I lavoratori dei duty free degli aeroporti scioperano. E i colossi del retail chiedono loro i danni per 150mila euro

“Basta corsi del sorriso: serve rispetto”. E ancora: “No agli straordinari imposti. Chiediamo spazi dignitosi per il personale, per le pause, i pasti e il cambio”. “Basta lavoratori lasciati soli in postazione”. Non è tutto oro ciò che luccica nel mondo dei duty free e del “retail”, tra profumi, gioielli, souvenir e abbigliamento di lusso. I dipendenti, riuniti nel sindacato Lavoratori Liberi, hanno scioperato a Venezia, Roma e Treviso, manifestando davanti agli ingressi non solo la loro contrarietà di fronte al trattamento che subiscono, ma anche per una causa civile per danni da 150mila euro con cui tre società hanno cercato di silenziare la protesta.

È accaduto, infatti, che il colosso francese del Gruppo Lagardere, leader globale delle vendite in migliaia di punti vendita in tutto il mondo, abbia dichiarato guerra al piccolo sindacato italiano e al suo segretario, il veneziano Fabio Bertiato. Lo ha fatto con un atto di citazione depositato in Tribunale, con il quale chiede un congruo risarcimento per presunto “danno reputazionale e all’immagine”. Le società Airest Retail, Lagardere Travel Retail Italia e Travel Retail Roma sostengono di aver subito accuse ingiustificate di mancato rispetto degli obblighi di prevenzione e sicurezza del lavoro, degli obblighi retributivi e di condotte vessatorie. Ogni società chiede 40mila euro, a cui andrebbero aggiunti i rimborsi per spese vive sostenute (circa 26mila euro), a seguito dell’attivazione dell’ufficio legale, dell’ufficio del personale e dei controlli di settore. Si tratta di attività di routine che si mettono in moto in una normale dialettica sindacale.

“Non abbiamo fatto altro che segnalare situazioni e comportamenti di cui siamo vittime. La migliore dimostrazione è nell’adesione di 300 lavoratrici e lavoratori allo sciopero del 12 luglio. È la prima volta che si registra un’adesione di un’intera giornata in questi settori, che ha interessato anche lavoratori stagionali” replica Bertiato. “Si tratta di un segnale importante che evidenzia come le criticità denunciate da tempo – dalla carenza di organico alla tutela della salute e della sicurezza, dall’organizzazione dei turni ai carichi di lavoro, fino alle condizioni economiche e alla dignità professionale – siano ormai percepite da una parte sempre più ampia del personale come non più sostenibili”. In un comunicato il sindacato sostiene che l’azione legale “ha un carattere intimidatorio inaccettabile ed era finalizzata anche a ostacolare l’esercizio dell’attività sindacale e lo svolgimento della mobilitazione, in un settore che non era sindacalizzato come altri comparti aeroportuali. Per questo, evidentemente, ha creato dei fastidi”.

Dopo lo sciopero, la rassicurazione: “Noi continueremo l’attività sindacale con responsabilità, trasparenza e nel rispetto della legge, anche per difendere il libero esercizio del diritto di sciopero”. La sigla è assistita nella causa civile dall’avvocato padovano Roberto Finocchiaro. “È insussistente l’obiezione riguardante l’inesistenza dell’associazione sindacale, che è costituita regolarmente e ha predisposto tutti gli organi rappresentativi”. Il mondo del retail, dietro l’apparenza dell’eleganza e dei sorrisi esibiti, nasconde problemi di condizioni di lavoro. Ad esempio, sono state contestate temperature troppo elevate negli ambienti, con possibile danno per la conservazione degli alimenti. La società ha replicato che eventuali scostamenti minimi sono legittimi e comunque le ispezioni dell’Ulss 2 Serenissima hanno dato esiti negativi. Nella vicenda emergono però anche sospetti di mobbing, non ancora formalizzati in denunce.

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