Garlasco, la madre di Sempio “ha tentato il suicidio”. Gli avvocati della famiglia: “Travolta dall’odio sui social”

I legali che assistono Andrea Sempio , unico indagato nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, hanno rotto il silenzio riguardo al ricovero della madre Daniela Ferrari per una overdose da farmaci, confermando ufficialmente che la donna ha tentato di togliersi la vita. La comunicazione è stata autorizzata esplicitamente dai familiari. Nella mattinata di ieri, i soccorsi sono intervenuti nell’abitazione della donna a Garlasco. Trasferita al pronto soccorso dell’ospedale di Vigevano, la donna è stata sottoposta a una lavanda gastrica d’urgenza e poi trasferita nel reparto di rianimazione dove rimane tuttora sotto stretta osservazione. I parametri vitali sono stabili ma la prognosi non consente ancora di fissare il rientro a casa.

La decisione degli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia di rendere pubblica la natura del ricovero nasce da una duplice esigenza della famiglia. Da un lato, il forte timore che possano trapelare informazioni mediche sensibili in modo distorto o non autorizzato; dall’altro, la ferma volontà di denunciare il clima di ostilità che circonda la loro assistita. Secondo quanto riferito dai difensori, Ferrari sarebbe stata bersaglio di una persistente ondata di messaggi d’odio e insulti sui canali social e online. Fenomeno che non si sarebbe interrotto nemmeno dopo la diffusione della notizia del malore, spingendo i legali a lanciare un accorato appello affinché si abbassino i toni di un dibattito pubblico diventato insostenibile per la tenuta psichica dei protagonisti.

Già nell’aprile del 2025, Ferrari era stata colta da un malore durante un’audizione presso il comando dei carabinieri di Milano, costringendo i militari a sospendere l’interrogatorio. Occasione in cui si parlò di forti stati d’ansia, tachicardia e crisi di panico. Pochi mesi dopo, a ottobre dello stesso anno, si era reso necessario un altro ricovero d’urgenza presso il Policlinico San Matteo di Pavia per un sospetto ictus, poi smentito dagli accertamenti clinici che avevano invece evidenziato un uso eccessivo di tranquillanti, sebbene all’epoca non fosse stata confermata l’intenzionalità del gesto. Le accuse mosse dalla Procura di Pavia al figlio trentottenne includono aggravanti come la crudeltà e i motivi abietti. In questo contesto, la figura della madre di Sempio è finita più volte sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori, in particolare per quanto riguarda la validità di uno scontrino di un parcheggio a Vigevano, ritrovato a distanza di un anno dal delitto. Per gli inquirenti, quel documento potrebbe rappresentare un falso alibi che i genitori avrebbero cercato di costruire per proteggere il figlio.

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