosi dal titolare del negozio.
Dopo l’arresto, avvenuto poche ore dopo la rapina, Modica aveva patteggiato una condanna a quattro anni e dieci mesi. Uscito dal carcere alcuni mesi fa, oggi ha lasciato Alba e si è trasferito in Liguria. “Sta cercando faticosamente di reinserirsi”, ha fatto sapere il suo avvocato. “Ha visto uccidere i suoi complici ed è rimasto scioccato”, ha aggiunto Montarolo, ricordando le condizioni psicologiche del suo assistito dopo i fatti. Resta aperto il capitolo dei risarcimenti: a Modica è stata riconosciuta una provvisionale di 10mila euro, già versata da Roggero, mentre per i familiari delle due vittime sono state stabilite somme molto più elevate, nell’ordine di centinaia di migliaia di euro.
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