Era fallito da tre anni, ma continuava a ospitare turisti in nero: sequestrato il Grand Hotel di Riccione

Era fallito dal 2023, ma il Grand Hotel di Riccione proseguiva le sue attività in nero ospitando turisti e gestendo i pagamenti in contanti nonostante la revoca della licenza e la non conformità normativa. Lo ha scoperto la Procura di Rimini, che ha posto sotto sequestro penale la struttura e iscritto al registro degli indagati per bancarotta fraudolenta sei persone tra cui l’ex amministratore Gianni Andreatta, 75enne trevigiano formalmente residente a Cuba ma domiciliato a Riccione, e alcuni collaboratori e prestanome.

La Guardia di finanza ha fatto irruzione martedì mattina per eseguire il decreto di sequestro preventivo d’urgenza di immobili, disponibilità finanziarie e quote societarie per un valore di 29 milioni di euro, trovando all’interno della struttura lo stesso Andreatta, che vi abita, e alcuni turisti che sono stati spostati altrove grazie all’intervento del Comune. I finanzieri hanno poi eseguito perquisizioni sia al Grand Hotel con l’aiuto di un cash dog, cane esperto nel rintracciare denaro contante, sia in immobili nelle province di Rimini, Milano, Monza-Brianza e Bari.

La società di gestione dell’albergo era fallita da anni e per tramite di Andreatta avrebbe dovuto consegnare l’immobile al curatore fallimentare designato dal Tribunale, ma la gestione era andata avanti in nero. Il prossimo 23 settembre la struttura sarà messa all’asta, pare per 24 milioni di euro. Aprendo forse una nuova pagina nella lunga storia del Grand Hotel Riccione: costruito in soli cento giorni su progetto dell’architetto Rutilio Ceccolini per volere dell’imprenditore Gaetano Ceschina e inaugurato il 15 agosto 1929 alla presenza di Edda Mussolini, diventò presto simbolo di mondanità in epoca fascista.

La gestione passò poi a Mario Ceschina, che nel 1976 fu rapito e mai ritrovato, evento dopo il quale l’hotel fu ereditato dalla vedova Nora Molinari, che a sua volta lo lasciò in eredità ad Andreatta. Iniziano con lui gli anni di mala gestione, che nel 2022 hanno portato alla morte di un giovane nordafricano nella piscina e all’accumulo di 25 milioni di euro di debiti. Nel 2023 il Tribunale ne ha dichiarato il fallimento.

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