Eni-Nigeria, la Cassazione assolve i pm De Pasquale e Spadaro. Annullata la condanna a 8 mesi: “Il fatto non sussiste”
Con la formula “perché il fatto non sussiste”, la sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha assolto i magistrati Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, annullando senza rinvio la sentenza che li vedeva condannati per rifiuto d’atti d’ufficio nel processo legato alla vicenda Eni-Nigeria. La decisione dei supremi giudici romani ribalta gli esiti dei precedenti gradi di giudizio svolti a Brescia, dove sia in primo grado che in appello lo scorso ottobre i due magistrati milanesi erano stati condannati a otto mesi di reclusione con il beneficio della sospensione della pena. “L’avvocato Fabio Federico ed io siamo veramente felici: è una sentenza che fa giustizia di tanti anni di sofferenze. Vorremmo rimarcare che le conclusioni del pg della Cassazione sono state totali: ha chiesto infatti l’insussistenza sia del fatto materiale che, in subordine, dell’elemento soggettivo. Più di così non poteva dire”, ha detto il difensore Massimo Dinoia dopo il verdetto.
Il procedimento traeva origine dalle battute finali del processo Eni-Nigeria, caso di corruzione internazionale legato all’acquisizione del giacimento Opl 245 nel paese africano, risalente al 2011. L’accusa ipotizzava il pagamento di una enorme tangente destinata a politici nigeriani e manager, ma l’intero impianto accusatorio era caduto con l’assoluzione di tutti gli imputati. Parallelamente a quel processo, il caso che ha portato alle accuse per i due pubblici ministeri: la mancata consegna alle difese di alcuni documenti provenienti da un’altra indagine condotta dal collega Paolo Storari sul cosiddetto “falso complotto Eni”. Atti che, secondo l’accusa formulata a Brescia, avrebbero dovuto essere messi a disposizione delle difese nel dibattimento principale.
La requisitoria del sostituto procuratore generale Cristina Marzagalli in Cassazione ha fornito una lettura diametralmente opposta a quella dei giudici bresciani. Marzagalli ha sostenuto che “i ricorsi degli imputati sono fondati” e che, a ben vedere, non sussiste alcun comportamento penalmente rilevante nei loro confronti. Secondo la ricostruzione della Procura generale, nel comportamento dei magistrati milanesi “non c’è stato alcun rifiuto e sono state effettuate scelte processuali fondate”. La gestione del fascicolo sarebbe stata dettata da valutazioni strategiche legittime, e quindi “la condotta dei due magistrati è stata tutt’altro che inerte e omissiva ma proattiva”.
Alla base della richiesta di assoluzione, il procuratore generale ha messo anche motivazioni tecniche: “L’oggetto materiale del rifiuto non esisteva agli atti e non c’è una norma che imponga il deposito in quella fase”. Ancora: “Manca l’elemento materiale e quello soggettivo” del reato ipotizzato. La decisione della Cassazione esclude dunque la rilevanza penale della condotta contestata ai due magistrati. Per chiarire nel dettaglio le ragioni giuridiche che hanno portato a ribaltare i precedenti giudizi si attende ora il deposito delle motivazioni della Suprema Corte. Intanto, l’annullamento senza rinvio appena disposto chiude definitivamente il procedimento penale a carico di De Pasquale e Spadaro, escludendo definitivamente che si potesse configurare il reato per il quale erano stati condannati.
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