È Roma la nuova regina dei grandi eventi, ma è Milano che ha scelto di abdicare. Da Ultimo a Vasco Rossi passando per gli Oasis, la Capitale ‘si sfrega le mani’
C’era una volta una regina.
Una sovrana inarrivabile, a cui chiunque ambiva, presso la quale tutti avrebbero fatto carte false pur di avere udienza. Una monarca dalle cui regge bisognava passare per poter dire di essere davvero diventati qualcuno. Il suo nome era Milano. I suoi sudditi erano le grandi star della musica internazionale, prima ancora che nazionale. I suoi castelli avevano nomi che appartengono all’immaginario collettivo: San Siro, il Velodromo Vigorelli, l’Arena Civica. Per decenni nessuno avrebbe immaginato che quella corona potesse passare di mano. Eppure è esattamente quello che sta accadendo.
Stacco.
Oggi i record di spettatori si fanno nelle spianate di provincia, gli artisti internazionali guardano sempre più spesso altrove e Milano sembra avere una fretta del diavolo di cedere il proprio scettro. Non perché qualcuno glielo stia strappando di mano, ma perché pare aver smesso di considerare i grandi eventi un patrimonio da coltivare. Quasi fossero più un problema da gestire che un’opportunità da cogliere. Poco importano i sold out (veri o presunti, ma questa è un’altra storia) che ogni estate riempiono San Siro, l’Ippodromo Snai o La Maura. La sensazione è un’altra: se oggi in Italia arriva un evento destinato a fare la storia, Milano non è più la candidata naturale a ospitarlo.
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