Il concetto di Conservazione della Natura oggi, tra crisi climatica e speculazioni
Mentre scrivo questo articolo scorrono sotto i miei occhi le immagini tragiche degli incendi in Spagna e in Francia, con centinaia di migliaia di sfollati e decine di migliaia di ettari di foreste distrutti. È una visione tremendamente angosciante e allora non posso che partire da qui per parlare della Giornata Mondiale per la Conservazione della Natura, che si celebra oggi 28 luglio: perché gli incendi, che oggi sono diventati sempre più enormi e indomabili, sono una delle principali cause di distruzione della natura oggi, ovvero il contrario della sua conservazione. Il motivo è chiaro: l’aumento delle temperature, le siccità crescenti, la forza anche dei venti sono la causa di questi mega-incendi contro i quali le nostre forze appaiono sempre più limitate. Conservare la natura, quindi, oggi significa soprattutto lottare contro la crisi climatica, cioè adoperarsi con ogni mezzo per mitigare la crisi e adattarsi il più possibile ad essa. Con la crisi climatica, dunque, la conservazione diventa qualcosa di dinamico, non di statico, se mai era stata tale.
Anche le associazioni ambientaliste sposano ormai questa visione. Qualche settimana fa il WWF, associazione simbolo per antonomasia rispetto alla conservazione della biodiversità, ha compiuto sessant’anni di vita. E ha spiegato come in questi decenni, appunto, anch’essa è passata da una visione della conservazione come protezione a una visione come lotta attiva e contrasto al cambiamento climatico.
Questo non vuol dire, però, che la visione conservativa “classica”, quella espressa appunto con la creazione di parchi naturali non abbia più un ruolo. Al contrario, è ancora fondamentale. Per vari motivi. Oggi si parla molto di “restaurazione della natura”, si è cioè capito che non basta conservare la natura esistente ma occorre ancora ricrearla. Uno dei modi più noti è quello della riforestazione. Piantare alberi, d’altronde, è la richiesta più grande fatta dai cittadini delle città, e viene invocata da tantissimi autori – vedi Stefano Mancuso ed altri – come contrasto alla crisi e insieme soluzione dei nostri problemi ambientali. Non c’è dubbio, è vero: tuttavia riforestare e mettere a dimora nuovi alberi non è affatto facile, come si è visto a Roma e in altre città. Servono alte competenze, oltre che risorse. Piantare indiscriminatamente ovunque potrebbe essere addirittura controproducente. Anche perché gli alberi hanno bisogno di acqua, certo non vivono da soli. Soprattutto ripiantare non è la stessa cosa che conservare, come invece pensano molti dei nostri amministratori.
E’ importante sottolineare questo aspetto perché la restaurazione della natura non rischi di diventare un modo per mettere in secondo piano la conservazione in senso classico. Lo hanno capito molto bene le associazioni ambientaliste urbane che in questa estate torrida stanno difendendo gli abbattimenti indiscriminati di alberi, anche in periodi vietati e anche da parte di sindaci che si professano green. Difendono albero su albero, pino su pino, con una volontà incredibile.
Mi ha colpito molto, in questi giorni caldissimi, la difesa strenua di quattro pini da parte degli abitanti di un quartiere di Roma, collina Fleming, insieme all’associazione Curaa che si batte senza tregua per proteggere gli alberi contro gli abbattimenti inspiegabili e spesso fuorilegge dell’assessorato all’Ambiente. Un quartiere mobilitato per quattro alberi: è un’azione, e un’immagine, che ci spiega un concetto molto importante. Una volta distrutta, la natura è persa, se non per sempre per decenni e decenni. Perché per far ricrescere un albero di trenta metri occorrono anni e anni. Come per ripristinare un ecosistema distrutto.
Per questo, tra crisi climatica, incendi e speculazioni edilizie sempre vive e “false” rigenerazioni urbane, non possiamo assolutamente concederci il lusso di perdere qualsiasi pezzetto di natura. Fiore su fiore, arbusto su arbusto, foresta su foresta. Non solo i parchi naturali: io estenderei la stessa protezione dei parchi a tutta la natura esistente, verso la quale dovremmo avere un atteggiamento di rispetto e cura quasi sacro, sicuramente assoluto.
Occorre capovolgere il punto di vista: bisogna fare una strada ma ci sono gli alberi? Si cambia il tracciato della strada, non si abbattono gli alberi. Perché, come ho detto e come ribadisco, sostituirli non è la stessa cosa che conservarli. Può sembrare una visione irrealistica, naif, ridicola. Ebbene, io trovo molto più ridicolo, per non dire grottesco, chi ironizza sugli abitanti che lottano per la conservazione di un albero e non si accorge che, tra crisi climatica e incendi, tra urbanizzazione folle e speculazioni di ogni genere, la Natura si sta riducendo sempre di più.
Ecco perché, nella Giornata Mondiale per la Conservazione della Natura, penso sia importante rivendicare tre concetti, che sono anche azioni e indicazioni di policy: contrasto senza tregua alla crisi climatica, restaurazione della natura dove possibile e con la massima competenze possibile. E conservazione di tutto ciò che è natura e biodiversità, in maniera sistematica e totale. Altrimenti rischiamo di finire come nella favola ecologica del Dr Seuss, “Lorax”. Dove la terra è diventata, per l’avidità e cecità umane, una landa senz’alberi e dall’aria irrespirabile, in cui la speranza è appesa all’ultimo seme rimasto che un bambino forse pianterà.
Una favola scritta nel 1971, ma che oggi è ancora di una straordinaria attualità.
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