“Fa caldo? Prendo l’auto”. Il circolo vizioso che produce città irrespirabili
C’è un effetto molto evidente e tuttavia scarsamente considerato del caldo assurdo che ormai vivono le nostre città d’estate: ovvero il rafforzamento dell’utilizzo dell’auto. Il motivo è presto detto: l’auto è una sorta di casa-condizionata portatile, ovvero è un modo per spostarsi freddo e piacevole. Non poco, quando fuori si raggiungono 35-40 gradi.
Certamente, anche le grandi piogge autunnali non aiutano l’uso dei mezzi pubblici, perché anche in quel caso la macchina funziona da riparo da precipitazioni che possono essere anche violente. Ma in genere, sono brevi, mentre il caldo è prolungato e incessante. Così, è facilissimo dire in queste settimane “prendo i mezzi”, salvo tornare sui propri passi per capire che appena usciti si morirà di caldo e optare per la macchina, tanto più che alcuni sistemi hanno la possibilità di raffrescare la macchina anche prima di entrarci, a distanza. Questo, d’altronde, è quello che accada a Dubai, ad esempio, dove si passa dalla casa condizionata alla macchina condizionata parcheggiata apposta sotto casa.
Il problema è che la macchina è anche un’abitudine. Se poi ci abitua a prenderla d’estate, al rientro si continuerà a farlo. E forse anche questo è il motivo per cui nelle nostre città, ad esempio a Roma, non si riesce a ridurre il numero delle macchine in strada, con conseguenze gravi in termini di inquinamento, occupazione fisica dello spazio, incidenti.
Per togliere le macchine dalle strade il modo è semplice: bisogna rendere accogliente anzitutto il mezzo pubblico, che deve essere non assurdamente affollato e assolutamente dotato di aria condizionata d’estate. Su questo fronte, molto è stato fatto, se non altro per evitare morti da colpo di calore negli autobus e nelle metro. Ci sono comunque ancora vagoni della metropolitana non condizionati e anche alcuni bus.
Ma ciò a cui le amministrazioni non hanno pensato, né stanno pensando, è invece il tragitto da casa, o dall’ufficio, al mezzo pubblico e viceversa. È qui che occorre intervenire con percorsi che siano assolutamente ombreggiati, oppure coperti da vele e altri tipi di coperture che garantiscano l’ombra. Bisogna far sì, insomma, che anche gli spostamenti siano relativamente accettabili come temperature, altrimenti si hanno dei “buchi” di caldo che le persone giustamente tenderanno ad evitare. Come? Appunto prendendo la macchina, che in genere d’estate è tra l’altro più facilmente parcheggiabile sotto casa. In generale, bisogna rendere il “fuori casa” un’esperienza positiva, grazie a alberi, fontane, coperture.
La recente polemica sul Piano caldo del Comune di Roma e sulla protesta delle associazioni e dei cittadini contro la massiccia deforestazione (abbattimenti di grandi alberi) della città finita persino su Le Monde, dimostra quanto ormai non si possa in nessun modo derubricare il problema caldo come qualcosa di passeggero. Si rischia non solo di rendere la città invivibile per tre mesi, con tutte le conseguenze sulla salute dei fragili (gravissime), sul turismo (relativamente meno grave, ma a lungo andare sarà un problema enorme), in generale sulla vita di chi non può farsi tre mesi di vacanza. Ma, come ho detto, produce un circolo vizioso, perché incentiva le persona a proteggersi prendendo la macchina, visto che non esistono percorsi protetti.
Tutto questo era facilmente prevedibile venti anni fa e ancora prima. Lo era, a maggior ragione, anche quattro anni fa, quando a Roma Gualtieri è diventato sindaco e ha fatto del restyling privo o quasi di alberi di piazze storiche e dell’abbattimento di grandi alberi, sostituiti con alberelli fragili, la sua cifra. Ora che i cittadini fanno sentire la loro disperata voce, il Comune si difende dando la colpa alla Sovrintendenza che ha vietato di mettere alberi nelle piazze storiche e ammettendo che esiste un enorme problema caldo anche nel centro storico, per il quale il governo dovrebbe stanziare fondi. Peccato che i milioni del Pnrr e del Giubileo non siano stati in nessun modo utilizzati per pensare a percorsi ombreggiati per romani e turisti.
E così, a settembre, avremo ancora più macchine e quindi ancora più inquinamento e più caldo. Una conseguenza di una politica che mi pare incapace di pianificare, prevedere e al tempo stesso legare temi tra loro assolutamente intrecciati come il clima, il caldo e la mobilità sostenibile.
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