Condannato il fratello del premier Pedro Sànchez, in Spagna il governo torna in bilico e si riaccende lo scontro su politica e giustizia
Il presidente del premier spagnolo Pedro Sànchez, David, è stato condannato a 9 anni di interdizione dai pubblici uffici dal tribunale provincia di Badajoz per il reato di “prevaricazione amministrativa” che in sostanza ricalca il reato – abolito in Italia – di abuso d’ufficio. Il tribunale ha inflitto la stessa pena ad altri 9 imputati. Unica eccezione per Miguel Ángel Gallardo, ex presidente della Provincia di Badajoz (in Extremadura, Sud Ovest della Spagna) ed ex leader regionale del Partito socialista, condannato a 18 mesi di interdizione. Oltre il caso giudiziario in sé, questa pronuncia arriva in un periodo di estrema fragilità del governo Sànchez, proprio per le diverse inchieste che hanno travolto il Partito socialista fino a lambire lo stesso capo del governo (senza mai coinvolgerlo). La condanna ha “l’unica finalità di rovesciare un governo vista l’incapacità di farlo nelle urne” attacca il ministro dei Trasporti, il socialista Oscar Puente. Gli alleati di sinistra di Sumar che si tratta di una sentenza contraddistinta da una “autentica sproporzione”. Dall’altra parte però la portavoce dei Popolari lo definisce “un giorno storico” e aggiunge che “in qualsiasi altro Paese farebbe cadere il governo”.
Quali sono i fatti? Musicista, direttore d’orchestra, David Sànchez, nel 2017 era stato assunto dall’amministrazione di Badajoz come responsabile dell’ufficio Spettacolo. A sollevare presunte irregolarità della procedura sono stati l’associazione di destra Manos Limpias e Vox. La procura aveva chiesto in un primo momento l’archiviazione, ma il tribunale ha poi disposto l’apertura del processo. Secondo la sentenza gli 11 condannati hanno contribuito all’iter irregolare per creare il posto di lavoro con l’obiettivo che fosse poi occupato dal fratello di Sànchez, che all’epoca era leader del Psoe ma non ancora capo del governo. Il giudice sottolinea peraltro, come riferisce El Paìs, che “non è stato provato che qualcuno abbia fatto pressione o abbia condizionato la decisione degli imputati” per mettere a punto l’incarico poi finito al familiare del leader socialista, il che ha fatto decadere il reato di traffico di influenze. La Procura stessa aveva chiesto l’assoluzione di tutti gli imputati, mentre le controparti che si sono costituite in processo come il Partito Popolare e Vox erano arrivati a chiedere 6 anni di reclusione. L’interdizione porterebbe alla perdita degli incarichi di tutti i condannati ma contro la sentenza si può fare ricorso. El Paìs sottolinea tra le altre cose che durante il dibattimento era emerso che il rapporto dell’Uco, la Unidad Central Operativa della Guardia Civil che lavora come polizia giudiziaria spagnola era stata sostanzialmente contraddetta da decine di testimoni.
Nelle motivazioni della sentenza – 377 pagine – i condannati vengono descritti come tutti consapevoli che esistesse il piano “premeditato” di creare quel posto di lavoro “inutile e privo di contenuti”, scrive il giudice, tra l’altro “né urgente né necessario“. Stando alla ricostruzione emersa dal processo i criteri per valutare i candidati furono delineati dopo la presentazione dei curriculum. La modifica al nome dell’incarico – da coordinatore dei conservatori della provincia a capo dell’Ufficio Arti performative – fu disposta, sempre secondo il tribunale, per adeguarlo alle competenze del fratello di Sànchez.
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