Francia inarrestabile, Mbappè imita Messi. Il Marocco resiste un’ora ma non fa paura ai Bleus di Deschamps
Non c’è stata partita. Troppo forte la Francia. Troppo più forte di questo Marocco, che pure esce dal Mondiale a testa alta. D’altra parte sarebbe bastato guardare al valore (di mercato) delle due rose: un miliardo e mezzo abbondante di euro i vicecampioni del mondo uscenti, meno di 450 milioni i campioni d’Africa. Se poi ai marocchini togli per infortunio, prima dei Mondiali, il migliore difensore centrale Aguerd, e la migliore ala, Ezzalzouli e, durante i Mondiali, l’attaccante che si è rivelato così bravo da indurre il Bayern Monaco a spendere 55 milioni per comprarlo, Saibari, e il difensore che doveva sostituire Aguerd, Riad, ecco che le distanze aumentano fino a diventare incolmabili.
Bravo comunque il Marocco a resistere per un’ora, soprattutto grazie alle parate del solito Bounou, che è riuscito persino a bloccare in presa un rigore di Mbappé. Il portiere dell’Al-Hilal non può essere definito uno specialista dei rigori: in carriera ne ha parati 10 su 57, il 17,6%, persino sotto media. Ma al Mondiale si trasforma: nelle serie finali fra Qatar e America ha subito soltanto due gol su otto tiri dal dischetto, prima della prodezza di ieri. Mbappé però ha imitato ancora Messi: rigore sbagliato sì, ma partita decisa ancora una volta da una sua giocata. Un gol fantastico con un tiro improvviso, un fulmine ad aggirare il difensore che aveva accorciato su di lui per infilarsi subito dietro al palo dove il portiere non sarebbe mai potuto arrivare. Avete presente le sagome che vengono utilizzate per provare i calci di punizione con barriera? Ecco Mbappé ha fatto sembrare Issa Diop una di quelle sagome, immobilizzandolo, senza dargli il tempo di muoversi per provare a respingere. Un altro gol da Pallone d’oro, Messi permettendo. E Dembele permettendo. Sì, perché il Pallone d’oro in carica ci ha pensato lui a chiudere la partita con un diagonale da fuori area dopo appena sei minuti. Dicono che non stia giocando poi così bene, che è il meno in forma dei fenomeni che la Francia ha in attacco. Sarà. Ma intanto è già arrivato a cinque gol segnati in questo Mondiale. E scusate se è poco.
Il Marocco ha provato a giocare a calcio, non ha pensato ad asserragliarsi nel suo fortino difensivo. Solo che la Francia non gliel’ha concesso. Non che quella di Deschamps sia una squadra specializzata in pressing e contropressing. Non ne fa moltissimo, anche se il primo gol è nato proprio da una palla rubata alta al Marocco in uscita. E’ che riesce a essere sempre compatta, a stare quasi tutta nella metà campo offensiva, con la linea difensiva ben distante dalla propria porta e in questo modo a chiudere quasi tutte le linee di passaggio e impedire così agli avversari di riuscire a manovrare e costruire azioni pericolose.
Ieri Olise, che nelle partite precedenti con Mbappé era stato il giocatore più determinante, non è apparso brillantissimo: si è dato sì ancora una volta molto da fare, ma non ha trovato mai la giocata illuminante e talvolta è stato un po’ confusionario. Ci hanno pensato gli altri là davanti e, con loro, i centrocampisti di Serie A, il rubapalloni romanista Kone e l’inesauribile milanista Rabiot, a tenere sempre accesa la squadra. Le mosse del ct Ouahbi, sostituire Saibari con un trequartista (El Khannouss) anziché con il centravanti Rahimi e spostare il terzino Mazraoui al centro della difesa rimaneggiata, non hanno funzionato. E così il Marocco, per quanto complessivamente migliore di quattro anni fa, ha messo molto meno in difficoltà la Francia stavolta rispetto alla semifinale in Qatar. Perché pure la Francia è ancora migliorata.
Alla fine, grande fair play e grandi abbracci in campo. Era una partita particolare. Non tanto per il contesto storico – il passato coloniale, la difficile integrazione nelle banlieues, i timori per gli incidenti nel dopo gara – perché anzi il calcio in qualche modo ha facilitato il progressivo inserimento in Europa, e soprattutto in Francia, dei figli dell’immigrazione marocchina, rafforzandone da una parte i sentimenti d’indipendenza ma favorendone al contempo una sorta di osmosi culturale. Ma proprio per i rapporti eccellenti fra i calciatori delle due squadre. Nella Francia in formazione c’erano soltanto due giocatori nati in Francia e figli di genitori francesi, Digne e Rabiot. Mentre nel Marocco c’erano tre giocatori nati in Francia e uno solo in Marocco. Tutti amici.
Prossima tappa di questa Super Francia la semifinale contro Spagna o Belgio. A Dallas si giocherà il 14 luglio. Vorrà dire qualcosa?
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