La Catalogna approva la “cloud sovrana” per i dati dei servizi pubblici: investiti 481 milioni per liberarsi dei provider di Usa e Cina
Il Consiglio esecutivo del Governo catalano ha approvato il bando di gara per una “nuvola pubblica sovrana” pionieristica in Spagna, destinata a custodire i dati strategici dell’amministrazione. L’infrastruttura permetterà alla comunità autonoma di guadagnare “autonomia digitale” senza dover dipendere da Stati Uniti o Cina per la conservazione di queste informazioni. Il conseller de la Presidència (l’equivalente del ministro della Presidenza), Albert Dalmau, ha dichiarato ai giornalisti che “la Catalogna ha voluto fare un passo avanti” in materia di sicurezza, per “proteggere i dati usati nei servizi pubblici”.
L’Esecutivo catalano ha così deciso di mobilitare 481 milioni di euro nei prossimi otto anni per sviluppare l’infrastruttura, che secondo Dalmau dovrebbe entrare in funzione entro la fine del 2027. In una prima fase, la nuvola pubblica sovrana ospiterà il 40% dei servizi e dei dati della Generalitat; progressivamente, tutto verrà distribuito sulla rete pubblica in fibra ottica. L’obiettivo principale è proteggere i dati più vulnerabili o critici, cioè le reti essenziali per il funzionamento base dell’amministrazione.
Tra i dati che troveranno posto nella nuvola pubblica figurano quelli del portale LaMevaSalut, le licenze ambientali concesse dall’amministrazione e le informazioni sul suolo pubblico catalano. Lo strumento, pensato per offrire maggiore sicurezza, si integrerà con la partecipazione del settore privato in un modello ibrido: la Generalitat disporrà di tre ambienti diversi per archiviare i dati a seconda della loro “criticità” o “sensibilità”. “Aspettiamo la risposta del settore privato, che dovrà accompagnare questa strategia del Governo“, ha aggiunto Dalmau.
Dalmau ha spiegato che il bando recepisce le linee guida dell’Unione Europea sulle nuvole pubbliche e include il livello più alto di sovranità digitale previsto: il SEAL 3. Proprio il rispetto di questo parametro, stabilito dal quadro normativo europeo, rende il progetto della Generalitat pionieristico anche a livello continentale, perché garantisce che i dati restino sotto controllo europeo e che il servizio possa continuare a funzionare autonomamente anche di fronte a “possibili dipendenze da terzi o interruzioni esterne“.
Il bando approvato prevede inoltre una ventina di misure per individuare e rafforzare le infrastrutture tecnologiche catalane, oltre a un protocollo di continuità per i servizi critici. Dalla Generalitat sottolineano che il progetto procede in parallelo alla candidatura di Móra la Nova (in provincia di Tarragona) per ospitare una gigafactory europea di intelligenza artificiale: mentre la nuvola pubblica è “orientata a garantire il calcolo e l’archiviazione dei dati”, la gigafactory “sviluppa l’intelligenza artificiale”, ricordano dall’amministrazione catalana.
Sulla dimensione tecnica e finanziaria dell’operazione la copertura giornalistica catalana è stata finora piuttosto ampia e concorde. Meno presente, nelle cronache di questi giorni, è la voce del mondo dei diritti digitali e della società civile organizzata attorno al tema della sovranità tecnologica. Realtà come Xnet, storicamente attive in Catalogna su digitalizzazione democratica e diritti digitali, non risultano essersi ancora espresse pubblicamente su questo specifico bando.
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