Gente di Timor, così Felix Nesi getta luce su un’isola mai abbastanza raccontata

Il panorama della narrativa contemporanea che giunge in Europa include raramente l’isola di Timor. Il romanzo Gente di Timor, scritto da Felix Nesi e pubblicato in Italia da Utopia Editore con la traduzione dall’indonesiano di Elena Ricchitelli, fornisce una documentazione narrativa su questo territorio attraverso una struttura corale e priva di filtri ideologici.

La narrazione presenta la vita di una comunità a Oetimu, un villaggio di fantasia situato nella zona che separa Timor Ovest da Timor Est, una delle zone stabilmente ignorate dalle autorità indonesiane. Il nucleo temporale intorno a cui ruotano gli eventi è la notte della finale dei Mondiali di calcio del 1998, durante la partita tra Francia e Brasile. Mentre gli uomini del villaggio si riuniscono nella stazione di polizia del sergente Ipi per guardare l’incontro alla televisione, l’abitazione di Martin Kabiti, un anziano ex soldato stimato dalla comunità, subisce un assalto armato da parte di un gruppo deciso a vendicare fatti legati al passato politico della regione.

Insieme a questo evento, il testo descrive le biografie e le condotte degli altri abitanti attraverso continui salti temporali che vanno dall’epoca coloniale agli anni Novanta. Felix Nesi introduce figure specifiche: padre Yosef, un sacerdote cattolico che vive una relazione concreta con una donna di nome Maria; Am Siki, un uomo anziano che ha affrontato la dominazione olandese e l’occupazione giapponese; un ufficiale dell’esercito il cui compito burocratico consiste nel porgere le scuse formali alle famiglie delle persone rimaste uccise sotto i mezzi militari.

L’autore descrive in modo diretto e dettagliato la violenza, l’esperienza del sesso e l’autodeterminazione del corpo. La fisicità dei personaggi e la dimensione dell’istinto biologico sono esposte senza omissioni, mostrando come le istituzioni dello Stato, della Chiesa e dell’esercito intervengano direttamente sulla vita e sulle decisioni intime degli individui.

Le vicende particolari di Oetimu si inseriscono all’interno della reale evoluzione storica di Timor. L’isola, originariamente popolata da genti di origine austronesiana e papuana e inserita fin dal XIV secolo nelle rotte commerciali del legno di sandalo con Cina, India e penisola arabica, subì la colonizzazione europea a partire dal 1515 con l’arrivo dei navigatori portoghesi. Successivamente, gli olandesi occuparono la parte occidentale. Nel 1859, il Trattato di Lisbona divise l’isola in due entità politiche distinte: Timor Ovest, olandese e poi indonesiana, e Timor Est, portoghese, dove si consolidò il legame con la religione cattolica.

Il 28 novembre 1975, Timor Est dichiarò l’indipendenza, ma nove giorni dopo l’Indonesia avviò l’invasione militare attraverso l’Operazione Seroja. Questa occupazione durò 24 anni e causò la morte di oltre 200mila persone. La resistenza proseguì fino al referendum del 1999, seguito da gravi violenze interne, e alla successiva gestione delle Nazioni Unite, che portò alla nascita dello Stato sovrano il 20 maggio 2002. Oggi il paese è una democrazia parlamentare la cui economia si basa sull’esportazione di petrolio e gas naturale.

Il romanzo di Felix Nesi è un testo intelligente perché rifiuta il sentimentalismo e la retorica ideologica. La prosa è chiara e lineare. La scelta di esporre la realtà sociale attraverso i bisogni fisici, la sessualità e la sottomissione politica restituisce una documentazione narrativa solida. È un libro utile per comprendere le dinamiche umane e di potere di una specifica area geopolitica.

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