“Che cosa volete?”, chiesero gli astronomi a quei misteriosi segnali luminosi
Dalle novelle apocrife di Michail Zoscenko. Mentre Polikarpov era in ferie, Zmychov riuscì con astuzia a portargli via la fidanzata e a mettersi con lei. Venutone a conoscenza, Polikarpov dapprima se ne stupì: “Cosa ci avrà trovato in lui? Ha lasciato me, segretario di un comitato di fabbrica, per un semplice operaio! Va bene, lui col cottimo arriva a duecento rubli al mese, ma anch’io ho uno stipendio rispettabile. E quanto alle qualità personali, cos’ha in più rispetto a me?” Poi il suo stupore si trasformò in irritazione e desiderio di vendetta. “Gli spaccherei la faccia! Così imparerebbe! E a lei sputerei in faccia davanti a tutti, così capirebbe!” Ma subito si riprese e si pentì: “Che porcherie ti passano per la testa, Polikarpov! Botte in faccia e sputi! Bravo, bel membro del partito che sei…”
Tuttavia il desiderio di vendetta non si placava, e Polikarpov pensò a modi più sottili per soddisfarlo: “Potrei insultare Zmychov all’assemblea generale, sotto forma di autocritica. No, non funzionerebbe. La critica dal basso spetta a lui: lui è alla macchina, io sono segretario del comitato. No, meglio organizzare un processo pubblico esemplare. Ma accidenti, per cosa dovrei processarlo?” E così, mentre Polikarpov si sforzava di trovare altre vendette, pian piano la sua irritazione si raffreddò e svanì. “Smettila di fare lo sciocco!” disse infine a se stesso. “Perché dovresti essere cattivo? Al cuore non si comanda: che colpa hanno se si sono innamorati? Non sono cattivi ragazzi. Lasciali stare!” Quindi, riflettendoci ancora un po’, Polikarpov si commosse e si vergognò: “E’ proprio meschino lasciarli stare. Sono ragazzi esemplari, vogliono costruire una nuova vita, e tu li lasci stare! No, bisogna aiutare i compagni, sostenerli attivamente!” Pensò dunque a come dare questo sostegno attivo: “Dovrò fare in modo che non sembri una scortesia oppure un’offesa. Diranno: ‘Non ci servono favori!’” E alla fine trovò l’idea: “Ma certo, è semplicissimo! Zmychov è in gamba e politicamente istruito. Bisogna promuoverlo, inserirlo tra i quadri dirigenti. Ecco fatto! Domani lo proporrò al comitato! Evviva!”.
Una settimana dopo Zmychov veniva promosso a un incarico amministrativo. Due settimane più tardi si presentò al comitato e, davanti a tutti, disse a Polikarpov: “Sei un mascalzone! Guardate fino a che punto arriva la sua bassezza, compagni: ha tenuto nascosta la sua meschina rabbia piccolo-borghese e mi ha morso come una vipera! Non fare finta di niente: so benissimo che è stato per colpa tua se mi hanno tolto dalla produzione e promosso a un incarico amministrativo! Avrei preferito che mi avessi preso a botte, piuttosto, visto che hai dentro di te un’anima così abietta!” Poi, abbassando la testa, aggiunse con voce abbattuta: “Hai fatto bene i tuoi conti, maledetto. Sai come trattano quelli promossi. Ora sto senza far nulla per quarantotto rubli al mese invece di ammazzarmi di lavoro per duecento. Tutto per la tua anima miserabile!”
Da una novella apocrifa di Ray Bradbury. Al congresso internazionale tutti gli scienziati furono d’accordo nello spiegare i segnali luminosi provenienti dall’esopianeta XZY 77 come messaggi dei quali era impossibile decifrare il senso. Uno dei congressisti propose di scrivere messaggi terrestri a grandi caratteri in un deserto dell’Africa centrale. Il messaggio, in inglese, domandava: “Che cosa volete?” (“What do you want?”). Ogni lettera, scritta in asfalto, misurava 20 km di lunghezza: per scrivere tutta la frase occorsero dieci mesi di lavoro e parecchi milioni di dollari. Terminata la scritta, gli astronomi aspettarono. 4 anni dopo, gli extraterrestri proiettarono lettere luminose come risposta: “Nulla”.
Allora gli scienziati stanziarono altri milioni di dollari per scrivere la domanda seguente: “E allora perché ci fate dei segnali?” E da XZY 77 risposero: “Non li facciamo a voi. Li facciamo a Saturno”.
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