Greta Thunberg ha una sorella che è una vera popstar: ecco la storia di Beata Monalisa e del suo show fuori dagli schemi
Se Greta Thunberg è diventata uno dei volti più noti dell’attivismo ambientalista, sua sorella minore ha scelto una strada completamente diversa. Si chiama Beata Monalisa Ernman, ha 20 anni e sogna di affermarsi nel panorama musicale internazionale grazie a una personalità fuori dagli schemi e a un’immagine che non passa inosservata.
Negli ultimi giorni il suo nome è tornato a circolare dopo una performance al Musikaliska Kvarteret di Stoccolma, la storica sala concerti svedese che in passato ha ospitato anche la cerimonia del Premio Nobel conferito ad Albert Einstein. L’esibizione, diventata virale sui social, ha incuriosito molti spettatori, che hanno scoperto soltanto in seguito il legame di parentela con la celebre attivista.
A differenza della sorella, Beata preferisce tenere separate la vita privata e la carriera artistica. Per questo utilizza il cognome della madre, Ernman, e quando le viene chiesto di Greta evita di alimentare il gossip, limitandosi a un cortese “no comment”. Una scelta precisa, dettata dalla volontà di costruirsi un’identità autonoma nel mondo della musica.
Il talento, però, non è certo arrivato all’improvviso. Da giovanissima ha interpretato Édith Piaf in uno spettacolo teatrale, vestendo quei panni per cinque anni. Un’esperienza che ha segnato profondamente il suo percorso artistico e che l’ha portata a sviluppare una vocalità intensa, distante dalle sonorità pop più convenzionali.
Non a caso tra i suoi primi lavori figura anche una reinterpretazione di “Hymne à l’amour”, uno dei brani simbolo della cantante francese. Sul palco Beata propone uno spettacolo energico e teatrale, fatto di danza, coreografie e una presenza scenica molto marcata. Fuori dai riflettori, invece, racconta di essere una persona decisamente più riservata e sensibile, pur ammettendo di divertirsi a provocare il pubblico con uno stile che rompe gli schemi.
Un pop senza etichette
La giovane cantante ha più volte spiegato di voler realizzare una musica apertamente inclusiva e vicina alla comunità LGBTQ+, con l’ambizione di diventare un punto di riferimento per quel pubblico. Dopo un’esibizione durante un evento dedicato alla comunità queer svedese, ha raccontato di essersi sentita, per la prima volta, pienamente riconosciuta come artista.
Non sono mancate nemmeno dichiarazioni destinate a far discutere. Beata ha criticato alcuni stereotipi legati al mondo della musica e ha raccontato di aver spesso avuto la sensazione che alcuni produttori uomini cercassero di indirizzare il suo modo di cantare e di esprimersi. In un recente intervento sui social ha anche scritto che le sue esibizioni mettono spesso in crisi una certa idea tradizionale di mascolinità, parole che hanno acceso il dibattito tra sostenitori e detrattori.
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