In Italia 604 decessi per annegamento negli ultimi due anni: ecco le regole dell’Iss per prevenirli
Ogni anno la stagione calda porta con sé un susseguirsi di notizie tragiche: annegamenti in piscina, in mare, nei laghi e nei fiumi. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in tutto il mondo ogni ora annegano trenta persone, per un totale di 300mila decessi ogni anno, di cui un quarto riguardano bambini. Oltre il 90% dei decessi per annegamento avviene in fiumi, laghi, pozzi, contenitori domestici per l’acqua e piscine nei Paesi a basso e medio reddito.
L’Italia non fa eccezione: nel biennio 2024-2025 sono annegate 604 persone, in prevalenza maschi (80,7%) e quasi equamente divisi tra mare (281), soprattutto spiagge libere, e acque interne (277), complessivamente il 93% dei casi. Meno frequenti ma con una maggiore mortalità tra i bambini sono gli incidenti in piscina, 37 in totale. In Italia le regioni con maggior numero di annegamenti nel biennio 2024-2025 sono state Lombardia (90 casi), Veneto (73), Toscana (52), Lazio (51), Puglia, Sardegna e Sicilia (41) ed Emilia-Romagna (37).
Lo rivelano i dati dell’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti e incidenti in acque di balneazione, istituito dal ministero della Salute nel 2019, rilanciati dall’Istituto superiore di sanità in vista della Giornata mondiale per la prevenzione degli annegamenti proclamata dall’Onu per il 25 luglio. Il report, redatto da ministero della Salute, Iss, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), Corpo delle Capitanerie di Porto, Gruppo nazionale per la ricerca sull’ambiente costiero (Gnrac), Anci, Società nazionale di salvamento e ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, rivela che circa il 30% degli annegamenti riguarda persone over 65, circa il 23% bambini e giovani fino a 24 anni, mentre per il 3% dei casi non è stato possibile risalire all’età degli annegati.
Nonostante il conteggio sia ancora in corso, l’estate 2026 non sembra discostarsi da questi numeri: dalle piscine romane al lago di Como, passando per Sirmione, Latina, Milano Marittima e Sestri Levante, fino all’ultimo annegamento nel Bresciano avvenuto proprio questa mattina, negli ultimi mesi si contano già 6 decessi di minori, che si aggiungono a diversi scampati pericoli e morti di adulti durante i tentativi di salvataggio. A livello globale, l’annegamento è tra le dieci principali cause di morte tra i 5 e i 14 anni.
“Per inquadrare opportunamente il triste contributo che i minori danno agli annegamenti in piscina basti dire che il 57% dei casi negli ultimi anni ha interessato gli under 14“, ha spiegato Italo Farnetani, ordinario di Pediatria libera all’Università degli Studi di Scienze umane e tecnologiche United Campus of Malta. E i piccolissimi rappresentano quasi la metà dei casi: “La fascia 0-4 anni rappresenta il 47% di tutti gli annegamenti tra i minori”. Secondo il pediatra, oltre a una mancata percezione del rischio, in troppi in Italia non sanno nuotare: “Solo il 30% dei minori sa farlo bene e in sicurezza. Un altro 30% sa galleggiare e andare un po’ avanti, il 10% sa farlo solo in piscina, mentre il restante 30% non sa proprio nuotare”. Sulle piscine, Farnetani aggiunge che le più insidiose sono quelle casalinghe, che vengono percepite erroneamente come “un prolungamento delle case”, aumentando il senso di protezione. “Disattenzione ed errori di mamma e papà possono costare cari. Bene la piscina, ma quella di casa va messa in sicurezza, specie se si hanno bambini sotto i 9 anni: vogliono esplorare l’ambiente e non hanno il senso del rischio. I bambini vanno sempre controllati in acqua”, conclude.
I consigli per ridurre il rischio di annegamento
L’Iss dà 13 consigli mirati per cercare di diminuire queste cifre, “che sono tendenzialmente stabili negli ultimi 20 anni”.
Per i genitori/accompagnatori:
- Al mare o in prossimità di un qualsiasi corpo idrico, non lasciate mai i bambini senza il vostro costante controllo neanche per una telefonata, un caffè, una breve chiacchierata. Sapevate che in Italia muoiono in media 16 bambini (0-14 anni) ogni anno a causa di queste distrazioni? Nominate un sorvegliante dell’acqua, una persona che abbia come unico compito quello di guardare chi è in acqua senza distrazioni;
- Se avete una piscina domestica o condominiale, fatela recintare in modo che i bambini non possano accedere senza essere accompagnati (nei Paesi dove lo fanno la mortalità dei bambini è stata praticamente azzerata);
- Fate in modo che i bambini imparino presto a nuotare e acquisire acquaticità, cioè mantenersi a galla, respirare, orientarsi e gestire la fatica.
