Certosa di Trisulti, il Tar dà ragione al ministero della Cultura: sconfitto Bannon che voleva farne un centro di formazione sovranista
La disputa sulla Certosa di Trisulti, nel frusinate, sembra giunta a conclusione. Dopo l’assegnazione del 2018, l’annullamento del 2019, la sentenza del Tar del 2020 e poi quella del Consiglio di Stato del 2021. E recentemente, a seguito della sentenza con la quale il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha respinto il ricorso contro il Ministero della Cultura e la Regione Lazio. Ente che, con il supporto operativo di Laziocrea, attraverso un accordo di collaborazione con la Direzione Regionale Musei Nazionali Lazio, da settembre 2025 mira a potenziare i servizi di fruizione, accoglienza e promozione turistica del complesso monastico.
I magistrati della sezione staccata di Latina hanno verificato che l’associazione religiosa Dignitatis Humanae Institute a gennaio 2017, al momento della presentazione delle candidature per la concessione, “non avrebbe potuto partecipare alla gara” in quanto “non risultava in possesso dei requisiti richiesti”. Conseguentemente, si legge nella sentenza “la dichiarazione resa circa il possesso del requisito ha falsamente ed erroneamente formato la volontà dell’amministrazione che, quindi, legittimamente ha esercitato il proprio potere di annullamento dell’aggiudicazione in autotutela”. L’associazione, fondata nel 2008 da Benjamin Harnwell, referente in Italia dell’ex stratega di Donald Trump Steve Bannon, già consigliere della società di analisi Cambridge Analytica e leader dell’alt-right statunitense, un’estrema destra nazionalista e xenofoba, era ricorsa ancora una volta al Tar contro la decisione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo di annullare l’assegnazione in affitto della Certosa di Trisulti. Per Bannon e Harnwell, il luogo ideale per il Centro internazionale di formazione sovranista che avevano in animo di realizzare. Ma anche un luogo della cultura.
La Certosa di Trisulti, a Collepardo, dal 1947 affidata ai monaci Cistercensi, è monumento nazionale dal 1873 e dal dicembre 2014 la sua gestione è curata dal Polo Museale del Lazio. “E’ uno dei monasteri più belli dell’Italia centrale. E’ collocata tra boschi di querce nella cosiddetta Selva d’Ecio, alle falde di una delle cime dei Monti Ernici, a 825 m. di altitudine”, informa il portale della Provincia di Frosinone. “Risale agli inizi del 1200, quando papa Innocenzo III assegnò ai Certosini la realizzazione del complesso. Della fase medievale si conservano il leone proveniente dall’arredo antico della chiesa di San Bartolomeo, oggi di fronte al cosiddetto palazzo di Innocenzo III nei cui ambienti medievali è la Biblioteca nazionale della Certosa che custodisce oltre 25mila volumi”, spiega il portale della Direzione Regionale Musei Nazionali del Lazio. Una Biblioteca nota per il suo fondo antico, nel quale, oltre che alcune cinquecentine, si segnalano il Divi Jeronimi Opera del 1468, un libro che contiene gli scritti di san Girolamo, oltre che un’edizione del 1478 degli Opuscula Philosophica di Lucio Anneo Seneca e una del 1480 della Summa Theologica di sant’Antonino da Firenze, teologo domenicano e arcivescovo di Firenze che visse tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento. Un luogo senz’altro da visitare. Inserito tra le mete del turismo religioso, secondo VisitLazio.
La storia prende avvio a febbraio 2018 quando il Dignitatis Humanae Institute, fondato nel 2008 da Harnwell con lo scopo di “proteggere e promuovere la dignità umana basata sulla verità antropologica che l’uomo nasce a immagine e somiglianza di Dio”, ottiene la Certosa per diciannove anni, al costo di 100mila euro annui, dal Ministro dei Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, Dario Franceschini. Iniziano le proteste di abitanti dei dintorni, ma anche della più vasta provincia di Frosinone. Numerose associazioni locali, oltre che Club Alpino Italiano e Legambiente, organizzano marce ed occasioni di confronto pubblico.
Così il Ministero, alla cui guida è subentrato Alberto Bonisoli, ci ripensa. Ad ottobre 2019 annulla il provvedimento di concessione. “Al termine del procedimento avviato nell’agosto 2019 dal quale è emerso che, contrariamente a quanto dichiarato al momento della candidatura, l’associazione non risultava in possesso dei requisiti richiesti dal bando per la concessione a privati di immobili del demanio culturale dello Stato”, scrive l’Ufficio stampa del Mibact.
Il Dignitatis Humanae Institute non si dà per vinto e ricorre al Tar del Lazio. Che con la sentenza di maggio 2020 lo accoglie “con conseguente annullamento dei provvedimenti impugnati”. In questa vicenda che procede a ricorsi, il Mibact si affida al Consiglio di Stato. Che a marzo 2021 gli dà ragione. Accogliendo anche l’appello incidentale proposto dalle medesime associazioni che in più occasioni hanno manifestato contro l’assegnazione della Certosa al Dignitatis Humane Institute.
Recentissimamente l’epilogo, con la sentenza del tar. Che respinge il ricorso dell’associazione, condannata “al pagamento, in favore del Ministero della Cultura e della Regione Lazio, delle spese di lite che liquida in 4mila euro ciascuno. I sovranisti rimangono senza casa.
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