In Versilia 18 concessionari balneari fanno causa al Comune per allontanare le gare. “Meloni ha fatto peggio di chi è storicamente contro di noi”

Se a Forte dei Marmi c’è la corsa di arabi e russi, ma anche di imprenditori italiani, da Del Vecchio alla famiglia Berlusconi, all’acquisto di bagni lussuosi e costosi (la tenda all’Alpemare di Andrea Bocelli, ad esempio costa 350 euro al giorno, a giugno), nel resto della Versilia il timore di questa estate 2026 sono le gare in osservanza della direttiva Bolkestein. Così si assiste ad un match quasi di ping pong tra avvocati e giudici del Tar per evitare o aggirare lo spettro del 2027 quando ci dovrebbero essere le gare, dopo innumerevoli rinvii. A Viareggio, che dista meno di 20 chilometri da Forte dei Marmi, diciotto bagni hanno citato in giudizio Regione, Comune e Demanio con l’intento di chiedere la validità dei vecchi rinnovi che prorogavano le concessioni al 2033. Mentre gli avvocati presentavano il ricorso per blindare i bagni, il Tar bocciava la proroga concessa a Pietrasanta e Camaiore. In parole povere, i bagni chiedono la proroga delle concessioni demaniali al 2033, il Tar risponde sollecitando i Comuni ad affrettarsi ad organizzare le evidenze pubbliche.

E molti sindaci ormai si arrendono alle sentenze. In Versilia come in Maremma. A Camaiore il sindaco Marcello Pierucci (Pd) ha annunciato che non farà ricorso contro la sentenza del Tar e ha confermato tredici gare per i bagni del litorale. Dalla Versilia alla Maremma, dove il Tar della Toscana ha annullato le delibere del Comune di Grosseto, giunta di centrodestra, guidata dal sindaco Antonfrancesco Vivarelli, che prorogavano le concessioni balneari, accogliendo il ricorso dell’Antitrust. I giudici hanno stabilito l’illegittimità delle proroghe automatiche, imponendo l’obbligo di procedere con gare pubbliche in conformità con la direttiva Bolkestein. Contro la quale la stragrande maggioranza dei circa mille stabilimenti balneari disseminati lungo la costa toscana, 254 chilometri da Marina di Carrara a Capalbio, ha condotto in questi anni una dura battaglia, con il favore dei partiti di centrodestra.

Lontani i tempi in cui i maggiori leader, da Matteo Salvini al viareggino Riccardo Zucconi, FdI, rassicuravano i balneari toscani, promettendo – era l’estate del 2022 – che in caso di vittoria alle politiche si sarebbero battuti contro le gare. Ma così non è avvenuto. “Siamo stati traditi dal governo Meloni che ci ha lasciato in braghe di tela. Il governo diceva che avrebbe tutelato le aziende e invece è riuscito a fare peggio di chi storicamente è contro di noi come il Pd e M5s. Che per assurdo avevano fatto una riforma migliore”, ha dichiarato un balneare storico di Forte dei Marmi.

La storia è nota. Nell’agosto del 2022 il premier Mario Draghi approvò la legge 118 sulla concorrenza, uno dei suoi ultimi provvedimenti. La 118 prevedeva che dal 2024 gli stabilimenti sarebbero stati messi a gara in base a criteri da approvare entro il febbraio 2023. Il nuovo governo di centrodestra guidato da Meloni, ligio alle promesse elettorali, non ne fece nulla. Così sono passati quattro anni di polemiche e rinvii. Ora però, per evitare la procedura di infrazione, le gare vanno fatte. Entro un anno.

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