Per ragazzi e adulti:
- Non fate il bagno quando è issata la bandiera rossa, o comunque se il mare è mosso (nelle spiagge libere non viene quasi mai organizzato un sistema di segnalazione di condizioni di pericolo). Fare il bagno con il mare mosso mette a repentaglio la vita vostra e degli eventuali soccorritori. Sapevate che l’80% degli annegamenti riguarda i maschi? In media ogni anno muoiono 106 maschi e 17 femmine di età compresa tra 15 e 60 anni. Questi annegamenti sono spesso associati a comportamenti spavaldi e sottovalutazione del pericolo. Ci sono modi più sani per dimostrare abilità e coraggio;
- Non assumete alcol e sostanze stupefacenti perché alterano equilibrio, riflessi e giudizio, aumentando enormemente il rischio;
- Se vi trovate in difficoltà in mare perché spinti al largo da una corrente di ritorno (può accadere con il mare mosso in una spiaggia naturale ma anche a ridosso di strutture artificiali come moli e frangiflutti), nuotate lateralmente per uscirne, mai contro e segnalate la vostra presenza;
- Non vi tuffate mai senza prima conoscere il fondale del corpo idrico (profondità o presenza di sporgenze). Comunque, fate i primi tuffi di piedi, mai di testa (sono tanti gli incidenti gravi dovuti ai tuffi che vanno da esiti fatali a danni non recuperabili alla colonna vertebrale).
Per gli anziani:
- L’età purtroppo conta, è necessario limitare le prestazioni faticose, evitare di immergersi in acqua in condizioni di mare sfavorevoli, e consultare comunque il proprio medico per consigli sui comportamenti da adottare in caso di patologie (il numero di incidenti per malore sopra i 60 anni è elevato, circa 120 persone l’anno).
Per tutti:
- Non fare mai il bagno da soli, avere qualcuno vicino significa poter ricevere aiuto immediato o essere visti in caso di difficoltà;
- Se frequentate ambienti fluviali prestate attenzione alle basse temperature delle acque (possono causare shock termico), alle correnti particolarmente forti del corso d’acqua, ai materiali presenti, alle sponde scoscese e instabili (circa 70 persone l’anno annegano nei fiumi);
- Leggete sempre attentamente le informazioni riportate nella cartellonistica riguardanti gli eventuali pericoli presenti, l’organizzazione e gli orari della sorveglianza, i numeri di telefono per il soccorso. Se non è presente la cartellonistica, informatevi comunque sui possibili pericoli presenti nel corpo idrico che frequentate;
- Fare il bagno vicino agli assistenti bagnanti riduce significativamente il rischio di annegamento. I bagnini riconoscono i pericoli e intervengono rapidamente;
- Se frequentate le spiagge libere preferite i luoghi dove gli enti gestori (Comuni, autorità portuali o Regioni) si prendono cura della gestione della loro sicurezza. Nelle spiagge in concessione prestate attenzione alla qualità della gestione della sicurezza.
Via libera alla norma bipartisan per ridurre i rischi in piscina
Anche il Parlamento si è mosso per rafforzare la sicurezza nelle piscine. La Camera ha dato l’ok a un emendamento al decreto Sport: con 244 voti favorevoli, è stata approvata ed entrerà in vigore il 1 agosto la norma bipartisan che introduce una stretta su impianti pubblici, privati aperti al pubblico e a uso collettivo. In particolare, i sistemi di ricircolo e le prese di aspirazione, come bocchettoni e griglie di fondo, dovranno garantire standard che impediscano l’effetto ventosa, con una chiusura immediata degli impianti che non si adegueranno fino alla messa a norma. Non è passato invece l’obbligo della cuffia da nuoto per gli under 16, proposto con un emendamento della deputata della Lega Laura Cavandoli.
Non è mancato lo scontro in aula: le opposizioni hanno votato a favore “per senso di responsabilità”, ma hanno attaccato il governo per aver portato la norma in Aula “soltanto all’ultimo momento” e per aver presentato un testo giudicato troppo generico per garantire un reale salto di qualità. Con l’emendamento si istituisce inoltre un fondo da 4,7 milioni di euro per il 2026 destinato all’adeguamento delle piscine pubbliche.
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