“Costa Concordia: Incubo in mare”: il nuovo documentario Netflix riapre la ferita a 14 anni dal disastro con i video dei passeggeri e le traduzioni della scatola nera

A più di quattordici anni dal naufragio, Netflix torna sul disastro della Costa Concordia con “Costa Concordia: Incubo in mare” (titolo originale “Shipwrecked: Nightmare at Sea”). Prodotto in Gran Bretagna e diretto da James Rogan, il film dura 87 minuti e ricostruisce la vicenda attraverso filmati d’archivio inediti, registrazioni audio delle comunicazioni di emergenza, video girati dai passeggeri con i telefoni cellulari e le traduzioni della scatola nera, oltre alle testimonianze dirette di sopravvissuti, membri dell’equipaggio e soccorritori.

La sera del 13 gennaio 2012 la Costa Concordia, nave da crociera di oltre 114.000 tonnellate di stazza, naviga al largo dell’Isola del Giglio, in Toscana, con oltre 4.200 persone a bordo tra passeggeri ed equipaggio. Poco prima delle 22, la nave si avvicina all’isola per il cosiddetto “inchino”, una manovra di saluto non prevista dalla rotta ufficiale, effettuata di notte a una velocità superiore ai 14 nodi. Secondo la versione dello stesso comandante, la richiesta sarebbe arrivata dal maître di bordo Antonello Tievoli, che sull’isola aveva casa.

Durante questa manovra la nave urta uno scoglio sommerso nei pressi degli scogli delle Scole, che squarcia lo scafo per circa 70 metri sul fianco sinistro. L’acqua invade rapidamente le sale macchine, la Concordia perde la propulsione e comincia a andare alla deriva, per poi arenarsi su un fianco in acque basse davanti al porto del Giglio. A bordo si scatena il caos: l’ordine di abbandonare la nave arriva con un ritardo che il documentario individua come una delle cause principali del numero di vittime, insieme all’evacuazione confusa che ne segue.

Il naufragio costò la vita a 32 persone. La maggior parte dei passeggeri e dei membri dell’equipaggio riuscì invece a mettersi in salvo, anche grazie al coraggio di molti membri dell’equipaggio e dei soccorritori, e all’accoglienza offerta dagli abitanti dell’Isola del Giglio, che insieme a forze dell’ordine e volontari assistettero migliaia di naufraghi nella notte e nei giorni successivi.

Al centro del documentario anche il comandante Francesco Schettino, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per naufragio colposo, omicidio colposo plurimo e abbandono della nave: le registrazioni della scatola nera vengono usate per mettere in evidenza le decisioni rischiose prese quella sera, a partire proprio dalla manovra dell’inchino.

Il racconto prova ad andare oltre la figura del singolo comandante, diventato il “volto” della tragedia per puntare il dito contro la “cultura dell’inchino”, tollerata da tempo e mai formalmente vietata, un ordine di abbandono nave comunicato in ritardo, una catena di piccole scelte rischiose che hanno coinvolto più soggetti, non solo il comandante.

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