Il caso del Compro oro: un’altra indagine per il commissario Macchi
Se siete come me, e ve lo auguro, anche a voi piace leggere in vacanza, nel frastuono di una spiaggia romagnola o nel silenzio edenico delle Dolomiti. Io leggo gialli. In questo momento siete in vacanza? Allora buon divertimento con il commissario Macchi.
19) Il caso del Compro oro. Il commissario Macchi fu svegliato nel cuore della notte da una telefonata dell’agente scelto Mongiusti: “Stava dormendo, capo?” “Sto ancora dormendo”. “Il Compro oro presso piazza Duomo è stato ripulito”. “C’è scappato il morto?” “N-no”. Clic! L’indomani, dopo una squisita colazione da Cova, la Maison che ha trasformato l’alta pasticceria in un linguaggio senza tempo, dove tradizione artigianale e gusto contemporaneo si incontrano, il commissario Macchi raggiunse a piedi la scena del crimine. Mongiusti lo aggiornò: “Il colpo è stato messo a segno dopo la chiusura, mentre Milano dormiva”. “L’ho sempre detto: in polizia sei sprecato, Mongiusti. Dovresti fare il cronista di nera“. “Grazie, capo”. “Era un insulto. Continua tu, Cascella”. “In negozio c’erano solo Giorgio Streller, uno dei proprietari, e Paolo Grossi, il guardiano notturno. Streller stava controllando i registri nel suo ufficio al terzo piano. Gli altri due soci, Mario Apolloni e Virgilio Toti, erano a Roma per una convention di Compro oro. Grossi dormiva nel seminterrato”. “Dovevi svegliare lui, Mongiusti”. Cascella sorrise e continuò: “Abbiamo trovato una bottiglia vuota di Vecchia Romagna sul pavimento: prova sufficiente del fatto che Grossi aveva bevuto in servizio”. “L’ho trattenuto per interrogarlo” disse a quel punto Mongiusti cercando di recuperare punti. “Lavora qui da 20 anni. Ho interrogato anche Streller: non riesce a capire come il negozio possa essere stato svaligiato senza l’aiuto di Grossi”. Il giorno dopo, Apolloni contattò Macchi. “Non mi fido né di Streller né di Toti, commissario. Sono miei soci, ma quando si tratta di due milioni di euro tutto diventa possibile”. “Infatti io non mi fido neanche di lei. Ha qualche indizio?” “Be’, Toti era con me a Roma quando è stato commesso il crimine, ma questo non significa nulla: un uomo può procurarsi dei complici mentre si costruisce un alibi”. “Sì, è un vecchio trucco: distogliere i sospetti da sé stessi. Per questo non mi fido neanche di lei. Quando lavoro a un caso, del resto, non mi fido di nessuno. Neppure di mia madre, benché sia morta da 30 anni”. “E fa bene”. “Cosa vorrebbe insinuare?” “Nulla. La mamma è sua”.
Macchi spronò gli agenti scelti Mongiusti e Cascella. Benché fossero due deficienti, scoprirono fatterelli piuttosto importanti: 1) Toti era un pessimo giocatore di poker e alcuni dei peggiori criminali della città possedevano i suoi pagherò. 2) Streller collezionava quadri e aveva una delle più belle collezioni private d’Italia. Una volta sborsò 4 milioni per un cazzo scarabocchiato da De Chirico nel cesso di un Autogrill Pavesi. 3) Apolloni era al suo terzo matrimonio e sommerso dagli alimenti. “Hanno tutti bisogno di denaro fresco”, concluse Cascella. “Ci sarebbe arrivato chiunque, perfino il commissario”, disse Mongiusti, non accorgendosi della gaffe. Macchi lasciò correre e decise di interrogare i tre soci separatamente. Streller: “Cercai Grossi dopo aver finito coi registri. Scesi con l’ascensore al seminterrato. Immagini come mi sentii quando trovai il nostro guardiano notturno ubriaco e addormentato. Non c’è da meravigliarsi che non abbia sentito i ladri”. Apolloni: “I nostri preziosi sono assicurati contro i furti. Streller, Toti e io siamo soci alla pari. È sempre stato così da quando abbiamo aperto i nostri Compro oro”. Toti: “Ho supervisionato io stesso l’installazione del sistema d’allarme antifurto. Grossi è un vecchio ubriacone che abbiamo assunto perché è mio zio. Non può essere stato lui. Penso piuttosto a una banda di criminali. Hanno tenuto d’occhio il negozio per mesi e alla fine hanno fatto il colpo nella notte giusta, tutto qui”.
Macchi interrogò anche Grossi, che era agli arresti come principale sospettato. Grossi: “Faccio bene il mio lavoro anche da sbronzo, commissario. Ero nel seminterrato perché era saltata la corrente e cercavo il quadro elettrico. Poi il signor Streller mi trovò mezzo svenuto sulla mia branda”. “Lei è libero, Grossi. So chi ha organizzato il colpo”. Chi? La soluzione è qui sotto.
Soluzione. Il caso del Compro oro. “È stato Streller” disse Macchi ai fidi Mongiusti e Cascella. “Se era saltata la corrente elettrica, e il furto era stato compiuto mentre lui era al piano di sopra a occuparsi dei registri, non avrebbe potuto prendere l’ascensore e scendere al seminterrato per cercare Grossi”. “Perché no?” domandò Mongiusti. “Perché gli ascensori funzionano con l’elettricità” gli spiegò Cascella. “Davvero? Credevo li mandassero su e giù degli extracomunitari con corda e carrucole”. “Non ancora”, chiuse Macchi. “Ah ah ah!” rise fragorosamente Cascella. “Ah ah ah!” rise fragorosamente Mongiusti un secondo dopo, anche se non l’aveva capita.
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