Ex Ilva, i sindacati: “Chiusura area a caldo significherebbe la chiusura dello stabilimento”
“L’incontro è iniziato con il solito scaricabarile istituzionale con lo scontro tra magistratura ed altri poteri dello Stato, noi non ci stiamo”; “una resa di Stato, ci sembra più che la decisione della Corte d’Appello di Milano sia l’occasione per questo governo per abbandonare l’industria e la siderurgia di questo Paese”. Questi alcuni commenti al termine dell’incontro tra i sindacati ed il governo sull’ex Ilva da parte di tutti leader, da Sasha Colautti (Usb) a Davide Sperti (Uilm).
Tavoli dal prossimo martedì in cui coinvolgere tutti, dai sindacati alle istituzioni locali. Questo l’esito dell’incontro che era iniziato – a detta dei rappresentanti sindacali – con prospettive fosche. “Chiudere lo stabilimento, lo abbiamo detto più volte al governo, significa decretare uno scontro sociale infinito” afferma Ferdinando Uliano della Fim Cisl, che sottolinea come “le aree a freddo di Genova e Novi Ligure sono condizionate dall’area degli altoforni di Taranto”. “Chiudere l’area a caldo vuol dire chiudere l’ex Ilva” afferma Michele De Palma, numero uno della Fiom, che aggiunge: “I lavoratori devono essere messi nelle condizioni di non pagare un prezzo che non è stato determinato da loro”.
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