Ho fritto un uovo in piazza Municipio a Napoli, con 39 gradi percepiti: l’ho chiamato Manfredi

Sottotitolo: me lo consentite? La Grande Cagata. Ci pensavo da tempo, praticamente ogni volta che passo per Piazza Municipio, tra le piazze più rappresentative d’Italia. All’ombra del castello medioevale angioino, uno dei simboli della città. Pardon, correggo il refuso, una volta era all’ombra. Adesso è un’immensa spianata di pietra lavica grigio funereo che i 36 gradi di ieri, percepiti 39 con 60 per cento di umidità, praticamente l’anticamera di un inferno. Cominciato a fine secolo.

Mio figlio nasceva nel 1998 ed erano appena cominciati i lavori della metropolitana. Prima delle ruspe devastatrici era un’aerea gioiosa, ricca di giardini, alberi secolari e aiuole fiorite tra Maschio Angioino e Palazzo San Giacomo dove abita il sindaco, con l’imponente Certosa di San Martino che domina fiera dall’alto. E’ stata così immortalata nelle cartoline d’epoca tra gli anni 60 e 80, prima che della Grande Distruzione. I progettisti, o meglio i distruttisti, sono stati gli architetti Álvaro Siza Vieira e Eduardo Souto de Moura, entrambi vincitori del prestigioso Premio Pritzker (e chissene…). Categoria archi/star che si sono pure fatti pagare profumatamente. Tra l’altro sono portoghesi, dunque abituati al sempre più caldo clima mediterraneo. O forse non hanno mai sentito parlare di climate change.

Fatto sta che è venuta fuori questa spianata, frutto di calcoli per me sbagliatissimi, lunga un paio di kilometri in pietra lavica. “Credo di provenienza dall’Etna. Una volta i basoli li prendevano dal Vesuvio. Ora è proibito, perché il Vesuvio non erutta più”, mi spiega la mia prof. della Federico II, Roberta Lencioni. E così è cominciata la cementificazione selvaggia, piazza e sedute realizzate nella stessa pietra rovente. Avete presente quel tipo di pietra incandescente che i ristoranti gourmet vi portano a tavola per cucinarvi il filetto mignon al pepe rosa e regalarvi l’illusione di essere grandi chef? Ecco sulla panchina in pietra bollentissima (mi sono pure scottata il popò per starci seduta) ho fritto un uovo. Tempo di cottura, 6 minuti, a seconda dei gusti, più cotto o meno cotto. Considerando che l’avevo messo su un foglio di carta d’alluminio, i tempi si sono un po’ allungati. Un pizzico di curcuma e pepe e l’ho mangiato.

L’uovo alla Manfredi, lo dedico al sindaco dalla fornace della piazza sotto il suo ufficio. Anche se non tutte le colpe sono sue, quando fu approvata la metropolitana d’arte c’era Bassolino, c’era Bassolino, c’era Bassolino. Lo abbiamo avuto per quasi un ventennio. E Manfredi era un brillantissimo professore di Ingegneria sismica e strutturale della Federico II. Ma ingaggiare dei bravi giardinieri e anziché piantare due arbusti rinsecchiti poteva pensarci la sua amministrazione e largo al Verde Rigoglioso di un tempo. Nessuna genialità bastava sfogliare le foto vintage.

La realizzazione della Stazione Municipio di Napoli ha richiesto un investimento complessivo di circa 393,3 milioni di euro, risultando una delle opere più costose dell’intera tratta per complessità ingegneristica e interruzioni per scavi archeologici (con un incremento di spesa stimato di circa l’86% rispetto al preventivo iniziale. Me lo ha detto AI e non si sbagliano). Mi domando: dove è finita ’sta pioggia di soldi pubblici? La metropolitana è finita ma i lavori di fronte al Maschio Angioino sono ancora un cantiere. E così pezzo dopo pezzo… ciao, ciao a un altro frammento della bella Napoli.

P.S. Domani ho invitato un paio di amici per il barbecue in piazza sulla pietra rovente della panchina. E intanto io mi candido a Masterchef per l’uovo alla Manfredi.

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