Commissione Ue: “Facebook e Instagram creano dipendenza nei minori, Meta deve modificare il design dei social network”

Anche la Commissione europea chiede a Meta di correggere il design di Facebook e Instagram, per evitare di creare dipendenza soprattutto nei minori. Bruxelles ha scritto messo nero su bianco la sua richiesta per il colosso di Marck Zuckerberg, al termine delle indagini preliminari sulla possibile violazione del Digital service act. Il gigante tecnologico statunitense rischia una multa fino al 6 per cento del fatturato (circa 200 miliardi nel 2025), con un salasso da 12 miliardi. Ma le sanzioni non sono la vera minaccia, per un colosso di tali proporzioni. Il pericolo autentico arriva dalla pressioni politiche e giuridiche per cambiare il “prodotto”, ovvero il design e l’algoritmo dei suoi social network, una “macchina pubblicitaria” senza pari al mondo. Proprio ciò che chiede la Commissione von der Leyen: correggere gli aspetti tecnici in grado di generare dipendenza. Ad esempio lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica, le notifiche push e i sistemi di raccomandazione altamente personalizzati. In tal caso, nessuno può escludere un impatto sul motore economico della multinazionale, con ripercussioni sul valore delle azioni in borsa. L’Europa, dal canto suo, punta a proteggere i minori dai possibili nefasti effetti dei social network. “La tutela della salute fisica e mentale dei cittadini europei deve essere una priorità per le piattaforme dei social media”, ha dichiarato Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia. “Il Digital Services Act (DSA) fornisce un quadro normativo chiaro per responsabilizzare le piattaforme in merito alla natura e agli effetti di dipendenza dei loro servizi. Ci impegniamo a fondo per far rispettare la nostra legislazione in Europa”, ha concluso la commissaria europea. Meta ha risposto ufficialmente ribadendo l’efficacia dei suoi strumenti di sicurezza dedicati ai giovani utenti. E contesta le conclusioni preliminari dell’indagine, perché non tiene “adeguatamente conto delle misure significative che abbiamo adottato per proteggere gli adolescenti”.

Secondo i risultati dell’indagine avviata avviata a Bruxelles il 16 maggio 2024, Meta conosceva le conseguenze del design delle sue piattaforme. Ma “ha ignorato le informazioni disponibili sul tempo che i minori trascorrono su Instagram o Facebook di notte e su come l’ottimizzazione dei diversi formati, come reel e storie, potrebbe portare a un utilizzo eccessivo o compulsivo dei servizi”. Palazzo Berlaymont, insomma, ritiene che Menlo Park avessero il quadro completo sui potenziali pericoli per la dipendenza da social network. Ma “non ha valutato adeguatamente i rischi” “per il benessere fisico e mentale degli utenti, compresi i minori e gli adulti vulnerabili”. Scroll senza limiti, contenuti a ruota, notifiche senza sosta, raccomandazioni altamente personalizzate: sono gli aspetti di Facebook e Instagram in grado di orientare l’intelletto “in ‘modalità pilota automatico’, contribuendo a cattive abitudini e a un utilizzo compulsivo”, ammonisce la Commissione.

L’esecutivo Ue accusa Meta di aver messo a punto misure inefficaci, per ridurre i pericoli sulla dipendenza e la salute mentale “derivanti dalla sua progettazione“. Come gli strumenti per la gestione del tempo disponibili su Facebook e Instagram, attivati in automatico per gli adolescenti: secondo le indagini europee, “possono essere facilmente disattivati ​​e non portano a una riduzione” del tempo dedicato alla piattaforma. Oppure il “parental control”, per consentire ai genitori di monitorare e limitare il tempo trascors online dai figli: un sistema troppo complicato, al punto da risultare efficace solo per gli adulti con certe competenze digitali. E’ nota la posizione delle piattaforme: addestrare all’uso dei social network sarebbe un preciso dovere genitoriale. Ma è legittimo imporre l’obbligo di insegnare a un bambino l’uso di piattaforme che possono alimentare dipendenza e minare la salute mentale?

Al termine delle indagini preliminari, dunque, la Commissione europea ha chiesto ufficialmente modifiche alla progettazione di Instagram e Facebook, per limitare il tempo speso dagli utenti sulle piattaforme e il loro coinvolgimento. Nel nome della salute mentale dei minori e degli adulti fragili. L’inchiesta si è basata su documenti interni di Meta, consultazioni con il colosso, audizioni di esperti. Meta ne contesta le conclusioni e ribadisce la sue ragioni in una nota: “Da quando è stata avviata questa indagine abbiamo lanciato gli account per teenager che proteggono automaticamente i ragazzi e danno ai genitori il controllo consentendo di bloccare accesso a Instagram di notte e limitare il tempo di uso giornaliero a soli 15 minuti. Condividiamo l’impegno della Commissione Europea nel garantire ai ragazzi esperienze online sicure e positive e continueremo a collaborare con loro in modo costruttivo”.

Ora il gigante di Mark Zuckerberg potrà accedere alle carte del fascicolo d’indagine e replicare per iscritto. Se le conclusioni preliminari saranno confermate, si profila una multa fino a 12 miliardi. Non è l’unica indagine aperta dalla Commissione europea contro Meta. I fascicoli sono 5: 4 indagini riguardano Facebook e Instagram per la tutela dei minori e l’integrità delle elezioni; un’altra inchiesta è su Whatsapp per la possibile violazione delle regole sulla concorrenza. Il rischio è la maxi sanzione da oltre 60 miliardi, come pura ipotesi contabile senza contare il fattore Trump. Nulla in confronto alla multa da 1400 miliardi di dollari, invocata da 4 Stati Usa contro Meta presso il tribunale della California. Anche il procuratore dello Stato Rob Bona, come la Commissione europea, invoca la modifica del design per limitare i rischi dei social network sulla salute mentale. Una richiesta sostenuta in circa 2400 cause, pendenti negli Usa contro i giganti dei social network. In Italia, la domanda è giunta al tribunale civile di Milano, per la prima class action europea contro Meta e TikTok.

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